Morta per un pugno. Il fidanzato nega: ‘solo una spinta’. Disposta autopsia
Emorragia cerebrale. Significa che, il pugno, in pieno viso, è stato talmente forte da non lasciarle scampo. Elena Catalina Tanasa, 25 enne rumena, è morta ieri a mezzogiorno, dopo un giorno e mezzo di coma, per mano di Cristian Vasile Lepsa, muratore 35enne, suo fidanzato.
Oggi davanti al giudice, per la convalida, ha detto di averla soltanto spinta. Ma i testimoni oculari, gli amici che l’avevano ospitata a casa in via Laurentini dove si è consumato l’ennesimo litigio, l’ultimo, non hanno dubbi. Già nel pomeriggio, la donna, che a Rimini faceva la colf e la cameriera in pizzeria nel fine settimana, era stata schiaffeggiata in strada per futili motivi da quell’uomo che conosceva da quando aveva 17 anni. Accecato dalla gelosia, nemmeno quando è caduta a terra priva di sensi, ha pensato di averla uccisa. La madre della donna, arrivata dal Piemonte, ha autorizzato l’espianto degli organi: fegato, reni, cuore, pancreas e polmoni. L’autopsia del dottor Fortuni chiarirà se ad uccidere Elena sia stata l’emorragia causata da un pugno o da una caduta, come sostiene Lepsa, che si trova in carcere e dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.










