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Fabbricazione ordigni incendiari. Quattro giovanissimi indagati, due i riminesi

In foto: i ' test' sulle molotov (dal video dei Carabinieri di Pesaro Urbino)
i ' test' sulle molotov (dal video dei Carabinieri di Pesaro Urbino)
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Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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Ci sono due residenti nella provincia di Rimini tra i quattro giovanissimi indagati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Pesaro. Tutti e quattro sono accusati di aver fabbricato e testato ordigni incendiari.

L'inchiesta dell'Arma è scattata a seguito di un capillare monitoraggio del territorio (coinvolto anche il pesarese e il bolognese), unito alla sorveglianza di canali social, siti d'area e profili web riconducibili a gruppi eversivi.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a febbraio di quest’anno il gruppo avrebbe confezionato diverse bottiglie incendiari "Molotov" e per provarne la reale potenzialità offensiva, si sarebbe ritrovato a Pesaro all'interno di un capannone industriale abbandonato, per far esplodere gli ordigni provocando vari principi d'incendio e deflagrazioni. 

Nel corso delle perquisizioni eseguite dalle forze dell'ordine anche nel Riminese, i Carabinieri hanno posto sotto sequestro tablet, smartphone e computer, destinati ad essere analizzati dagli esperti informatici. Oltre ai dispositivi digitali, è stato trovato anche materiale cartaceo contenente guide, appunti e istruzioni dettagliate su come realizzare e utilizzare manufatti incendiari. 

Dalle verifiche condotte finora, i giovanissimi risulterebbero vicini a collettivi studenteschi e ambienti riconducibili alla matrice antagonista e anarchica locale. Gli inquirenti sono ora al lavoro per decifrare l'esatta portata della loro condotta: si cerca di capire se la fabbricazione delle molotov rappresentasse un "atto preparatorio" per scalare gerarchie e accreditarsi all'interno degli ambienti eversivi, o se fosse invece il preludio ad azioni dimostrative già programmate sul territorio.

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