Indietro
menu
la sentenza

Consegna all’antiquario un tabernacolo rubato, rampollo riminese condannato per ricettazione

In foto: la chiesa di San Lorenzo in Guinza
la chiesa di San Lorenzo in Guinza
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
Tempo di lettura 2 min

Un anno e nove mesi di reclusione, pena sospesa. E’ questa la condanna inferta questa mattina dal gup del tribunale di Rimini, Vinicio Cantarini, nei confronti di un 39enne rampollo riminese, imputato per la ricettazione di un antico tabernacolo. Secondo l’accusa, il riminese (difeso dall’avvocato Piero Ippoliti), avrebbe consegnato per un restauro il sacro cimelio, risultato rubato, a un antiquario di Sant’Angelo in Vado che, secondo le indagini, sarebbe stato all’oscuro dell’illecita provenienza dell’oggetto.

Sono stati i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Ancona, durante un controllo nel negozio di antiquariato, a riscontrare che il tabernacolo in legno policromo era lo stesso scomparso dalla chiesa abbandonata di San Lorenzo in Guinza a Mercatello sul Metauro, in provincia di Pesaro Urbino. A detta dell’antiquario, sentito in udienza, a consegnargli l’opera era stato proprio il rampollo riminese. La prova? La fotocopia della carta d’identità che il 39enne gli avrebbe lasciato insieme al cimelio.

L’imputato, che ha sempre respinto le accuse, ha raccontato un’altra verità. All’antiquario avrebbe venduto delle vecchie applique da parete e, a riprova della liceità della provenienza degli oggetti venduti, gli avrebbe lasciato su richiesta dell’acquirente una copia del suo documento d’identità. Una versione, quest’ultima, che però non ha convinto il giudice. Così, a fronte di una richiesta di condanna a 3 anni da parte della pubblica accusa, è arrivata una sentenza di colpevolezza in abbreviato a quasi due anni.

Altre notizie
di Roberto Bonfantini
VIDEO