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con l'Osservatorio Provinciale

"L’esame dei fatti". La legalità come esperienza concreta nelle scuole riminesi

In foto: un processo simulato
un processo simulato
di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Sab 23 Mag 2026 14:30 ~ ultimo agg. 15:48
Tempo di lettura 4 min

Nel giorno simbolico del 23 maggio, anniversario della Strage di Capaci, si conclude il percorso di educazione alla legalità “L’esame dei fatti. Esperienze di giustizia”, promosso dall’Osservatorio provinciale sulla criminalità organizzata insieme alla Camera Penale di Rimini, con il supporto della Provincia di Rimini e degli enti locali del territorio.

Un percorso che durante l’intero anno scolastico ha coinvolto studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado della provincia: il Liceo Classico e delle Scienze Umane G. Cesare-M. Valgimigli di Rimini, l’Istituto Alberghiero Savioli di Riccione, l’Istituto Einaudi-Molari di Rimini e l’Istituto Secondario di Secondo Grado Tonino Guerra di Novafeltria.

Attraverso incontri, testimonianze, approfondimenti e laboratori, gli studenti hanno affrontato alcuni tra i reati più diffusi e delicati che attraversano oggi la società e il mondo giovanile: il revenge porn, i reati digitali, il traffico di stupefacenti, le conseguenze della violenza online e dei comportamenti illeciti spesso sottovalutati.

Il progetto è culminato nella simulazione di un vero processo penale, durante il quale gli studenti hanno assunto il ruolo di protagonisti della giustizia: avvocati, imputati, giudici, testimoni, pubblici ministeri. Un’esperienza immersiva e formativa che ha permesso loro di “toccare con mano” gli aspetti salienti del processo, comprendere il funzionamento della giustizia penale e riflettere concretamente sul peso delle azioni individuali.

Non una semplice esercitazione scolastica - sottolineano i promotori - ma un’esperienza educativa capace di rendere visibili le conseguenze delle scelte, il valore delle prove, il rispetto delle garanzie e il significato della responsabilità personale. Allo stesso tempo, il progetto ha rappresentato anche un’importante occasione di orientamento e confronto con il mondo del lavoro: i ragazzi e le ragazze hanno potuto conoscere da vicino professioni, competenze e responsabilità legate all’ambito giuridico e istituzionale, entrando in contatto diretto con figure professionali e dinamiche concrete che caratterizzano il sistema della giustizia.

Scegliere di concludere questo progetto proprio il 23 maggio significa riaffermare il valore dell’esperienza, della cultura della legalità e della memoria come strumento educativo e civile. Portare questi temi tra i banchi di scuola - proseguono i promotori - significa trasformare quella memoria in consapevolezza viva, concreta, vicina alle nuove generazioni. “L’esame dei fatti. Esperienze di giustizia” ha voluto superare l’idea della legalità come concetto astratto, offrendo ai ragazzi e alle ragazze un’occasione reale di confronto con il significato delle regole, dei diritti e delle responsabilità individuali e collettive.

In un tempo in cui molte dinamiche di illegalità si consumano anche negli spazi digitali e nelle relazioni quotidiane tra i giovani, costruire consapevolezza diventa fondamentale. Educare alla legalità significa infatti fornire strumenti culturali ed emotivi per riconoscere i rischi, comprendere i confini tra comportamento e reato, sviluppare senso critico e cittadinanza attiva. Significa inoltre sviluppare i principi del diritto penale di tradizione liberale e sapere riconoscere i diritti e le prerogative di un processo giusto a chiunque, nel solco garantista tracciato dalla nostra Costituzione; lontano dalle logiche del giustizialismo e del “buttare via la chiave”, nella consapevolezza che tutelare e i diritti degli imputati significa rafforzare la tutela della società.

Il progetto rappresenta anche la testimonianza concreta di quanto la collaborazione tra scuola, istituzioni, avvocatura e territorio possa diventare un presidio educativo fondamentale. La presenza della Camera Penale di Rimini, insieme all’Osservatorio provinciale sulla criminalità organizzata e agli enti locali, ha permesso ai ragazzi di confrontarsi direttamente con professionisti del diritto e con esperienze autentiche, rendendo la giustizia non qualcosa di distante, ma un tema vicino alla vita quotidiana. Semi di legalità e consapevolezza che crescono nella capacità di comprendere gli altri, rispettare le regole, riconoscere le conseguenze delle proprie azioni e contribuire alla costruzione di comunità più giuste e responsabili.

La cultura della legalità non nasce soltanto dalle norme, ma dall’educazione, dall’ascolto, dalla partecipazione e dalla possibilità, offerta ai giovani, di sentirsi parte attiva della società e della giustizia stessa, conclude la presentazione dell'iniziativa trasmessa dall'Osservatorio. 

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