Da un telefono clonato in Sicilia il falso allarme alle Befane
L’allarme bomba al centro commerciale Le Befane del 26 dicembre scorso, rivelatosi poi falso, é partito da un numero di cellulare clonato. Lo riferisce la Polizia di Stato nella pagina Facebook della campagna “Una vita da social”. E’ stato accertato che quando é stata fatta la chiamata alle Befane per segnalare la presenza di un ordigno, il telefonino e la sim corrispondenti erano sotto sequestro della Polizia postale di una città siciliana, quindi il cellulare era per forza di cose spento.
L’apparecchio, intestato a un ragazzino, era stato sequestrato perché nei giorni precedenti, sempre da quel numero, erano partiti altri allarmi analoghi per segnalare la presenza di bombe in luoghi pubblici di diverse città italiane. Una volta rintracciato, di fronte alla richiesta di spiegazioni dei poliziotti, il proprietario si era dichiarato innocente sostenendo di non essere stato lui a fare quelle chiamate.
Poteva sembrare la classica scusa ma, visto quello che é accaduto in seguito, ha iniziato a prendere quota l’ipotesi che il giovane stesse
dicendo la verità. Ora il sospetto è indirizzato a qualcuno, tra i conoscenti del giovane siciliano, che può aver clonato il numero attraverso un software scaricato su internet per poi utilizzarlo alle spalle del ragazzo. Si potrebbe quindi trattare di un episodio di cyberbullismo.
I responsabili oltre a questo reato dovranno rispondere anche di procurato allarme. La telefonata partita il 26 dicembre al centro commerciale riminese, era stata preceduta da una chiamata molto simile solo tre giorni prima, poi risultata provenire da
un’utenza diversa.












