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nel mirino un bar della zona

"Miramare è mia, qui comando io": a processo il terrore del quartiere

In foto: L'aula Falcone-Borsellino del tribunale di Rimini
L'aula Falcone-Borsellino del tribunale di Rimini
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 3 min
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Un 44enne bosniaco, ribattezzato il 'terrore di Miramare', affronterà il giudizio immediato il prossimo 15 settembre davanti al tribunale collegiale di Rimini. Tra minacce di morte, persecuzioni e aggressioni è accusato di aver seminato il panico tra i dipendenti di un bar di viale Oliveti e di aver perseguitato il presidente della Pro Loco locale. Il bosniaco, attualmente in custodia cautelare in carcere, deve rispondere di una violenta serie di reati commessi tra il dicembre 2025 e l'aprile di quest'anno: atti persecutori, tentata estorsione, lesioni aggravate, furto e danneggiamento.

Il 44enne aveva preso di mira un bar della zona e i suoi dipendenti. Si definiva il "boss della zona" e senza paura affermava: "Miramare è mia, qui comando io". Lo scorso 6 aprile aveva colpito con un pugno in testa uno dei dipendenti, procurandogli un trauma facciale, la frattura della mandibola e della falange di un dito della mano destra. In più occasioni aveva spaventato senza motivo alcuni clienti, arrivando persino a minacciare la titolare di dare fuoco al locale. Il cittadino bosniaco, inoltre, millantava conoscenze criminali: "I miei amici napoletani vengono a casa ad ammazzarvi". Un modo per spingere i dipendenti a cedere alle sue richieste di denaro: "Devi darmi 500 euro, altrimenti vedrai...". Nel dicembre dello scorso anno una dipendente si era ritrovata le gomme dell'auto tagliate. Un gesto rivendicato dallo stesso bosniaco. Che in un'altra circostanza le aveva rubato il telefono salvo poi lanciarglielo dietro al bancone all'arrivo delle forze dell'ordine. 

Con i suoi comportamenti aveva recato negli ultimi mesi un grave danno d'immagine al locale, con diversi clienti che per paura di incontrarlo avevano smesso di frequentare il bar. Nel marzo scorso aveva addirittura defecato in maniera indecente all'interno dell'esercizio pubblico, venendo ripreso da uno dei baristi, poi ricoperto di insulti e minacce dallo stesso bosniaco, che non ha mia rispettato il provvedimento del questore di Rimini che gli imponeva di non frequentare il locale.

Tra le vittime principali figura anche presidente della Pro Loco, perseguitato quotidianamente con minacce di morte e aggressioni fisiche. L'imputato, difeso dall'avvocato Massimiliano Orrù, cercava di imporre un controllo totale sul quartiere, arrivando persino a bloccare con le transenne l'ingresso dell'ufficio della Pro Loco e urlando frasi come: "Io sparo... ti brucio l'ufficio". Decine negli ultimi mesi gli interventi da parte dei carabinieri di Miramare. Il giudice per le indagini preliminari, Raffaele Deflorio, ora ha disposto su richiesta del pm Luca Bertuzzi che l'imputato risponda delle sue azioni in aula, mettendo così fine a mesi di soprusi che hanno scosso profondamente la comunità di Miramare.

 

 

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