Coniuge lasciato fuori da ambulatorio. Ausl farà indagine interna
Dopo l'episodio avvenuto al pronto soccorso dell'ospedale Ceccarini di Riccione, che ha coinvolto due coniugi riccionesi (vedi notizia) arriva la precisazione dell'azienda sanitaria. Nella nota, firmata dalle dottoresse Bianca Caruso, Direttore Presidio Ospedaliero Riccione-Cattolica e Rosa Intermite Direttore Pronto Soccorso e Med. d’Urgenza Riccione, vengono spiegate le regole sugli accessi dei familiari, viene però anche ribadito che la professionalità non possa prescindere dall'empatia, ecco perchè l'episodio sarà oggetto di indagine interna per migliorare la comunicazione tra operatori e cittadini, affinché le regole necessarie vengano trasmesse con la dovuta garanzia di garbo e umanità.
"In riferimento all’articolo pubblicato sulla vostra testata online giovedì 16 aprile, dopo la segnalazione di una famiglia, desideriamo innanzitutto esprimere il nostro rammarico per l’esperienza vissuta dai coniugi riccionesi. La nostra missione è garantire che ad ogni utente sia riservata la massima attenzione e cortesia.
Pur comprendendo il desiderio di vicinanza dei familiari, è doveroso precisare che la limitazione all’accesso durante le procedure mediche e l’accettazione sono dettate dal rispetto della normativa sulla privacy e del diritto alla riservatezza che appartengono esclusivamente al paziente: il legame di parentela o di matrimonio non conferisce automaticamente il diritto di assistere alla prestazione medica e conoscere i dati sanitari. E’ riconosciuto il diritto del paziente, su sua esplicita richiesta e accettazione quando il medico ne chiede conferma, di farsi assistere durante la visita da una persona di fiducia, tuttavia questo diritto deve sempre armonizzarsi con le esigenze organizzative e di sicurezza della struttura sanitaria e delle cure. Proprio per questo nei Pronto Soccorso dell’AUSL della Romagna l’acceso di parenti e accompagnatori è regolato e di norma limitato nelle aree di cura, per evitare affollamenti. La Carta dei Servizi e le normative regionali garantiscono il diritto di avere un accompagnatore accanto nei seguenti casi: minori di 18 anni; donne in stato di gravidanza o puerpere; persone con disabilità; pazienti fragili e non autosufficienti; persone con barriere linguistiche. Per tutti gli altri pazienti, l’accompagnatore può restare nella sala di attesa dedicata.
L’ingresso nelle aree cliniche è valutato dall’infermiere di triage/ambulatorio o dal personale medico in base alle condizioni cliniche e alla mole di lavoro in Pronto Soccorso Nello specifico caso la signora durante la visita in ambulatorio non ha mai richiesto la presenza del coniuge, comunque restato accanto all’utente sia durante l’attesa nella sala di accettazione del triage sia nella sala di attesa interna in prossimità dell’ambulatorio durante l’iter diagnostico terapeutico e dimissione. E’ doveroso evidenziare come alla dimissione i coniugi hanno salutato cordialmente il medico responsabile della presa in carico e nessun operatore delle forze dell’ordine si è interfacciato con il personale medico presente in servizio. L’Ufficio Relazioni con il Pubblico, punto di contatto fondamentale tra il cittadino e le strutture del Servizio Sanitario, fornirà in maniera dettagliata i chiarimenti richiesti con la segnalazione. Riteniamo però che la professionalità non possa prescindere dall’empatia. Se i modi utilizzati da uno dei nostri operatori sono risultati scortesi, ce ne scusiamo: non è lo standard di accoglienza che ci prefiggiamo. L’episodio sarà oggetto di indagine interna per migliorare la comunicazione tra operatori e cittadini, affinché le regole necessarie vengano trasmesse con la dovuta garanzia di garbo e umanità"












