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PREMIATO IN COMUNE

Il Trono di Verucchio al frate Padre Massimo Pazzini

In foto: il premio
il premio
di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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Sabato 3 ottobre alle ore 11 il Comune di Verucchio ha consegnato il premio IL TRONO per l'anno 2026 a Padre Massimo Pazzini, frate minore francescano e biblista, nato a Villa Verucchio il 29 ottobre 1955.
La cerimonia si è tenuta nella Sala consiliare con la consegna del riconoscimento da parte della Sindaca Lara Gobbi e della Giunta comunale alla presenza dei famigliari di Padre Pazzini e dei confratelli del convento francescano di S. Croce di Villa Verucchio. Ha rappresentato anche l'apertura ufficiale della Festa della Storia 2026: due fine settimana alla Rocca, al Museo e alla Pinacoteca, dedicati alla storia e alla cultura con un ricco programma tra mostre, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento.
 
Ecco l'intervento della sindaca, Lara Gobbi: "Il premio “Il Trono” è il riconoscimento con cui l’Amministrazione Comunale di Verucchio sceglie di rendere omaggio a una persona, a un ente o a una realtà che si sia distinta per il proprio impegno, per un gesto significativo, per un’azione concreta a favore o della comunità o fonte di ispirazione per la comunità. Istituito nel 2019, questo riconoscimento nasce nell’ambito della Festa della Storia per creare un ideale ponte tra i protagonisti e simboli della storia passata e coloro che, nel presente, contribuiscono con le proprie azioni a costruire la storia di Verucchio o arricchirne la cittadinanza. Il nome del premio richiama il prezioso trono ligneo villanoviano, uno dei reperti più iconici custoditi nel Museo Civico Archeologico di Verucchio, che risale alla prima età del Ferro (circa 3000 anni fa). Il trono, con il suo straordinario schienale intagliato, non è però soltanto un simbolo di prestigio e di rango: è soprattutto una storia raccontata per immagini.
 
Il ringraziamento di Padre Massimo Pazzini: "Quando mi è stata comunicata l'attribuzione di questa onorificenza, ho pensato subito alla frase evangelica: "Nemo propheta in patria", una frase che ricorre due volte nei vangeli, in Matteo e in Luca, Mt 13,27: Ma Gesù disse loro: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria". In Matteo la frase è espressa al negativo: il profeta è disprezzato solo in patria, a casa sua, fra i suoi conoscenti. In Luca si dice che il profeta non è ben accetto in patria. Sono parole forti che indicano la difficoltà di una persona a emergere, farsi valere o ricevere il giusto riconoscimento nel luogo  in cui è nata o in cui è cresciuta, dove tutti la conoscono da sempre. Al contrario, è spesso più facile ottenere stima e successo tra estranei, lontano dal proprio ambiente familiare.
Grazie a Dio, non sono un profeta, quindi queste parole del vangelo mi riguardano solo in parte... Però in entrambi i passi evangelici citati si parla di patria e della propria casa (famigliari, amici e conoscenti) e questo, oltre a farmi piacere, mi riguarda da vicino perché qui a Verucchio (dove ho trascorso l'infanzia, la prima giovinezza e lunghi soggiorni) mi sento proprio a casa"
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