Indietro
menu
due inchieste della procura

Il business dei permessi falsi, in 50 rischiano il processo

In foto: il tribunale di Rimini
il tribunale di Rimini
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
Tempo di lettura 2 min

Un sistema capace di trasformare la speranza di restare in Italia in un business illegale da migliaia di euro. È quello che emerge dalle due maxi inchieste della Procura di Rimini che passeranno al vaglio del gup il 12 e il 20 gennaio 2027. Al centro del primo filone, che conta 32 imputati, c’è lo sfruttamento del 'Decreto Flussi'. Secondo l’accusa, sarebbero state create domande di nulla osta di lavoro stagionale basate su rapporti di impiego inesistenti, con imprenditori del Riminese compiacenti pronti a figurare come datori di lavoro per stranieri senza requisiti.

Ma il quadro si aggrava nel secondo procedimento, che coinvolge 38 persone. Qui gli inquirenti contestano non solo le false assunzioni, ma un vero catalogo dell'illegalità: matrimoni fittizi, false attestazioni di ospitalità e persino l'uso irregolare della sanatoria Covid per regolarizzare chi non ne aveva diritto. Le accuse, pesantissime, includono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, corruzione e, in alcuni casi, anche caporalato. Un'organizzazione, secondo la ricostruzione della Procura, chiedeva ai migranti somme ingenti per costruire pratiche amministrative 'ad hoc'. Tra gli indagati - una cinquantina in tutto poiché alcuni di loro figurano in entrambe le inchieste - ci sono anche un dipendente in servizio all'Inps di Rimini, che avrebbe fornito informazioni riservate ottenute mediante l'accesso e la consultazione di banche dati riservate all'ente, e la dipendente di un patronato del Riminese, che avrebbe curato e agevolato l'inoltro di alcune pratiche pur essendo, secondo l'accusa, consapevole dell'irregolarità della relative assunzioni. 

Le difese si preparano ora alla battaglia in aula davanti al giudice dell'udienza preliminare, che dovrà esprimersi sulle richieste di rinvio a giudizio per quello che viene descritto come un vero e proprio mercato dei permessi di soggiorno.

Altre notizie