Memoria del territorio. L’intervento dell’ass. Gamberini a convegno


Il suo intervento introduttivo
Memoria del territorio: urbanistica, ambiente, tecnologia
L’approccio all’argomento del convegno non può fare a meno dell’aspetto concreto, vale a dire l’analisi dell’attuale momento storico, sociale e amministrativo in relazione alle politiche di tutela e sviluppo del territorio.
Rimini vive oggettivamente una fase di passaggio tra due epoche: quella conclusiva di gestione del Piano regolatore vigente (che segna anche la chiusura di una pratica e una cultura trentennale di intendere la questione urbanistica) e l’elaborazione dei nuovi strumenti di pianificazione, a partire dal Piano strutturale, sui quali è impegnata da un anno l’Amministrazione Comunale.
Si tratta dunque di una fase di attesa, probabilmente la più giusta per la riflessione sul futuro e la proposizione di concetti e idee forti. Questi concetti, queste idee non possono però essere privi di addentellati con la realtà che è la vicenda passata e presente della città. Sarebbe un errore pensare alla ‘tabula rasa’, così come al continuo rivolgersi all’indietro: questo territorio ha una storia contraddittoria che non può essere cancellata con un colpo di bacchetta magica ma migliorata e valorizzata nelle sue eccellenze attraverso una governance fondata su sensibilità e obiettivi precisi.
Con l’approvazione del documento preliminare alle linee guida del Piano strutturale comunale, il Comune di Rimini ha incardinato su tre assi fondamentali la sua pianificazione urbanistica: qualità, efficacia e coesione sociale. La declinazione urbanistica si snoda lungo i sentieri del non consumo di nuovo territorio e del recupero dell’esistente, sulla sostenibilità dello sviluppo, sul potenziamento del sistema viario a partire dalla valorizzazione del trasporto pubblico e della mobilità lenta, sulla perequazione, sul rafforzamento della dotazione dei servizi strettamente collegata alle caratteristiche e alle peculiarità delle parti che compongono un’area complessa e eterogenea come quella riminese.
Il lavoro che verrà fatto nei prossimi mesi sul Piano Strutturale avrà allora tre aspetti imprescindibili:
1) la considerazione che lo sviluppo equilibrato della città (dal quale dipende strettamente il livello di coesione sociale e appartenenza identitaria) passa attraverso una dotazione di servizi efficiente e mirata a una popolazione superiore ai 137 mila abitanti registrati all’anagrafe;
2) la valorizzazione dei luoghi a partire dalla loro memoria;
3) la tutela sistematica da mettere a disposizione dei valori del paesaggio e della bellezza
Solo a titolo esemplificativo, credo che il Piano strutturale non possa non prendere in considerazione la promozione del centro storico inteso in senso più vasto degli innumerevoli interventi di riqualificazione già compiuti o in corso ma come polo di attrazione (sociale, culturale, economico) di altissima qualità e di ri-abitazione, la necessità di un polo tecnologico compatto a servizio della straordinaria rete di piccole e medie imprese che deve stare su un mercato agguerritissimo e fortemente innovativo, la riqualificazione della zona turistica, la salvaguardia delle aree rurali e la valorizzazione e la nuova costruzione di parchi urbani ed extraurbani.
Credo opportuno in questa transizione partecipare e stimolare appuntamenti come quello odierno perché possono avere un ruolo davvero attivo nell’ideazione di una fase nuova. Che va intesa non come fonte di continua polemica, di rimpianti o di rancori ma per quello che è, ovvero un momento in cui a prevalere sia l’intelligenza, l’entusiasmo, la conoscenza, di libertà di idee.
Grazie.
Antonio Gamberini, coordinatore della prima sezione del convegno