Chimatemi Riviera. La nuova puntata è una "Notte Raminga"
Notte Raminga "Appunti notturni su una Riviera che ha smesso di sognare".
C'è una Riviera che, nella letteratura italiana, nasce come promessa. Quella che colpisce Marco Bauer in Rimini di Pier Vittorio Tondelli: una città magnetica,
eccessiva, vitale, capace di inghiottire e trasformare chi la attraversa. Una Riviera ancora carica di tensione simbolica, di desiderio, di ambiguità fertile. Notte Raminga riparte idealmente da lì, ma lo fa quarant'anni dopo, quando quella promessa si è consumata, e ciò che resta è soprattutto "inerzia".
Non più l'impatto folgorante di una città che seduce, ma la deriva lenta di un luogo che si ripete.
La Riviera di oggi non esplode: "scorre", gira su se stessa, ricalca i propri passi come una pista battuta troppe volte. Ed è proprio questa differenza che Notte Raminga mette in scena, senza proclami, senza nostalgia dichiarata, ma lasciando che sia la notte a parlare. Questo racconto nasce da una presa diretta.
È il primo capitolo, dell’intera raccolta, scritto osservando le notti dalla posizione più defilata e più privilegiata possibile: "un bancone di reception di un hotel centrale". Un punto fermo mentre tutto si muove. Da lì, notte dopo notte, è stato possibile registrare non solo il ritmo della Riviera, ma le sue trasformazioni progressive: i flussi umani, i linguaggi, le posture, le facce. E soprattutto i segni evidenti di un degrado che non è solo urbano, ma culturale e sociale.
Le notti scorrono davanti come un fiume torbido. Cambiano le "tribù" che attraversano i viali e la distanza tra il mare e gli hotel: dopo le famigliole che si ritirano presto dall’enorme “vasca” che è Riviera, è l’ora di giovani sempre più spaesati, bande, teppismi, maranza, ostentazioni volgari, micro-violenze normalizzate.
Tutto avviene senza strappi clamorosi, ma con una continuità inquietante. Notte Raminga non racconta un evento: racconta "un clima". Il tono resta volutamente ironico, a tratti sarcastico. Si sorride, si riconoscono figure, situazioni, rituali che appartengono all'immaginario balneare. Ma è un sorriso che dura poco. Perché l'ironia, qui, non alleggerisce: "scava".
Più la narrazione procede, più emerge la sensazione di un eterno ritorno, di una Riviera che offre sempre le stesse promesse – piacere, sballo, evasione – a corpi sempre più giovani, sempre più stanchi, sempre meno attrezzati per sostenerle. In questo senso, Notte Raminga è più di un incipit, molto più di un racconto autonomo. È la "scena", il tappeto su cui scorrono tutte le altre storie del libro. È l'ambiente, l'aria, il rumore di fondo che accompagna tutti gli altri racconti. Qui si definisce lo spazio morale e sensoriale in cui tutto accade: una Riviera che non dorme mai, ma proprio per questo "non sogna più".
Se la Rimini di Tondelli, intesa come una lunga striscia di sabbia, asfalto e cemento, che fa la Riviera era ancora un luogo di iniziazione, oggi appare come un luogo di ripetizione. Dal secchiello alla pasticca, dalla nonna alla chimica, il tempo non avanza: "si avvita". E Notte Raminga cerca di mostrarlo senza spiegare, senza giudicare, limitandosi a registrare il passo stanco di una notte che assomiglia a tutte le altre. È un racconto che accompagna l'ascoltatore.
Lo prende per mano con una lingua ipnotica, quasi musicale, lo fa camminare lungo la pista, lo lascia sorridere. Poi, piano, lo abbandona davanti a una sensazione difficile da ignorare: che qualcosa si sia rotto da tempo, e che continuare a chiamarlo divertimento sia solo un modo per non doverlo nominare.
Buon ascolto












