Concessioni demaniali. CGIL: al lavoro subito. Filipucci: Barnier sbaglia
Agli operatori balneari l’invito è ad un atteggiamento imprenditoriale più costruttivo e non arroccato su protezionismi a rischio di infrazione europea.
Sul tema interviene anche Ezio FIlippucci, presidente dell’associazione Bar e Ristoranti di Spiaggia a Riccione, che stronca la risposta del commissario europeo Barnier a un’interrogazione di Cofferati. Come e ancora più della Spagna, afferma Filippucci, l’Italia ha il diritto di vedere tutelate le proprie realtà imprenditoriali.
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La nota della segreteria della CGIL e della FIlcams CGIL di Rimini:
Concessioni di spiaggia: la proroga al 2020 sia occasione di confronto e di cambiamento per tutelare la qualità e il lavoro
Dopo la proroga di 5 anni ottenuta dal Governo italiano per il rinnovo delle concessioni di spiaggia, si assiste nell’attuale clima pre-elettorale a un nuovo “pressing” di alcune categorie dei bagnini per “fare come la Spagna”, ovvero ottenere decine e decine di anni di proroga.
Proprio in questi giorni è stata chiarita da parte del commissario per il Mercato interno e i servizi Michel Barnier la posizione dell’Unione Europea indisponibile a considerare proroghe successive alla scadenza del 2020 per l’Italia, che non presenta le stesse caratteristiche della Spagna, in merito all’applicazione della direttiva europea sui servizi dati in concessione.
Riteniamo a questo punto ineludibie l’apertura di un confronto utilizzando il tempo di proroga già accordato, confronto che deve svilupparsi con tavoli di approfondimento e verifica a livello regionale e locale, e del quale riteniamo di dover essere parte fondamentale.
Il tema delle concessioni di spiaggia può e deve diventare un’occasione per creare le basi di una effettiva riqualificazione dell’arenile, attraverso la scelta di raccordare le normative europee con l’esigenza di abbattere il peso della rendita di posizione, che costituisce oggi un freno e un limite alla necessità di investimenti nel settore.
I bandi dovranno contenere punti per noi irrinunciabili, al fine di ridurre il peso della rendita, e al tempo stesso non aprire la strada a soggetti economici interessati esclusivamente alla speculazione o peggio legati alla criminalità.
In primo piano va posta la tutela delle persone che lavorano e delle professionalità acquisite, del rispetto delle norme sul lavoro e dell’impegno a garantire la continuità lavorativa mantenendo l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro sottoscritti dai soggetti maggiormente rappresentativi, per evitare che si estendano forme di sfruttamento come elemento di una competitività perdente per tutto il sistema, e si affermi invece un concetto di qualità del servizio e di qualità del lavoro.
Riteniamo vadano individuati dei criteri condivisi per l’assegnazione ai concessionari, che possiamo di seguito così sintetizzare:
individuare rigorosamente requisiti etici e professionali, cui subordinare la partecipazione al bando, con particolare riguardo al rispetto delle norme sul lavoro e sulla sicurezza, e alla salvaguardia dei posti di lavoro.
riconoscere punteggi all’esperienza precedente del concessionario, ma soprattutto al piano di investimenti e dei servizi e all’impegno a dare continuità ai contratti di lavoro stagionali preesistenti e ai contratti collettivi di lavoro.
Per quanto riguarda i concessionari attuali, riteniamo che l’aver ottenuto la proroga fino al 2020 , dovrebbe suggerire un atteggiamento più costruttivo e progettuale, finalizzato ad utilizzare gli anni futuri per creare le condizioni imprenditoriali per aspirare alla continuità, invece di continuare a pretendere politiche protezionistiche, a rischio di procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea a carico dei cittadini italiani.
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L’intervento di Filippucci:
Il Governo Iberico motiva la proroga delle concessioni per salvare 3.000 chiringuitos e 100.000 lavoratori.
Di questi 3.000 chiringuitos, 1.300 sono ristoranti e 1.700 chioschi, che prima della riforma avevano una concessione di massimo 15 anni e con la riforma sarà da un minimo di 30 ad un massimo di 75.
Quattro anni di autorizzazioni con la riforma saranno dati ai chioschi di gelato o bibita che prima venivano smontati ogni anno, e che in realtà come si possono vedere sulle spiagge spagnole sono veri e propri container amovibili con una semplice motrice.
Ma l’errore più grave e grossolano è definire la nostra spiaggia come un bene naturale “scarso” visto che su 7.458 km di costa di cui 4.000 km balneabili solo 900 km sono quelli occupati dalle attuali concessioni, quindi il 22.5 % del balneabile.
Se consideriamo che dei 3.458 non balneabili, la maggior parte sono aggi occupati da basi militari, ferrovie, industrie inquinanti e discariche, tutte attività quindi riconvertibili in attività turistiche, sicuramente meno impattanti con buona pace degli ambientalisti e con una distribuzione del reddito più equa vista la caratteristica delle imprese famigliari nel nostro settore, la percentuale dell’area occupata dalle concessioni oggi, sul totale diminuisce probabilmente fin sotto il 10%.
La gravità di quest’errore è dovuta al fatto che definendo scarsa la risorsa spiaggia, le concessioni rientrerebbero secondo Barnier nell’eccezione, cioè l’articolo 12 che prevede l’evidenza pubblica.
Se invece si considera la spiaggia Italiana bene non scarso, si deve applicare la regola prevista dalla direttiva Bolkestein all’art 11 che prevede una durata illimitata del titolo.
Considerando che la Spagna ha 4.000 km di costa in totale, e l’Italia quasi 8.000 km, allora come fa Barnier ha dichiarare “scarsa” quella Italiana?!?
A questo punto c’e’ da chiedersi chi fornisce i dati al Commissario .
C’è da dire che Barnier non è nuovo ad errori grossolani come dichiara la Corte di Giustizia Europea, che ha bocciato per incompatibilità con il diritto e le competenze delle Istituzioni Comunitarie, una sua proposta sull’istituzione di un tribunale unico del brevetto Ue già un anno fa come si legge nell’articolo del Sole 24 ore del 16 gennaio 2012 a firma di Adriana Cerretelli, perché invece di diminuire i costi delle aziende con il suo provvedimento sarebbero aumentati.
Per quanto riguarda la possibilità di creare nuova concorrenza quindi come dimostrato c’è ancora ampio spazio se mai c’è ne fosse ancora bisogno visto che a competere ci sono già 30.000 partite Iva nel nostro settore.
Cosa dire poi della ristorazione sulle autostrade, della raccolta dei rifiuti o delle concessioni per gioco d’azzardo, tutti mercati in mano a oligopoli formate da grosse multinazionali? Barnier in quanto a concorrenza, su questi mercati cos’ha da dirci?
Quindi non è la Bolkestein che mette all’evidenza pubblica le concessioni come anche i giornali scrivono da due anni, ma Michel Barnier con gli errori citati, già presenti nella ormai famosa procedura d’infrazione al nostro paese, e mai contestati dai Governi Italiani.
A questo punto vista la ritrovata unità fra tutti i Sindacati è quanto mai urgente un confronto vero con la Commissione
Europea ai massimi livelli per riportare la questione balneare Italiana su un piano di corretta applicazione dei principi Europei e di una altrettanto corretta gestione del patrimonio ambientale, turistico e imprenditoriale Italiano.
Ezio Filipucci
Presidente Asso. Bar rist spiaggia di Riccione
Componente del direttivo Emilia Romagna Fiba Confesercenti












