Cimice sull'auto del generale Cecchi, assoluzione per il presunto spionaggio
Tutto ha inizio nel settembre del 2021, quando il generale Enrico Cecchi, ex comandante della Guardia di Finanza di Rimini, scopre una microspia e un localizzatore Gps nascosti sulla sua auto. Scatta immediatamente la denuncia alle Fiamme Gialle e l'avvio delle indagini coordinate dalla Procura riminese. Lo stesso Cecchi sospetta fin da subito che lo spionaggio sia legato a motivi politici su San Marino, dove svolgeva l'incarico a titolo gratuito di consulente per il segretario di Stato alle Finanze, Marco Gatti. Risalendo al codice Imei del dispositivo e alla scheda Sim, le investigazioni portano a processo un ex buttafuori riminese di 55 anni, conoscente del generale, e il titolare di un negozio di telefonia di Rimini, di 45 anni, assistito dall'avvocato Luigi Patimo, accusato di aver fornito schede fittiziamente intestate.
Ora il Tribunale monocratico di Rimini ha emesso la sentenza di primo grado. L'ex buttafuori, che ha sempre respinto l'ipotesi di spionaggio, difeso dall'avvocato Piergiorgio Tiraferri, è stato assolto dall'accusa di interferenze illecite nella vita privata "perché il fatto non sussiste", mentre per l'esercizio abusivo della professione di investigatore privato è scattata la prescrizione. Entrambi gli imputati sono stati invece condannati a 3 mesi di reclusione, con pena sospesa, per la ricettazione delle Sim card. Il giudice ha infine respinto la richiesta di risarcimento avanzata dal generale Cecchi. Per conoscere le motivazioni bisognerà attendere 60 giorni.










