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accordo con le università

Facoltà di Medicina. I tirocini si faranno nelle case di comunità

In foto: repertorio (@newsrimini)
repertorio (@newsrimini)
di
Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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I tirocini degli studenti al terzo anno dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia delle quattro Università dell’Emilia-Romagna non si interromperanno e dall’anno in corso si terranno negli ambulatori dei medici di Medicina generale, in particolare nelle Case della Comunità. I Medici di medicina generale continueranno a svolgere anche il ruolo di tutor.

È la soluzione individuata dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute alla luce del fatto che una sentenza della Corte costituzionale non ha permesso più il riconoscimento di un compenso per i medici impegnati nell’attività di tutoraggio all’interno dell’Accordo integrativo regionale. Nei giorni scorsi è stata condivisa con i quattro Atenei una soluzione alternativa, che consente di garantire la continuità dei percorsi formativi e, al tempo stesso, di integrarli nel processo di riorganizzazione della sanità territoriale portato avanti dalla Regione. Il progetto sarà ricompreso nell’ambito delle attività di formazione finanziate attraverso i rapporti con le Università, confermando lo stesso stanziamento degli anni precedenti.

“Questo accordo ci consente di salvaguardare un’esperienza fondamentale per gli studenti, che possono confrontarsi con la realtà della professione e acquisire competenze sul campo grazie alla guida di medici esperti e qualificati - sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi -.  Allo stesso tempo, inseriamo i tirocini nelle Case della Comunità e negli studi dei medici di famiglia, luoghi fondamentali per conoscere da vicino i bisogni delle persone e il funzionamento di una sanità sempre più vicina ai cittadini. Siamo soddisfatti di aver individuato una soluzione condivisa con le Università, che garantisce la continuità della formazione e valorizza il ruolo dei professionisti coinvolti. Abbiamo bisogno di medici preparati, capaci di affrontare le sfide di un sistema sanitario in evoluzione - prosegue Fabi -. Investire nella loro formazione significa investire nel futuro della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna. E significa anche riconoscere il valore dei medici di Medicina generale, il cui contributo è essenziale sia nell’assistenza quotidiana, sia nella crescita professionale delle nuove generazioni di medici”.

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