Concordato aeroporto: per la creditrice CBR proposta solida
Tre, per Boschetti, gli obiettivi cui tendere attraverso questo percorso: consentire ai creditori di avere qualche soddisfazione (tra l’altro con un livello percentuale superiore a tanti altri concordati in corso – scrive Boschetti), dare alla società una nuova compagine privata e garantire alle aziende del territorio un’opportunità di lavoro per il futuro. Pur rispettando l’attività del tribunale il presidente della CBR valuta le riserve del commissario troppo severe. Per Boschetti l’eventuale chiusura dell’aeroporto non sarebbe un danno solo per gli albergatori, ma anche per centinaia di piccole e medie imprese, negozi e pubblici esercizi che hanno nei loro fatturato gli oltre 800 milioni di euro di indotto dello scalo. Inoltre se il Fellini fallisse i creditori non vedrebbero neanche in centesimo.
Di seguito la nota integrale di Giampiero Boschetti, presidente CBR:
E’ sempre più chiaro che c’è in ballo il destino di un volano economico decisivo per il territorio, sul quale in questo frangente di enorme difficoltà contano centinaia di imprese, coi loro dipendenti e quindi le loro famiglie.
La CBR si è trovata coinvolta nella vicenda in veste di creditore ed ha aderito al percorso coordinato da Carim per arrivare ad una soluzione che può raggiungere tre obiettivi fondamentali.
Il primo è quello di consentire a molte aziende che vantano crediti di avere una qualche soddisfazione ed il livello percentuale previsto è certamente superiore ai tanti – purtroppo – concordati che stiamo vedendo in questo periodo.
Il secondo è quello di dare alla società di gestione del nostro aeroporto una dimensione nuova, nella quale il privato – con le sue logiche di stretta adesione alle regole del mercato – può gestire la Spa con migliori risultati.
Il terzo riguarda il futuro. E’ importante che tante imprese abbiano una qualche soddisfazione economica rispetto al passato, ma è fondamentale che sia data loro l’opportunità di poter contare anche nei prossimi anni su occasioni di lavoro.
La domanda di oggi è: è possibile arrivare a questi tre obiettivi?
Faccio alcune considerazioni
a) La proposta di concordato è a mio parere solida e fattibile, anche perché a investire e a ‘certificare’ i numeri di sviluppo dell’aeroporto sono fondamentalmente i creditori, ovvero le imprese, che non hanno interesse a rappresentare uno scenario impossibile. E’ una proposta concordataria condivisa da aziende e istituti che vivono, lavorano, credono in questo territorio.
b) Credo sia un errore pensare che il danno economico derivante dalla chiusura dell’aeroporto riguarderebbe quasi solo gli albergatori che riempiono le camere con i russi. Gli oltre 800 milioni di euro di indotto dello scalo sono nel fatturato di centinaia di piccole e medie imprese, negozi, pubblici esercizi. Se tante vetrine sono chiuse e quelle aperte mostrano spesso messaggi in cirillico, significa che l’attività aeroportuale è decisiva. Così come i menu dei ristoranti, o le imprese di trasporto. L’elenco sarebbe lunghissimo.
c) Se l’aeroporto fallisse i creditori non riceverebbero più un centesimo. Le aziende medio grandi ne avrebbero un danno consistente, ma per imprese ancora più piccole il danno può essere mortale.
d) Abbiamo tutti il giusto e doveroso rispetto per l’attività del Tribunale, che aveva ammesso tre mesi fa la proposta. Per quel che mi è dato di conoscere, le riserve del commissario mi paiono molto, troppo severe. Il Piano a mio parere è assai impegnativo per Aeradria, non sarà semplice venirne fuori, ma è scritto con giudizio e da chi conosce cosa è in grado di fare questo territorio, anche dalle imprese, che hanno il solo e unico interesse di tutelare loro stesse, quindi i loro dipendenti e in definitiva il territorio in cui operano e agiscono. Ricordo, ad esempio, che già l’esercizio 2013 depurato delle spese di procedure varie che si sono rese necessarie, sarebbe praticamente già in parità.










