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La Caritas rinnova i vertici di associazione e cooperativa

In foto: Gabellini, Galasso, Valentini
Gabellini, Galasso, Valentini
di
Redazione
   
Tempo di lettura 9 min
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Nuovi vertici per i due bracci operativi della Caritas diocesana di Rimini: l’Associazione di volontariato Caritas Rimini Odv e la Cooperativa sociale Madonna della Carità hanno rinnovato i propri incarichi di guida, confermando una modalità di lavoro condivisa e coordinata al servizio delle persone più fragili del territorio.

Alla presidenza dell’Associazione di volontariato Caritas Rimini Odv è stato nominato Marco Gabellini, 69 anni riminese, diacono, ex dirigente d'azienda e sindacalista, mentre il riccionese Sandro Valentini, 61 anni, scout, per anni responsabile del sistema informatico di un'azienda metalmeccanica prima di assume la presidenza della Cooperativa sociale Madonna della Carità.

Il nuovo assetto si inserisce nel percorso della Caritas diocesana di Rimini con l’obiettivo di rafforzare una presenza sempre più capace di creare relazioni, coinvolgere la comunità e costruire risposte condivise ai bisogni emergenti.

La parola che accompagnerà questo nuovo tratto di cammino è “insieme”: insieme alla Chiesa diocesana, ai volontari, agli operatori, alle parrocchie, alle istituzioni, alle associazioni e soprattutto alle persone incontrate ogni giorno nei servizi della Caritas.

“Fare servizio in Caritas ha cambiato il mio modo di guardare alle persone – sottolinea il nuovo presidente dell’Associazione Caritas Rimini Odv Marco Gabellini -. Oggi non vedo più un senza dimora come un problema, ma una persona con una storia, una dignità e un bisogno di essere incontrata. Il mio impegno sarà anche quello di far crescere il volontariato, perché ho sperimentato in prima persona che fare il bene fa bene”.

Sulla stessa linea il nuovo presidente della Cooperativa sociale Madonna della Carità Sandro Valentini: “La mia prima responsabilità sarà entrare sempre più in questo mondo e comprenderne fino in fondo la ricchezza. La Caritas non è soltanto un insieme di servizi, ma un luogo in cui si costruisce una cultura della carità e della vicinanza. Il mio compito sarà contribuire a diffondere questo messaggio insieme a chi già ogni giorno opera sul territorio”.

A sottolineare il valore della collaborazione è anche il direttore della Caritas diocesana di Rimini Mario Galasso: “La parola chiave di questo nuovo percorso è insieme. Non esiste un ‘noi’ che aiuta e un ‘loro’ che riceve: esistono persone che si incontrano, storie che si intrecciano e una comunità che cresce nella responsabilità condivisa. La carità non può essere delegata a qualcuno: riguarda tutti”.
Il nuovo corso della Caritas di Rimini nasce quindi dalla consapevolezza che le sfide sociali contemporanee – dalla povertà abitativa alla solitudine, dalle nuove fragilità alle difficoltà economiche – richiedono risposte capaci di unire competenze, energie e sensibilità diverse.
Un impegno che passa anche dal coinvolgimento di nuovi volontari e dalla necessità di far conoscere sempre di più il lavoro quotidiano della Caritas, spesso poco visibile ma fondamentale per tante persone e famiglie del territorio.

“Le differenze, quando sappiamo ascoltarle e accoglierle, non sono un ostacolo ma una ricchezza – aggiunge Galasso –. Nessuno possiede da solo tutte le risposte, ma ciascuno può offrire qualcosa di prezioso”.

DICHIARAZIONI INTEGRALI

Marco Gabellini – Presidente Associazione Caritas Rimini Odv
“Essere chiamato a questo incarico mi ha fatto riflettere molto sul percorso che ho vissuto dentro la Caritas. Prima, quando incontravo una persona povera o senza dimora, reagivo come tante persone: vedevo qualcuno che mi metteva in difficoltà, magari una persona sporca, una persona che non sorrideva, qualcuno da cui istintivamente tendevo ad allontanarmi.

Vivere la Caritas mi ha cambiato la prospettiva. Oggi non vedo dei senza tetto: vedo persone che purtroppo si trovano senza una casa. Questa è stata per me la grande rivoluzione della Caritas.

È un cambiamento personale: questa esperienza non mi ha semplicemente fatto crescere, mi ha migliorato e mi ha reso una persona diversa. Mi piacerebbe che questo potesse accadere a tanti altri.

Il mio obiettivo principale è fare in modo che le persone che incontriamo siano considerate persone e non un problema. Questo vale per chi si rivolge alla Caritas, ma anche per chi si avvicina al volontariato.

Essendo responsabile dei volontari, uno degli impegni sarà sicuramente quello di aumentare il numero delle persone coinvolte. Perché fare il bene fa bene. Io l’ho sperimentato e vorrei permettere ad altri di vivere questa esperienza.

Dobbiamo portare sempre più la presenza della Caritas nelle parrocchie e nei luoghi della comunità, perché più persone possano conoscere questa forma di carità. La società oggi tende spesso a chiudersi, mentre noi dobbiamo lavorare perché torni ad aprirsi.

Molti pregiudizi nascono dalla distanza e dalla mancata conoscenza. Solo incontrando le persone possiamo superarli.

C’è poi il tema delle persone che cercano un luogo dove dormire: sono centinaia le situazioni che incontriamo. Dare una risposta non significa soltanto rispettare un dovere etico o morale, ma affrontare anche un problema sociale. Una persona costretta a dormire in strada soffre, ma quella situazione genera difficoltà e paure anche nella comunità che la circonda.
La paura spesso nasce dalla distanza. Io stesso ho vissuto questo cambiamento: prima vedevo una persona povera e tendevo ad allontanarmi; oggi magari sono io a cercare quell’incontro, perché riconosco davanti a me una persona.

Ho scoperto inoltre una professionalità enorme dentro la Caritas. Ci sono tante attività che le persone non conoscono e sarebbe importante raccontarle, perché conoscere ciò che viene fatto significa anche permettere a più persone di avvicinarsi e diventare volontarie”.

Sandro Valentini – Presidente Cooperativa sociale Madonna della Carità

“Sono stato chiamato dal Vescovo a ricoprire questo ruolo. Inizialmente l’incarico era quello di vicepresidente della Caritas diocesana, con il compito di affiancare il direttore nelle attività pastorali ed educative tipiche della Caritas.
Successivamente sono stato nominato presidente della Cooperativa sociale Madonna della Carità, mentre Marco Gabellini è stato nominato presidente dell’Associazione Caritas Rimini Odv. Abbiamo poi assunto reciprocamente il ruolo di vicepresidenti dell’altro organismo, proprio per garantire una governance comune attraverso un unico Consiglio di amministrazione.

Per me è stata una sorpresa, perché non me lo aspettavo. Io provengo da un mondo diverso: lavoro in un’azienda metalmeccanica, dove mi sono occupato di informatica e gestione dei ricambi. La proposta del vescovo mi ha fatto molto piacere, anche perché riconosce un percorso che mi ha accompagnato negli anni, legato allo scautismo e all’associazionismo.

Ho accettato questa chiamata con grande disponibilità.

La prima cosa da fare sarà entrare sempre più in questo mondo che prima conoscevo solo dall’esterno. Avevo sentito parlare della Caritas, ma non avevo mai lavorato al suo interno.

La Caritas ha come obiettivo principale quello di diffondere il senso della carità, non solo attraverso i servizi, ma attraverso una cultura dell’attenzione agli altri. La mia missione sarà contribuire proprio a questo: far crescere questa sensibilità insieme a tutte le persone che già ogni giorno si impegnano”.


Mario Galasso – Direttore Caritas diocesana di Rimini

La parola d’ordine è: insieme
Le parole di Sandro e Marco ci consegnano una direzione chiara e, insieme, una responsabilità: continuare a fare della Caritas non soltanto un luogo in cui si offrono servizi, ma una comunità capace di accogliere, ascoltare e costruire relazioni.
La parola che vorrei affidare a questo nuovo tratto di cammino è una sola: insieme.
Insieme al nostro vescovo, che ci indica la strada e ci invita a essere una Chiesa vicina alle persone, soprattutto a quelle più fragili.
Insieme ai volontari e agli operatori, che ogni giorno donano tempo, competenze, passione e cura.
Insieme alle persone che si rivolgono a noi, perché non esiste un “noi” che aiuta e un “loro” che riceve. Esistono persone che si incontrano, storie che si intrecciano, fragilità e risorse che diventano parte di un unico cammino.
Insieme alle parrocchie, alle associazioni, alle istituzioni e all’intera comunità diocesana, perché la carità non può essere delegata a qualcuno: è una responsabilità che riguarda tutti.

Insieme, pur nelle nostre diverse sensibilità, esperienze e storie. Le differenze, quando sappiamo ascoltarle e accoglierle, non sono un ostacolo, ma una ricchezza. Nessuno possiede da solo tutte le risposte, ma ciascuno può offrire qualcosa di prezioso.
Insieme, soprattutto, perché nessuno rimanga indietro, invisibile o escluso.
Viviamo un tempo nel quale la speranza sembra una chimera. Le guerre, la violenza, le paure e le chiusure rischiano di convincerci che nulla possa davvero cambiare. Eppure, proprio quando il mondo sembra arrendersi alla logica dello scontro e dell’indifferenza, siamo chiamati a testimoniare che un’altra strada è possibile.
La speranza, infatti, non è un’attesa passiva né un ingenuo ottimismo. È una scelta concreta. Nasce ogni volta che qualcuno decide di fermarsi, ascoltare, accogliere, condividere. Nasce quando troviamo il coraggio di guardare una persona non per il suo bisogno, ma per il suo volto, la sua storia e la sua dignità.
Un mondo migliore non comincia lontano da noi: comincia dalle scelte quotidiane di ciascuno. Da una porta aperta, da un pasto condiviso, da un pregiudizio superato, da un po’ di tempo donato, da una relazione che restituisce fiducia.
Per questo vorrei rivolgere a chi legge una domanda semplice, ma esigente: e se fosse arrivato anche il tuo momento? Il momento di uscire dalla posizione di spettatore, di mettere in gioco i tuoi talenti e di camminare insieme a noi?
Non occorrono persone straordinarie. Occorrono persone disponibili a lasciarsi incontrare e, magari, anche cambiare. Perché, come ci ha ricordato Marco, fare il bene fa bene. E perché soltanto insieme possiamo trasformare la speranza da desiderio in realtà.
Ti aspettiamo. C’è posto anche per te. Perché nessuno è così povero da non avere qualcosa da donare e nessuno è così ricco da non avere bisogno degli altri.

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