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100 città contro il dolore

Dolore cronico, ne soffrono 11milioni di italiani. Isal: non rassegnarsi

In foto: foto di gruppo al gazebo della Fondazione Isal
foto di gruppo al gazebo della Fondazione Isal
di
Redazione
   
Tempo di lettura 5 min
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“Cosa resta del dolore?”. Questo il tema scelto per l’edizione 2026 di “100 Città contro il Dolore”, la Giornata internazionale di sensibilizzazione sul dolore cronico promossa dalla Fondazione ISAL ETS che si è svolta il 3 ottobre in piazza Ferrari a Rimini in contemporanea a tanta altre città italiane. Un interrogativo che invita a riflettere sui percorsi di ricerca, diagnosi, cura e assistenza delle persone che convivono con il dolore cronico. L’obiettivo è diffondere un messaggio fondamentale: un dolore che persiste nel tempo richiede attenzione e un percorso di cura specifico. Riconoscere fin dai primi sintomi il rischio che il dolore possa diventare cronico può infatti contribuire a intervenire tempestivamente e a limitarne le conseguenze. La campagna si rivolge anche agli operatori sanitari: la persona che soffre deve poter ricevere indicazioni chiare su come affrontare il problema ed essere indirizzata, quando necessario, verso centri e professionisti specializzati. Oltre 11 milioni di italiani convivono con il dolore cronico. Una condizione patologica che può incidere profondamente su numerosi aspetti della vita. Il messaggio della Fondazione però è di non rassegnarsi a convivere col dolore perchè qualcosa si può fare. In Italia il diritto di accesso alla terapia del dolore è riconosciuto dalla Legge 38 del 2010, che ha rappresentato un passaggio fondamentale nel riconoscimento del diritto dei cittadini ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. La normativa ha accompagnato lo sviluppo di una rete dedicata, ma la presenza dei servizi, come sottolinea la Fondazione ISAL, non è sufficiente se le persone non sanno che esistono, non ricevono le indicazioni necessarie per raggiungerli oppure non vengono accompagnate nel passaggio da una struttura assistenziale all’altra. Uno dei punti critici rimane infatti il collegamento tra ospedale e territorio: proprio nel momento in cui il paziente avrebbe maggiore bisogno di continuità assistenziale, può trovarsi a dover ricominciare autonomamente la ricerca di una soluzione. È quanto emerge anche dalle richieste rivolte al numero verde della Fondazione ISAL da ciitadini che raccontano di non essere stati indirizzati verso un centro di terapia del dolore, pur avendo già consultato diversi medici. Altri cercano informazioni perché non hanno ancora ricevuto una diagnosi oppure perché i trattamenti seguiti fino a quel momento non hanno prodotto risultati adeguati. La Fondazione richiama inoltre l’attenzione sulle persone dimesse da strutture sanitarie pubbliche e private con un dolore ancora persistente. Può trattarsi di dolore oncologico o non oncologico, oppure di una condizione insorta dopo un intervento chirurgico o un trauma. In questi casi, secondo ISAL, è essenziale che il paziente riceva informazioni precise su come comportarsi qualora il dolore continui e, quando necessario, venga avviato a una presa in carico presso i centri specialistici della rete. Senza questo passaggio, il ritorno a casa rischia di coincidere con un’interruzione del percorso di assistenza.

Le dichiarazioni

Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini:

“Rimarco l'importanza sociale di questa iniziativa. Quello del dolore cronico non può essere considerato un problema di esclusiva responsabilità degli apparati sanitari ma ha urgente necessità di essere assunto come tema di comunità e dunque assolutamente necessitante di un rapporto e un collegamento stretto e continuo con il territorio. Per questo diventa ancora più centrale la giornata organizzata da ISAL: la sensibilizzazione e la conoscenza sono il primo passo di quella consapevolezza che poi porta alla responsabilizzazione collettiva. Grazie ISAL, grazie a tutto il personale medico, sanitario e ai volontari che oggi portano questo progetto in 100 piazze del Paese”

 William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL:
“Con questa Giornata, la Fondazione ISAL vuole portare al centro del dibattito pubblico la carenza di attenzione nei percorsi assistenziali quotidiani e il vuoto nei programmi di ricerca. La cura del dolore cronico è una sfida che non può essere affrontata nella solitudine dei medici: servono aree di ricerca dedicate, maggiore innovazione terapeutica e una rete assistenziale più coesa per rendere la cura del dolore un bene collettivo. Il dolore cronico è una malattia che genera profonde disuguaglianze sociali. La Giornata del 3 ottobre nasce proprio per stimolare una riflessione su queste criticità, sulle aree di inappropriatezza assistenziale e sull’assenza di programmi dedicati a un vero impegno per la ricerca, promuovendo un modello di cura basato sulle conoscenze più avanzate e sull’ascolto dei bisogni delle persone colpite.
Resta fondamentale il riferimento alla Legge 38/2010, che garantisce in Italia il diritto all’accesso alla terapia del dolore: una conquista di civiltà che deve essere applicata in modo uniforme e resa realmente accessibile a tutti i cittadini. La missione è chiara: dare voce a chi soffre, offrire strumenti concreti di cura e affermare il diritto a una vita libera dal dolore come diritto fondamentale della persona
”.


Aderiscono all’iniziativa 
CFU – Comitato Fibromialgici Uniti e UNCI – Unione Nazionale Cavalieri d’Italia, presenti nella maggioranza delle Regioni italiane; AIES – Accademia Italiana Emergenza Sanitaria; oltre 20 associazioni di pazienti; 40 tra istituti sanitari, ospedali e farmacie, oltre a numerosi volontari impegnati nel sostegno alle persone affette da patologie caratterizzate dal dolore cronico.

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