Crollo della chiusa sul Ronco, due riminesi condannati per disastro colposo
Sette condanne, due assoluzioni e un grande interrogativo rimasto senza risposta. Si è chiuso così davanti al Tribunale di Ravenna il processo penale di primo grado per il crollo della chiusa di San Bartolo, avvenuto sul fiume Ronco il 25 ottobre 2018. Quel giorno la struttura cedette all’improvviso durante i lavori per una nuova centrale idroelettrica. Sulla passerella si trovava Danilo Zavatta, tecnico della protezione civile di 52 anni: precipitò nel fiume e morì travolto dalle macerie.
L’accusa di omicidio colposo, però, è stata dichiarata prescritta per gli imputati a cui era contestata, lasciando quella morte priva di responsabilità penali. Il tribunale ha invece riconosciuto il disastro colposo, infliggendo sette condanne con pene fino a due anni e otto mesi. Tra i condannati figurano due volti noti del territorio riminese: l'allora ingegnere dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, con un incarico relativo all’area di Cesena e Forlì, Davide Sormani (difeso dall'avvocato Cristiano Basile del foro di Rimini) e Mauro Vannoni, ex sindaco di Santarcangelo ed ex dirigente del Servizio Area Romagna (difeso dall’avvocato Mariano Rossetti del foro di Bologna). Per entrambi la pena è di due anni di reclusione, con sospensione condizionale e non menzione nel casellario giudiziario. +
Al centro dello scontro peritale il cosiddetto 'sifonamento': l’acqua che s'infiltra nel terreno creando gallerie invisibili che indeboliscono la struttura fino al cedimento. La difesa ha sostenuto che il crollo fosse legato all'interazione tra la vecchia chiusa e il cantiere della nuova centrale, e non a una piena del fiume. Una ricostruzione non accolta evidentemente dal giudice monocratico.










