Indietro
menu
voci degli artisti di Gaza

Palestinesi sono i tuoi occhi. Oltre 200 persone all'evento in piazza Cavour

In foto: Un momento dell'evento
Un momento dell'evento
di
Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
Tempo di lettura 4 min

Usare il linguaggio dell’arte per confrontarsi con la tragedia del popolo palestinese. Per sentire forte la condivisione con innumerevoli luoghi e persone in tutto il mondo. Nei giorni scorsi in Piazza Cavour a Rimini oltre duecento persone si sono date appuntamento per ascoltare la voce di artisti di Gaza, che attraverso i loro racconti danno voce ad ingiustizia, di un cinico sacrificio umano ignorato dal mondo. Il 15 ottobre 2023, a Gaza, Abraham Saidam, componente della compagnia teatrale Anqa, veniva ucciso da una bomba israeliana. I suoi compagni sopravvissuti gli hanno dedicato sei racconti che danno conto, in forma poetica, del “ieri”, “oggi” e “domani” di quella terra magnifica e dannata.
I sei racconti sono diventati - spiegano Massimo Righetti e Pier Paolo Paolizzi - il centro attorno cui in centinaia di luoghi in Italia e migliaia in tutti cinque i continenti, in contemporanea, si è dato vita ad una “preghiera civile” che accanto alla solidarietà col popolo palestinese ha posto a ciascun partecipante la domanda sulle proprie scelte quotidiane di pace.
A Rimini hanno promosso l’iniziativa: Società Civile per la democrazia e la Costituzione, Movimento Centrale teatro e danza, Teatro dello Sgabello, Associazione Crisalide. Per i promotori: “Non è stato uno spettacolo. Si è creata un’occasione per ascoltare la vita. Anqa, una compagnia palestinese di teatro. Una comunità di donne e uomini. Una prigione a cielo aperto. E, in opposizione alla logica della sopraffazione, l’arte. L’arte che non ferma le bombe, non apre i cancelli, non restituisce chi è stato perduto. Eppure l’arte continua. Continua a fare ciò che nessuna violenza riesce a cancellare: custodire l’umano.
In sei racconti vive il ricordo di Abraham Saidam, strappato il 15 ottobre 2023 dal fuoco dell’odio. Il suo nome attraversa questa performance non come un simbolo lontano, ma come una presenza che ci interroga. Perché accade? Perché l’essere umano continua a ferire l’essere umano?”.
E ancora; “La rappresentazione ha invitato a sostare nelle domande. A cercare dentro di sé il luogo in cui nasce l’indifferenza, l’astrazione, e il luogo in cui nasce l’attenzione, la compassione. A
riconoscere dove abita l’orrore e dove la tenerezza. Dove finisce il sapere e dove comincia il sentire. Perché la sofferenza non appartiene mai soltanto a chi la vive. Ogni ferita lasciata aperta nel
mondo riguarda tutti. Un gesto di resistenza alla brutalità che disumanizza, all’ingiustizia che divide, alla tentazione di smettere di sentire. Un atto di compassione intesa come il sublime sforzo di togliere la sofferenza e dare gioia agli altri. All’innocente e a chi porta il peso della colpa. A chi subisce la violenza e a chi è stato educato a considerarla inevitabile. Alle coscienze ferite, confuse, sporcate dalla paura, dall’odio, dalla vendetta. Qualcosa di semplice e difficile insieme: guardarci negli occhi con il disarmo interiore nel cuore. Riconoscere nell’altro non un nemico, non una categoria, non una bandiera, ma un essere umano. Un volto. Una storia. Una fragilità simile alla nostra”.
L’evento si è svolto in oltre 150 teatri, università, librerie e spazi culturali diffusi in tutto il mondo. “Non è possibile cancellare il dolore, ma possiamo trasformarlo restando umani. E allora palestinesi saranno i tuoi occhi. E saranno i miei. E saranno gli occhi di chiunque continui a credere che la dignità umana sia più forte dell’odio. Con i tuoi occhi, con i miei occhi, con i loro occhi”.

 

Altre notizie
Sponsor
PARTNER EDITORIALI
Partner
COLLABORATORI EDITORIALI
Acli Rimimi Mille piedi La formica Educaid Carits San Giuseppe Arcobaleno Cittadinanza Onlus Pachamama Associazione Zavatta Volontarimini