Il vescovo nella messa per San Gaudenzo. "Correre " verso un mondo più giusto
"Correre" verso un mondo più giusto, citando anche uno dei corridori più famosi del cinema, Forrest Gump. E' l'invito del vescovo nell'omelia di San Gaudenzo, ricorrenza che quest'anno coincide con un annuncio importante per la Diocesi, la visita pastorale. Un Duomo gremito di fedeli, una significativa partecipazione di presbiteri e diaconi e la presenza del Vescovo emerito di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, e di mons. Giovanni Tani, arcivescovo emerito di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, originario della diocesi di Rimini. La Chiesa riminese si è ritrovata nella Basilica Cattedrale per celebrare la solennità di San Gaudenzo, patrono della città e della diocesi, cuore della memoria cristiana del territorio e appuntamento che segna l’avvio del nuovo anno pastorale.
La celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo mons. Nicolò Anselmi, è stata anche l’occasione per annunciare ufficialmente la Visita pastorale del Vescovo alle quindici Zone Pastorali della diocesi. Un cammino che si inserisce in un anno particolarmente significativo per la Chiesa riminese, segnato dalla visita di papa Leone XIV dello scorso 22 agosto e dal desiderio di tradurre l’esperienza vissuta insieme al Pontefice in un rinnovato impegno ecclesiale e civile.
Nell’omelia, il vescovo Nicolò ha collocato la festa del patrono nel contesto internazionale, segnato dalle guerre, dalle tensioni geopolitiche e dalla crisi degli equilibri internazionali. La recente visita del Santo Padre a Rimini, ha ricordato, ha permesso alla comunità di respirare «un’aria di cattolicità veramente a pieni polmoni», proiettandola in una responsabilità che non riguarda soltanto la vita della Chiesa locale, ma anche il destino del mondo.
Di fronte a uno scenario così complesso, il Vescovo ha invitato a interrogarsi sul significato dell’essere Chiesa, dell’essere cristiani e cittadini, fino alla domanda più radicale: quella sul senso della vita.
“Nel senso della vita, del nostro esistere, anche per chi non è credente, c’è una ragionevole felicità per tutti. È un bene comune che tutti ci deve prendere, ci deve affascinare”, ha affermato mons. Anselmi.
Una fede adulta e matura, ha proseguito, non può restare indifferente davanti alle ferite del mondo, ma deve tradursi in scelte concrete. “Oggi più che mai ci viene richiesta questa fede adulta e matura che ci fa dire che dobbiamo assolutamente impegnarci per un mondo unito e di pace. Un mondo equo, cominciando veramente dai più fragili, dai più poveri”. La povertà, ha sottolineato il Vescovo riprendendo anche le sollecitazioni di papa Leone XIV, non è soltanto materiale: accanto alla mancanza di risorse economiche ci sono le povertà educative ed esistenziali, le solitudini e le fragilità che attraversano la società. Per questo costruire il bene comune richiede anche la disponibilità a rinunciare a qualcosa di proprio per un bene più grande, che riguarda tutti.
La festa di San Gaudenzo richiama, già nel nome del patrono, la gioia. Una gioia che non coincide con il ripiegamento su se stessi, ma nasce dalla capacità di guardare oltre i propri interessi, di perdonare e di aprirsi agli altri. Se la cura e l'amore si manifestano nei dettagli, ha osservato mons. Anselmi, occorre anche saper abbandonare quelle piccole questioni che, quando conducono al male, impediscono di riconoscere un orizzonte più grande. “Questo vuol dire anche rinunciare a qualcosa di nostro per un bene più grande che riguarda tutti”, ha ribadito il Vescovo, indicando nella costruzione di una società più giusta ed equa un impegno al quale la Chiesa è chiamata a contribuire, facendosi segno concreto di un modo diverso di vivere insieme.
Questo stesso spirito di comunione e di fraternità e di attenzione all’altro è anche lo spirito proprio delle Zine Pastorali. Nel cuore della celebrazione, l'annuncio ufficiale della Visita pastorale alle quindici Zone in cui è suddivisa la diocesi. Un percorso che intende favorire l'incontro, la collaborazione e la comunione tra le comunità, superando chiusure e autoreferenzialità.
“Spero che sia una visita soprattutto profonda, che ci faccia superare l'eccessiva attenzione a noi stessi per cercare qualcosa di più grande, a partire da quello che abbiamo vissuto insieme”, ha spiegato mons. Anselmi.
Il riferimento è anche alla precedente Visita pastorale sistematica alla diocesi, avviata nel 2009 da mons. Francesco Lambiasi. Il nuovo cammino intende rilanciare la dimensione comunitaria delle Zone Pastorali, chiamate a essere luoghi di corresponsabilità e collaborazione, in cui le parrocchie imparino a lavorare sempre più insieme.
Ad accompagnare la Visita sarà un segno concreto e condiviso: un'icona della Visitazione di Maria a Elisabetta, consegnata durante la celebrazione a un rappresentante di ciascuna Zona Pastorale. Un'ulteriore icona resterà in Duomo per tutto l'anno e sarà fatta circolare nelle parrocchie, accompagnando momenti di preghiera comunitaria.
Altre quattro icone verranno consegnate nei territori in cui operano le missioni riminesi: Mutoko, Zimbabwe, Venezuela e Albania, per ricordare che la comunione ecclesiale supera i confini territoriali e si apre alla fraternità universale. Le icone sono state realizzate dalle religiose del Carmelo di Sogliano
L'immagine richiama Maria che raggiunge in fretta, con sollecitudine, la cugina Elisabetta, bisognosa della sua vicinanza. È una visita che porta con sé la presenza di Gesù e fa esplodere la gioia: quella dei due bambini, Gesù e Giovanni Battista, e delle loro madri. Un incontro che diventa immagine della missione della Chiesa: andare verso l'altro, farsi vicini, portare la presenza di Cristo attraverso gesti concreti di amore.
La preghiera che accompagnerà il cammino sarà il Magnificat, il canto di Maria che riconosce le grandi opere di Dio e annuncia un mondo nel quale i potenti vengono rovesciati dai troni e gli umili sono innalzati.










