Marito lasciato fuori dall'ambulatorio del PS. Intervengono i carabinieri
Un pomeriggio difficile per due coniugi riccionesi. Ieri, 15 aprile, la moglie, di 78 anni è stata portata al Pronto Soccorso dell'ospedale Ceccarini con un sospetto infarto. Secondo quanto riferito dalla famiglia, che ci ha segnalato l'episodio, la donna, con pregresse patologie cardiache ed ematologiche, aveva accusato un forte dolore al torace e al braccio. Il marito ha quindi allertato il 118, che ha inviato un’ambulanza. Dopo un primo elettrocardiogramma eseguito a domicilio, i sanitari hanno deciso il trasferimento in ospedale per ulteriori accertamenti. Giunta al Pronto Soccorso, la paziente ha atteso circa quattro ore prima di essere visitata. Al momento della chiamata in ambulatorio, il marito – che segue da tempo il percorso sanitario della moglie e svolge da anni servizio come volontario sulle ambulanze– ha cercato di entrare con lei per fornire al medico un quadro completo della situazione: terapie, recenti trasfusioni legate a problemi cronici di anemia.
La donna, riferiscono i familiari, era cosciente e non ha espresso alcuna contrarietà alla presenza del coniuge. Tuttavia, un’infermiera avrebbe invitato l'uomo a rimanere all’esterno, motivando il diniego con ragioni legate alla gestione del paziente e alla tutela della privacy.
Nonostante il tentativo di chiarire che la sua presenza sarebbe stata utile esclusivamente per supportare l’anamnesi, senza interferire con l’attività sanitaria, il marito si è visto nuovamente negare l’ingresso. A quel punto ha deciso di contattare il NUE 112 spiegando cosa stava succedendo e al PS è intervenuta una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Riccione.
Mentre i militari ascoltavano il marito, è arrivato il turno di visita e il marito ha deciso di entrare comunque in ambulatorio, per essere accanto alla moglie in un momento di particolare fragilità. Nonostante un po' di tensione la situazione è rimasta sotto controllo e si è conclusa con le dimissioni della paziente.
La famiglia ha deciso di presentare una segnalazione all’URP dell’Ausl Romagna per chiedere chiarimenti sull’accaduto.
“Conosciamo tante persone che vivono il proprio lavoro all’interno dell’ospedale con grande impegno e responsabilità, come abbiamo toccato con mano in questi anni – commenta il marito della donna –. È triste vedere che, in condizioni come quella di mia moglie, alcuni si comportino così invocando a sproposito la privacy. Se il marito non può entrare, a sostegno del medico e di sua moglie, chi altri può farlo? Mia moglie è arrivata in Pronto Soccorso per un sospetto infarto, non per un’aggressione. Non c’era motivo per cui non potessi fornire informazioni utili per l’anamnesi. A lei, inoltre, non è stato chiesto il parere sul fatto che io potessi stare nell’ambulatorio. Questo comportamento rischia di danneggiare anche il lavoro di tanti professionisti che ogni giorno, con sacrificio, si prendono cura delle persone. Ringrazio, inoltre, i Carabinieri di Riccione che hanno dimostrato grande empatia e professionalità con me e la mia famiglia. Mi auguro che episodi del genere non si ripetano, specie a danno di quelle persone anziane, sole e in difficoltà e che, proprio per la loro fragilità, rischiano di non avere la forza di reagire”.












