Don Oreste, in Consiglio un minuto di silenzio. Il cordoglio di Zavatta


“Oggi Rimini ha tributato l’estremo saluto a Don Oreste Benzi ed io confesso l’insufficienza e l’inadeguatezza delle mie parole ad esprimere il dolore, l’emozione e il cordoglio che una folla immensa ha manifestato in questi giorni di lutto.
Don Oreste non è stato solo un prete innamorato dei poveri, degli ultimi, dei diseredati; è stato anche un uomo di grande intelligenza e talento, capace di realizzare una Comunità, fondata sulla solidarietà e la condivisione, che opera in moltissimi Paesi di tutti i Continenti; e tutto questo esclusivamente sulla base di una profonda fede in Dio e nell’uomo.
Oggi questo prete, prete della gente, povero tra i poveri, forse il più grande prete che questo lembo di Romagna abbia mai generato, si è congedato dalla sua gente e dalla sua terra, lasciandoci una testimonianza di vita luminosa, spesa unicamente nel servire gli altri fino all’ultimo respiro, fino a trascurare anche i sintomi evidenti del male che ormai ne aveva minato la fibra forte e tenace.
Non è stato un uomo facile e condiscendente, anzi per molti versi è stato un prete scomodo anche per i tanti che pure hanno sempre condiviso il suo disegno e la sua tensione ideale.Anche il suo rapporto con la politica ha avuto spesso punte conflittuali ogniqualvolta ne avvertiva l’incapacità o, peggio ancora, la non volontà di risolvere i problemi esistenziali della povera gente. E certamente per lui che girava di notte per le strade a raccogliere barboni e prostitute, per lui che ospitava nelle sue case tutto il campionario delle più diverse emarginazioni ed emergenze umane, nulla poteva esserci di più insopportabile di una attività politica inconcludente e incapace di dare soluzioni vere ai bisogni veri della parte più debole della società. La difesa della Vita, sempre e comunque, è stata il cardine su cui ha fondato tutta la sua azione. E talvolta su questa sua difesa accanita è stato attaccato anche da molti che, di regola, ne apprezzavano l’attività.
Altro caposaldo irrinunciabile della sua filosofia di vita fu la difesa della dignità della Persona, sia che si trattasse di intervenire direttamente nelle condizioni di estrema povertà, sia che fosse necessario scendere in strada per strappare ragazze italiane e straniere da condizioni di schiavitù fisica e morale.
Prioritaria per lui fu anche la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, con la ricerca assolutamente imprescindibile di una famiglia per ogni bambino solo o in difficoltà. E poi l’amore per i disabili; le tante Comunità di recupero dalle tossicodipendenze e di sostegno ai malati di ogni tipo e le centinaia di case famiglia sparse in ogni parte del mondo.
Sig. Presidente, Colleghi, ho di proposito evitato ogni riferimento alla missione pastorale di don Oreste perché ho ritenuto che in questa sede fosse più opportuno fare riferimento alla sua gigantesca attività sociale e caritativa. Ma non posso chiudere questo mio breve commiato senza accennare alla formidabile azione formativa che questo prete con la sua “ tonaca lisa “, con la sua povertà, la sua umiltà, la sua grande interiorità, ha esercitato sin dagli anni ’50 nei confronti di tante generazioni di giovani che in lui e nelle opere da lui generate hanno visto rispecchiarsi il volto di Cristo e concretizzarsi la dottrina sociale della Chiesa.
Ci mancherà il dolce, estenuante, insistente tormento con cui ci richiamava continuamente ad una attività politica che tenesse soprattutto conto di chi non ha voce, non ha tutela, non ha difese.
Per rendere omaggio a questo nostro grande concittadino vi chiedo, Colleghi, di osservare un minuto di silenzio.”