Meningite, bimbo non vaccinato morto a Bologna. Le riflessioni del Simit
Nella notte tra il 18 e 19 gennaio un bimbo di due anni è morto a Bologna per meningite. Non era vaccinato. “Stiamo quindi assistendo, in questi giorni, alla ripetizione di un dramma a copione fisso, accolto ogni anno dallo sconcerto di molti che sembrano rendersi conto, ogni volta come se fosse la prima volta, che questa malattia esiste e causa un certo numero di decessi soprattutto in bambini e giovani adulti sani” scrive in una nota il presidente della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali, Prof. Massimo Galli. “Quello che rattrista è che buona parte dei decessi nei bambini avrebbe potuto essere evitata” prosegue. Si badi bene però, non ci sono allarmi allarmi particolari. Almeno in termini numerici. Dal 2015 al 2018 i casi sono rimasti pressoché stabili. Lo scorso anno, 198 con 18 decessi. Si tratta però di morti che si sarebbero potute evitare: ma solo il 38,5% dei bambini nati nel 2015 al compimento del 24° mese di vita risultava vaccinato per il meningococco B. Si tratta di vaccinazioni raccomandate e non obbligatorie. Ma anche l’imposizione, oggi invocata da alcuni, non sarebbe la soluzione “perché in molti stimola una reazione opposta”, spiega alla trasmissione di Icaro Tempo Reale il vicepresidente del Simit, il dottor Marcello Tavio della divisione malattie infettive di Ancona. “Forse anche noi medici” dice “dovremmo porci in modo diverso, più comprensivo. Forse dovremmo essere più capaci di spiegare gli enormi vantaggi dei vaccini ma senza tacere i pochissimi rischi che ci sono. Credo che un genitore debba sapere in primis che i vaccini sono sicuri oltre ogni ragionevole dubbio. Quando si arriva a definire una verità scientifica, lo si fa dopo una analisi molto attenta e così diventa una verità che è patrimonio comune. E’ come dire: non dobbiamo dimostrare ogni volta ad ogni persona che la terra non è piatta.”










