Il cartello sul caso Fakir in Consiglio Comunale a Riccione riaccende la bagarre
"Un disagio psichico si cura, non di fa morire. Giustizia per Fakir". Mandano su tutte le furie il centrodestra riccionese ed emiliano-romagnolo, le parole sul cartello comparso nell'ultima seduta Consiglio comunale riguardo alla vicenda della morte di Fakir.
A puntare il dito contro il Pd, Coraggiosa e i "cartelli contro la Polizia" è il capogruppo di Fdi, Stefano Paolini, ricordando di aver proposto un minuto di raccoglimento per Monica Esposito, la donna uccisa dal Salim El Koudri nell'attentato a Modena del 16 maggio per poi veder "spuntare dai banchi della maggioranza i cartelli che chiedono giustizia per Fakir, contestando apertamente l'operato della Polizia a Bologna con una frase vergognosa". Per Paolini sindaco, presidente del Consiglio e Giunta avrebbero dovuto far rimuovere quei cartelli che "invece sono rimasti lì, in bella mostra" perché "Pd e Coraggiosa che hanno mostrato questa sceneggiata indecorosa, non si toccano". Il meloniano si chiede come faccia l'assessore alla Sicurezza Oreste Capocasa, "che ha un passato importante in Polizia ad accettare tutto questo" come pure Fabio Franchini, consigliere Pd ed ex comandante della Polizia locale. Paolini annuncia infine che si rivolgerò a prefetto e questore "affinché intervengano per tutelare l'onore e la professionalità di chi svolge questo lavoro da sempre con sacrificio ed abnegazione: il minimo che si possa pretendere".
Con Paolini si schiera subito Rosaria Tassinari, deputata e vice coordinatrice regionale di Forza Italia, parlando di "un fatto gravissimo, inaccettabile e indegno per un'istituzione democratica. L'esibizione di cartelli polemici e denigratori contro l'operato delle Forze dell'ordine all'interno dell'aula consiliare è uno spettacolo desolante che offende non solo le donne e gli uomini in divisa, ma l'intera comunità che rappresentiamo". Tassinari trova " sconcertante e surreale che in un'aula istituzionale si tollerino manifestazioni di aperta contestazione nei confronti di chi ogni giorno, con sacrificio, professionalità e spirito di abnegazione, rischia la propria incolumità per garantire la sicurezza e la legalità nelle nostre città. Ancora più grave è il silenzio e l'inerzia della Giunta e della presidenza del Consiglio di fronte a una simile sceneggiata. Voglio sperare che sia stata solo lentezza e che a stretto giro il sindaco prenda le distanze". Stessa visione per Pietro Vignali, segretario regionale e capogruppo di Forza Italia nell'Assemblea legislativa che esprime "la piena solidarietà di Forza Italia alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e di tutte le Forze dell'ordine, ingiustamente esposti a un attacco politico all'interno del Consiglio comunale di Riccione". Una sede istituzionale, aggiunge, "non può essere trasformata in un tribunale politico nel quale si pronunciano sentenze anticipate e si indicano colpevoli", quindi è "necessario che le istituzioni condannino quanto accaduto e prendano pubblicamente le distanze dai consiglieri del Pd di Riccione". Infine Vignali chiede alla Prefettura di Rimini di "acquisire gli atti e le registrazioni della seduta e di convocare la sindaca e il presidente del Consiglio comunale, valutando ogni iniziativa di propria competenza a tutela della dignità delle Forze dell'ordine e del corretto rapporto tra le istituzioni. Dal Partito democratico regionale e nazionale ci aspettiamo una condanna netta, non imbarazzati silenzi", chiosa.
Per la deputata di Fratelli d'Italia Beatriz Colombo il cartello "rappresenta un fatto gravissimo e incompatibile con il ruolo di un amministratore pubblico. Un vero e proprio processo politico celebrato in un'aula istituzionale, prima ancora che la magistratura abbia concluso il proprio lavoro.
Chi siede in un Consiglio comunale non può sostituirsi ai giudici, anticipare sentenze e insinuare responsabilità nei confronti delle Forze dell'Ordine quando le indagini sono ancora in corso. Lo Stato di diritto si fonda sulla presunzione di innocenza e sul rispetto della magistratura, non sui processi mediatici.
Se davvero il tema era il disagio psichico, la sinistra farebbe bene a guardare prima di tutto alle proprie responsabilità: governa la Regione Emilia-Romagna praticamente da sempre e, se qualcuno aveva il dovere di rafforzare i servizi, la presa in carico e il sostegno alle persone più fragili, era proprio chi da decenni amministra la sanità regionale!
L'amministrazione Angelini e la sua maggioranza si rendono protagoniste di una contraddizione evidente: da una parte ringraziano pubblicamente Carabinieri e Polizia per il lavoro svolto sul territorio, dall'altra avallano iniziative che gettano ombre sugli stessi operatori senza alcuna verità giudiziaria accertata.
Quei cartelli rappresentano uno schiaffo a Carabinieri, Poliziotti e a tutte le Forze dell'Ordine, che ogni giorno rischiano la propria vita per garantire la sicurezza dei cittadini. A loro va la mia piena solidarietà e quella di Fratelli d'Italia".
Salvatore Giglia del SAP di Rimini sottolinea come "Nessuno, tra chi presiedeva la seduta e i rappresentanti dell’amministrazione comunale, ha ritenuto opportuno intervenire o richiamare tutti alla necessaria prudenza. I cartelli sono rimasti esposti senza alcuna contestazione.
Chiedere che sia fatta piena luce sulla morte di Abderrahim Fakir è legittimo. La sua famiglia ha il diritto di conoscere come si sono svolti i fatti. Questo, però, non autorizza nessuno ad anticipare le conclusioni delle indagini o a indicare,
anche in modo implicito, responsabilità che devono ancora essere accertate. Le parole “non si fa morire” non rappresentano una semplice richiesta di chiarezza. Trasmettono già un giudizio e fanno intendere che qualcuno abbia
causato quella morte. È un’affermazione grave, soprattutto se esposta all’interno di un’aula istituzionale.
Le indagini sono ancora in corso. Sarà la magistratura, sulla base delle prove, delle testimonianze e degli accertamenti tecnici, a ricostruire quanto accaduto e a stabilire eventuali responsabilità. Non spetta alla politica emettere sentenze
preventive".
"Il personale coinvolto ha diritto alle stesse garanzie riconosciute a ogni cittadino. Hanno diritto a non essere condannati in anticipo. Hanno diritto a non essere esposti pubblicamente come responsabili di fatti ancora al vaglio degli inquirenti.
Ci preoccupa anche il silenzio mantenuto durante la seduta. Da chi rappresenta le istituzioni ci saremmo aspettati equilibrio, responsabilità e rispetto per il lavoro della magistratura. Sarebbe stato doveroso ricordare che esiste un’indagine in corso e che nessuna responsabilità può essere data per certa".
Il SAP "ribadisce la richiesta alla politica locale di abbassare i toni e di attendere l’esito delle indagini.
Prima di giudicare bisogna conoscere come sono andati realmente i fatti. La verità si accerta nelle sedi competenti, attraverso le prove. Non attraverso slogan e cartelli".
La replica del PD di Riccione: "Nessun riferimento alle Forze dell'Ordine è stato fatto, nessuna sentenza è stata invocata o anticipata. Il cartello esposto in Aula non conteneva un'imputazione di responsabilità individuali, che spetta unicamente alla Magistratura accertare nelle sedi proprie, ma aveva — e ha — l'unico scopo di richiamare l'attenzione della politica, a partire da quella nazionale, su un tema che la vicenda di Fakir ha reso tragicamente attuale: quello del disagio psichico e di come lo Stato, in tutte le sue articolazioni, sia chiamato a prendersene carico.
Il disagio psichico non è un fatto privato né una questione che riguarda solo chi ne è direttamente colpito: è una responsabilità collettiva, e la politica ha il dovere di occuparsene per prima, a partire dalla Sanità pubblica, dai servizi territoriali, dalla prevenzione e dalla presa in carico di chi vive situazioni di fragilità — prima che queste situazioni si trasformino in emergenze irreversibili. È su questo, e solo su questo, che il nostro Gruppo ha inteso portare l'attenzione dell'Aula.
Chiedere che la politica nazionale si assuma la responsabilità di rafforzare gli strumenti a disposizione della sanità pubblica e dei servizi sociali non è un atto di accusa verso alcuno, tantomeno verso chi lavora quotidianamente in condizioni difficili per garantire sicurezza e legalità. È, al contrario, un atto di responsabilità istituzionale: perché senza risorse, personale e strumenti adeguati, sono proprio le persone in difficoltà, le loro famiglie e chi opera sul campo — a ogni livello — a pagarne il prezzo più alto".
Il Partito Democratico di Riccione continuerà a portare avanti, con equilibrio e senso delle
Istituzioni, la richiesta che il tema della salute mentale trovi finalmente nell'agenda politica
nazionale lo spazio e le risorse che merita










