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La piadina corre verso l’IGP europeo: le voci dei ‘concorrenti’

di
Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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Gira gira la piadina. Gira tra Rimini e la Romagna e viceverso. Gira verso Roma, e da Roma gira verso Bruxelles. Breve riassunto: due partiti di recente hanno allestito delle proprie campagne per ottenere dall’Europa il marchio IGP.
Una, guidata dai produttori della CNA, chiede il riconoscimento del marchio per la piadina romagnola. Un’altra, capitanata dalla Confartigianato, ne chiede invece uno specifico per quella riminese. A far da arbitro, il Ministero delle politiche agricole. Dopo diversi incontri per cercare un compromesso tra le parti, ieri il Ministero ha promosso la piadina riminese, che può così proseguire il viaggio verso Bruxelles.
Canta vittoria la Confartigianato: la nostra documentazione, spiega l’associazione di categoria, specificando le peculiarità del prodotto riminese, più largo e sottile, ha visto riconosciuta come meritevole la propria documentazione. Quella della piadina romagnola é finita in stand by perché troppo vaga.
Macché, replica la CNA: l’abbiamo tenuta generica proprio per comprendere tutta la Romagna senza penalizzare nessuno, anche perché la piada cambia da comune a comune, non solo a Rimini.
In realtà un punto di accordo era quasi stato trovato, spiega Davide Ortalli della CNA: invece di due IGP concorrenti, partire da piadina romagnola e piadina romagnola di Rimini, chiedendo al Ministero di ragionare sulle modalità. Ma poi a Roma hanno fatto marcia indietro per tornare a spingere due marchi differenti. Insomma, la Confartigianato é ripartita, la CNA dovrebbe farlo dopo il pit stop. Quel che sarà, ora spetta all’Europa deciderlo.
Intanto la Confartigianato getta acqua sul ‘testo’: ”Non ci opporremo al
riconoscimento anche alla piadina romagnola, ma vogliamo
valorizzare un prodotto riminese a vantaggio dei produttori e
del turismo. Non ci siamo mai opposti e mai ci opporremo – ha spiegato
all’ANSA Mauro Gardenghi, segretario generale della Confartigianato
riminese – ad un analogo riconoscimento per la piadina
romagnola. Intendiamo però, con la nostra iniziativa, ribadire
la differenza dei due prodotti – larga e sottile quella riminese,
stretta e spessa quella romagnola – originati da territori
diversi, quindi con disciplinari di produzioni differenti. Ci
auguriamo quindi – spiega Gardenghi – che la piadina riminese abbia al più presto la
sua protezione. Infine, siamo convinti che il riconoscimento col
marchio Igp alla piadina riminese apporti valore aggiunto non
solo alle imprese del settore -é largamente la più richiesta
sul mercato – ma in generale all’immagine del territorio con
evidenti ricadute sull’economia turistica”.

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