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Osservatorio OCTAER

Il "prezzo" della cultura: Rimini sul podio delle province più care in Regione

In foto: il Museo di Rimini
il Museo di Rimini
di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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La provincia di Rimini è tra le più "care" in Regione per offerta culturale. E' quanto emerge dall'indice del “costo della cultura” elaborato dall'OCTAER, Osservatorio Cultura e Turismo Emilia-Romagna, prendendo in esame il biglietto intero per l’accesso ad un singolo sito, escludendo abbonamenti annuali e card turistiche multi-giorno. Spulciando la graduatoria, la provincia più economica risulta quella di Reggio Emilia con 7,33 euro mentre Rimini si attesta a 14 euro, dietro solo a Ravenna con 14,25 e Parma con 17,33 euro. "Questa non è una classifica di merito - precisa l'Osservatorio -. Una provincia più cara non è automaticamente meno virtuosa, e una più economica non è necessariamente meglio gestita. Dietro ogni tariffa ci sono costi, scelte di politica culturale, forme di gestione, capacità di attrazione turistica e strategie rivolte a residenti o visitatori. La graduatoria serve quindi a confrontare livelli di prezzo, non a distribuire pagelle".

Per quanto riguarda il riminese, l'Osservatorio rileva che "In un territorio abituato a ragionare per esperienze e pacchetti turistici non sorprende che anche l’offerta culturale possa essere letta attraverso combinazioni e circuiti. L’indice, però, resta quello che è: una media dei prezzi rilevati, non la prova di un’unica strategia commerciale".

L’indice medio calcolato sul biglietto intero per un singolo sito culturale vede una forbice netta tra le province emiliano-romagnole:
  1. Reggio Emilia: 7,33 €
  2. Ferrara: 8,00 €
  3. Modena: 9,00 €
  4. Forlì-Cesena: 9,50 €
  5. Bologna: 10,50 €
  6. Piacenza: 12,50 €
  7. Rimini: 14,00 €
  8. Ravenna: 14,25 €
  9. Parma: 17,33 €

Le rilevazioni raccontano una regione tariffariamente eterogenea dove bastano pochi chilometri per cambiare modello di offerta, gestione e prezzo. Uno scenario dettato anche da un sistema culturale composto da soggetti pubblici, statali, civici, ecclesiastici e privati, con regole e obiettivi differenti. La classifica rende visibile questa varietà, ma non pretende di esaurirla.

L’analisi di OCTAER scende poi nel dettaglio delle quattro grandi tipologie di esperienza proposte ai visitatori, senza distinguere tra province: il museo civico ordinario è l'opzione più accessibile, con una tariffa media regionale di 6,17 €, ideale per favorire la frequentazione dei residenti; il grande sito monumentale o mostra-evento dove la media sale a 17,00 €, con picchi che raggiungono i 25,00 € a causa degli alti costi di produzione, prestiti e allestimento; i circuiti multisito con una media di 14,08 €, capaci di offrire un buon compromesso per distribuire la spesa su più tappe; le card turistiche brevi, pensate per i weekend d'arte che si attestano su una media di 28,30 euro.  La vera sfida per i comuni consiste nel non confondere i due modelli gestionali: applicare le tariffe dei "grandi eventi" ai musei ordinari rischia di escludere i residenti, trasformandoli in "ospiti paganti" nella propria città. 

Altro aspetto preso in esame, il lavoro. Il settore è caratterizzato da una forte frammentazione tra assunzioni dirette, appalti a cooperative e contratti part-time. Nonostante il recente rinnovo del CCNL Federculture (2022-2024) siglato il 30 aprile 2026, resta complessa la sfida della stabilità economica e del reperimento delle competenze. A livello nazionale, il Sistema Informativo Excelsior 2025 evidenzia difficoltà di reclutamento per il 50,9% dei laureati e il 57,3% dei diplomati ITS Academy, un disallineamento che si riflette anche sulle oltre 101.000 assunzioni previste nel turismo in Emilia-Romagna. La vera domanda di fondo per il futuro è quanto del valore generato dai biglietti si tradurrà in un lavoro dignitoso e qualificato per chi custodisce questo patrimonio. 
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