Insulti dopo l'incidente mortale. La famiglia dell'albergatore contro gli haters
Dolore che si aggiunge a dolore. E' quello che stanno sopportando i familiari dell’albergatore riminese Marco Galvani, deceduto dopo un tragico incidente avvenuto sulla Statale 16 lo scorso 29 giugno. Galvani era rimasto coinvolto in uno scontro mentre si trovata a bordo del suo monopattino ed era spirato dopo due giorni di agonia all'ospedale Bufalini di Cesena. La notizia dell'incidente circolata sui social network aveva messo in moto una macchina di odio da tastiera, decine i messaggi diffamatori e gli insulti, soprattutto legati al mezzo su cui viaggiava Galvani. Un'onda disgustosa che ha colpito in modo profondo la compagna e il figlio dell'albergatore che hanno deciso di affidarsi agli Avvocati Alessandro Pierotti e Ettore Coppola per tutelare la memoria e la dignità del loro congiunto, contro gli "odiatori del web".
"Le indagini volte ad accertare l'effettiva dinamica del sinistro e le relative responsabilità - spiegano i legali - sono attualmente in corso da parte delle autorità competenti. Nessuno, pertanto, può arrogarsi il diritto di sostituirsi agli organi inquirenti o elevarsi a giudice senza conoscere i fatti reali e le circostanze che hanno portato alla tragica scomparsa dell'uomo. Nel momento più doloroso e drammatico della loro vita — mentre l'albergatore lottava sul letto di morte e subito dopo il decesso — i familiari, incluso il figlioletto, si sono trovati costretti a leggere commenti inaccettabili pubblicati su Facebook da decine di utenti, in molti casi residenti a Rimini. La disperazione e le lacrime hanno dovuto cedere il passo allo sgomento di fronte a svariate decine di osservazioni diffamatorie, attacchi personali e, in alcuni casi, veri e propri auspici che l'epilogo dell'incidente fosse fatale.
Pierotti aggiunge: “dal punto di vista giuridico, è fondamentale ribadire che Internet non è una zona franca. La diffamazione commessa a mezzo social network riveste una gravità equiparata, se non superiore, a quella tradizionale, poiché la rete amplifica esponenzialmente la portata e la diffusione del messaggio lesivo. La pubblicazione di un post o di un commento offensivo su una bacheca pubblica o in un gruppo rende la condotta accessibile a un numero indeterminato di persone, configurando l'offesa pubblica. La giurisprudenza ha ormai molto ben chiarito che pubblicare un insulto online equivale giuridicamente a pronunciarlo in una pubblica piazza. Gli autori di tali condotte incorrono nelle medesime responsabilità civili (risarcimento dei danni morali e materiali) e penali. A seguito della denuncia presentata presso la Procura della Repubblica di Rimini, si auspica che gli inquirenti possano identificare gli autori dei contenuti diffamatori (alcuni sono già stati individuati), al fine di tutelare nelle opportune sedi giudiziarie i diritti della famiglia Galvani e ristabilire la verità e la giustizia per una morte che merita rispetto e non cinismo mediatico”.










