L’orgoglio dei “piccoli” sindaci: a servizio della comunità tra tante difficoltà
“Non lo facciamo per una questione economica, altrimenti nessuno di noi sarebbe qui, ma per metterci al servizio delle nostre comunità“. Una posizione condivisa orgogliosamente dai sindaci di quei comuni con pochi abitanti e territori vasti da manutenere con risorse fin troppo esigue. Una vera e propria vocazione che va oltre le difficoltà. E’ emerso chiaramente nelle parole, piene di amore per i propri territori, dei primi cittadini di Casteldelci, Fabiano Tonielli, di Sant’Agata Feltria, Goffredo Polidori, di Montefiore Conca, Filippo Sica, ospiti della trasmissione di Icaro TV Fuori dall’Aula.
Tra poco meno di quattro mesi i cittadini di 226 comuni dell’Emilia Romagna, su 330 complessivi, saranno chiamati a rinnovare la propria amministrazione. 16 quelli coinvolti in provincia di Rimini, molti dei quali con pochissimi residenti. Casteldelci, il più piccolo ma tra i più estesi per territorio, ne conta meno di 400. Non arrivano a mille neppure Maiolo e Montegidolfo. Poi ci sono Mondaino, Montecopiolo e Talamello con meno di due mila residenti e altri tre (Saludecio, San Leo e Montefiore) sotto i 5mila. Pochi abitanti però non significa pochi problemi, anzi. E lo testimonia il fatto che spesso le realtà più piccole sono quelle dove anche per i partiti diventa complicato trovare candidati. Nel 2019, ad esempio, tre comuni riminesi videro alle urne una sola lista chiamata alla battaglia solitaria contro il quorum. Erano Talamello, Maiolo e Casteldelci. Il perché è presto detto: scarse risorse a disposizione per territori comunque molto vasti e annesse complicazioni per la viabilità. E poi la piaga del dissesto idrogeologico, il rischio spopolamento, i servizi a singhiozzo. Solo per elencare alcuni dei problemi più noti. Per non parlare del fatto che, in queste realtà, il primo cittadino è spesso l’unico riferimento per i residenti. Insomma, tanti oneri e ben pochi onori.










