Congresso PD. Gnassi: proposte, non personalismi. La risposta a Magrini
Magrini, in risposta a Vitali sulla tempistica della comunicazione della sua scelta, aveva citato oggi anche il caso di Gnassi, che rimase assessore in Provincia anche dopo la nomina a segretario provinciale del partito (vedi notizia.
Il sindaco di Rimini, a sua volta, ricorda a Magrini come lo statuto fosse differente e come lui fosse rimasto assessore per completare alcuni progetti in accordo con l’allora presidente dell’ente. La puntualizzazione di Gnassi rientra in un lungo intervento in cui si invita a lasciar perdere le dinamiche correntizie che non si fanno capire dai cittadini e rischiano solo di incartare il partito.
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L’intervento di Gnassi:
Credo utile spendere una riflessione più approfondita sul dibattito congressuale del Partito democratico, ora che entra nel vivo e dal quale potranno scaturire due scenari.
Il primo può restituire un’idea concreta e necessaria circa l’orizzonte dell’Italia e di Rimini. Il secondo invece incartarsi in dinamiche
correntizie che parlano all’interno e non si fanno capire dagli italiani e dai riminesi. Gli scenari possibili dipendono dalla responsabilità di tutti
e soprattutto dell’autorevolezza dei profili e delle proposte politiche di chi si candida a livello locale e nazionale.
Il PD è una grande forza democratica che non ha capi o capoccia e per questo- con le idee, le proposte, i profili personali di Civati, Cuperlo e
Renzi- sta già seminando il terreno per una nuova classe dirigente, archiviando (con sofferenza, ma comunque facendolo!) una fase anche troppo lunga di ‘ordinaria manutenzione dirigenziale’. Ce ne fossero di partiti con questo coraggio, a destra, a sinistra, in basso o in alto dove splendono
le stelle! Altrochè movimenti ‘a trazione padronale’.
Non registro finora la stessa determinata dinamica nei meccanismi locali.
Ogni seria piattaforma politica e programmatica da avanzare per il territorio riminese dovrebbe incardinarsi su tre assi: diagnosi dei problemi, proposte politico programmatiche di soluzione, profilo capace di interpretarle. Quanto avvenuto lunedì sera nella Direzione provinciale del
PD pare indirizzato verso tutt’altra direzione che porta dritti al secondo scenario sopra citato: conte tra gruppi ristretti e auspicio di essere
trainati per inerzia dalle candidature nazionali. Raccolgo le perplessità di tanti, della gente del PD: a tutt’oggi non si riesce a valutare minimamente le candidature sulla base di proposte programmatiche sostenute apertamente e coraggiosamente. Le due candidature sono state motivate con ‘Mi sono consultato con un gruppo di amici e ho deciso di candidarmi’ e ‘Ho sondato alcuni compagni e ho scelto di candidarmi’. Nulla di male, ma la forma stessa e il contenuti con i quali sono stati espresse le candidature ad oggi rischiano non di rafforzare ma di indebolire un partito che ha grossi problemi. L’unico fatto politico emerso è come queste candidature siano il frutto di aspettative e scelte personali (certo
legittime) e correnti piuttosto che proposte per il bene comune del territorio riminese: dalla tenuta della sanità alla mobilità interna e con
il resto del Paese e del mondo, dalla crisi economica all’organizzazione di un nuovo welfare sussidiario e relazionale dalla necessità di innovare e superare un modello politico istituzionale anche in Emilia Romagna che fatica a rappresentare la società e i territori, alle politiche di area vasta. Ci sono nomi che si propongono in forza di ‘consultazioni con un
gruppo di compagni o di amici’ ma non è dato sapere cosa si pensa sulla fine di un modello di sviluppo che, a Rimini, ci ha lasciato irrisolti
problemi enormi come un sistema fognario inadeguato che magari qualcuno pensava di silenziare con documenti pomposi, senza piani realizzabili o questioni come quelle della mobilità tra i diversi comuni del territorio o
questioni più limitate come ponti di collegamento lasciati ‘in precarie condizioni’ sino a oggi senza dire e soprattutto fare nulla.
Chiunque ci mette la faccia e avanza una candidatura per rappresentare il PD va apprezzato e sostenuto. Persino protetto e aiutato. Ma non basta. Per ridare dignità e ruolo alla politica e recuperare almeno un solo pezzo di fiducia dei cittadini verso la politica stessa avendo la forza di non farsi imbrigliare o spingere da interessi e i corporativismi di fazioni e correnti che danno il semaforo verde alla tua candidatura. Umiltà di chiedersi se la piattaforma politico programmatica che si propone con la propria scelta è quella più adatta oggi manca anche questa c’è solo ‘Ho deciso. Oppure oo sondato alcuni compagni/amici e ho deciso di candidarmi’. Intanto non si risponde alla domande vere: perché il 75% dei votanti del PD sono, pensionati e dipendenti pubblici e non anche lavoratori piccoli medi imprenditori , artigiani professionisti, giovani? Una caricatura di confronto tra correnti o aree “più moderate o più di sinistra” Una rappresentazione caricaturale dove si è da una parte più “per il cambiamento” e dall’altra parte “più di sinistra” senza però mai
entrare nel merito delle proposte e delle questioni non aiuta a rispondere alle domande vere. Perché a Rimini ad essere la meno convinta delle misure fiscali, tassa di soggiorno, necessarie a sostenere da un lato investimenti
per il turismo e dall’altro lato equità fiscale e meno tasse per chi ha meno, è stata buona parte di coloro che adesso nella caricatura congressuale si definiscono più a sinistra?
Perché non si dice nulla sui problemi locali del partito, dai Comuni commissariati, ai debiti in bilancio, della prossima tornata elettorale con
21 Comuni alle urne? Quali idee programmatiche, quale profilo migliore per rispondere a ciò? Era un delitto chiedersi questo in direzione prima delle scelte personali o di qualche gruppo? Tra i tanti difetti che ho c’è quello della schiettezza. Se devo fare una battaglia o una proposta la
faccio a viso aperto, dichiarata. Franca, anche dura, ma dichiarata. Dentro al PD ad esempio per affermare una linea politica che passasse dallo
sviluppo quantitativo ad uno qualitativo sostenibile. Da Sindaco per affermare l’idea di una città sostenibile con fogne adeguate e meno
mattone. La ricerca della massima condivisione su questi punti non vuol dire unanimismo ne la ricerca di una candidatura unitaria ma pretendere che chi si candida parli di questo. A queste domande si risponde con ‘ho sentito il mio gruppo di amici/compagni e poi ho scelto’?
Il congresso riminese, nato in questa maniera, mi auguro non prosegua su questa falsariga. Salire sul carro, cambiare, essere più di sinistra? Qui
il tema è un altro: idee e proposte chiare per uscire dal fosso.
Mi auguro che si affrontino i problemi si diano risposte senza proseguire la corsa a chi fa più telefonate o ‘cammella’ più gente fidata al voto.
Un rischio che si percepisce tutto. E la stessa debolezza la si percepisce nelle sommarie giustificazioni di uno dei due candidati circa la sua incompatibilità di candidato con il ruolo di pubblico amministratore.
Ricordo a Magrini, che mi tira in ballo, che il PD nasce perché aperto a un confronto di idee e non come altra stazione per una carriera che ha già
toccato altri incarichi. Nell’aprile 2007 io divenni segretario reggente dei Democratici di Sinistra, con un altro statuto, per costruire il percorso che già tre mesi dopo avrebbe chiuso una storia e fondato PD. Altra epoca, altra storia, altri Statuti. Rimasi a maggio e giugno assessore provinciale perchè mi si chiese oltre che di traghettare il percorso verso il PD mi si chiese anche di chiudere come assessore partite e prodotti turistici strategici per Rimini in accordo e in assoluta sintonia con il presidente
della Provincia di allora informato preventivamente di ogni mio passo nel partito. Poi diedi le dimissioni e fui eletto segretario del PD all’inizio del 2008 sprovvisto di incarichi e prebende, sulla base di una proposta programmatica costruita negli otto mesi precedenti. Aggiungo anche che aprii una partita iva, perché non si deve vivere di politica che deve rimanere una parte della propria vita e del proprio lavoro. Ricordo anche che quando mi candidai alle primarie del centrosinistra per il comune di Rimini lo feci
lasciando prima qualsiasi incarico e affrontando le primarie molto più tardi venendo da un percorso autonomo di lavoro e con una proposta programmatica costruita e proposta prima di ogni decisione. Una proposta programmatica inesistente in chi si candida ora. Per questo non posso che
esprimere la mia preoccupazione.
Mi scuso ancora per la lunghezza della riflessione, magari qua e là disordinata ma anche in questo caso a prevalere è il mio difetto: la
schiettezza.










