Delegazione Camera Penale in Carcere: sovraffollamento e carenze strutturali
Un'occasione preziosa per capire lo stato di vivibilità del carcere di Rimini. Nell’ambito dell’iniziativa “Ristretti in agosto”, promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane, la Camera Penale di Rimini ha visitato l'11 settembre la Casa circondariale di Rimini. A quel giorno erano 178 le persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 118 posti e di una capienza tollerata indicata in 165 posti. A ciò si aggiunge la carenza di circa 20 unità di agenti di Polizia penitenziaria. La prima sezione, con 46 persone detenute, è stata da tempo ritenuta dalla magistratura di sorveglianza di Bologna non conforme ai principi stabiliti dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in ragione delle condizioni strutturali e igienico-sanitarie riscontrate: l’angolo cottura adiacente al servizio igienico, spazi malsani e ammalorati e docce comuni malfunzionanti. La prima sezione dovrebbe essere sottoposta a ristrutturazione insieme alla sesta sezione, chiusa da tempo e già adibita a sezione trans.
La delegazione era composta dalle magistrate del Tribunale di Rimini, Elena Crepaldi ed Eleonora Busnelli, e dei magistrati Raffaele Deflorio e Nicholas Cortini; delle universitarie Giorgia Gabetta, Margherita Amati e Cecilia Tonni; degli avvocati della Camera Penale di Rimini Tiziana Casali, Nicola Rugi, Maria Rivieccio, Annalisa Calvano e Fabio Spiotta; dell’avv. Linda Mastrodomenico, referente per il carcere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Rimini; e del avv. Enrico Amati, componente della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Era inoltre presente Giorgio Galavotti, Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Rimini.
In merito agli attesi lavori strutturali la delegazione commenta: "Occorre prestare particolare attenzione alle conseguenze organizzative degli interventi, a partire dall’eventuale trasferimento delle persone detenute in altri istituti penitenziari. In questa fase dovrebbe essere valutata, ove ne ricorrano i presupposti, la possibilità di ricorrere a misure alternative alla detenzione, evitando trasferimenti generalizzati e lontani dai legami familiari e affettivi. La continuità dei rapporti con la famiglia e con il territorio deve rimanere un elemento centrale del percorso di reinserimento sociale. Occorre precisare che la direzione dell’istituto si sta adoperando con attenzione affinché gli interventi siano attuati nel rispetto dei diritti delle persone detenute nella prima sezione, limitando, per quanto possibile, i disagi connessi alla loro esecuzione. Le condizioni della Casa circondariale di Rimini si inseriscono nella grave crisi, ormai strutturale, del sistema penitenziario italiano, segnato dal sovraffollamento, dalla carenza di personale e da condizioni che, in numerosi istituti, rischiano di risultare incompatibili con la dignità delle persone detenute. È necessario intervenire senza ulteriori ritardi".
La partecipazione congiunta di avvocati, magistrati e giovani in formazione ha rappresentato un’importante occasione di confronto e di conoscenza diretta della realtà carceraria. "Il carcere non può essere un luogo separato dalla società: la sua conoscenza deve riguardare tutti gli operatori del diritto e l’intera comunità". In particolare, è stato espresso apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dalla direttrice, Palma Mercurio, dalla comandante della Polizia penitenziaria, Aurelia Panzeca, dal personale di Polizia penitenziaria, dagli educatori, dal personale sanitario e dai volontari che operano nell’istituto, spesso in condizioni estremamente difficili.
Il prossimo 22 settembre, la Corte costituzionale sarà chiamata a esaminare la questione sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze in ordine alla compatibilità con la Costituzione dell’attuale disciplina dell’esecuzione penale, nella parte in cui non consentirebbe al magistrato di sorveglianza di disporre il differimento dell’esecuzione della pena quando la detenzione sia subita in condizioni inumane e degradanti. "Nel relativo giudizio è stata ammessa, tra gli amici curiae a sostegno dell’accoglimento della questione, anche l’Unione delle Camere Penali Italiane. Inoltre, proprio in considerazione di un’emergenza che non può più essere considerata transitoria, ma che ha assunto carattere strutturale, una delegazione della Camera Penale di Rimini parteciperà, il 19 settembre 2026 a Firenze, all’iniziativa dell’Unione delle Camere Penali Italiane “Lo stato generale dell’esecuzione penale – Anatomia di un disastro: analisi e proposte”. Sarà un confronto nazionale tra avvocati, magistrati, rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico, nell’ambito del quale saranno avanzate proposte concrete da sottoporre al Parlamento e al Governo"










