Bancarotta fraudolenta. Le Fiamme Gialle sequestrano il Grand Hotel di Riccione
Il dominus dell'operazione è un uomo residente a Cuba ma domiciliato a Riccione. A lui e ad altre cinque persone sparse per l'Italia sono arrivati i militari del Comando Provinciale di Rimini, che nella mattinata di martedì hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dal PM, di immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie per un valore complessivo di 29 milioni di euro. Al centro dell'operazione il Grand Hotel di Riccione. Sono state eseguite perquisizioni nelle province di Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari. Ai 6 indagati si contestano reati di bancarotta fraudolenta.
Le indagini erano partite a seguito del fallimento dichiarato dopo il rigetto di un Concordato Preventivo, di una società con sede a Riccione, proprietaria dell'importante e prestigiosa realtà alberghiera della Perla Verde. I finanzieri, coordinati dalla Procura della Repubblica, sono riuscite a scoprire un complesso sistema fraudolento finalizzato alla sottrazione del Grand Hotel alla procedura, mediante il ricorso strumentale a contratti di affitto d’azienda stipulati con società amministrate da prestanome, le cosiddette “teste di legno”, riconducibili al reale dominus dell’intero intreccio societario, l'uomo domiciliato nella Perla Verde.
Le società per anni hanno omesso il pagamento dei canoni di locazione dovuti alla società proprietaria, determinandone l’insolvenza ed il successivo fallimento. Inoltre, nonostante l’assenza di qualsiasi titolo legittimante, il patrimonio immobiliare non è stato mai riconsegnato alla società proprietaria né, successivamente alla dichiarazione di fallimento, alla Curatela Fallimentare, continuando ad essere gestito abusivamente, tramite la stipula di ulteriori contratti di subaffitto d’azienda fittizi, da qui il nome dell'operazione "Infinity Rent". Il dominus viveva nella struttura dove durante il sequestro di questa mattina sono stati trovati una quindicina di turisti, invitati a trovare una nuova sistemazione. Attivo anche il bar, la sala convegni e il giardino che ospitava anche alcuni eventi. Sequestrato anche il parcheggio dell'albergo.
Nonostante la revoca delle licenze, la gestione commerciale delle strutture è proseguita senza soluzione di continuità, arrecando danno sia alla procedura fallimentare, che all’Erario, visto che gli incassi erano effettuati prevalentemente “in nero”. L’operazione è stata svolta anche con il supporto dei Reparti delle Fiamme Gialle delle varie province coinvolti e delle unità cinofile, in particolare del cash dog, addestrato a ricercare denaro contante nascosto.
Il risultato conseguito è frutto dell'applicazione del protocollo d’intesa tra il Tribunale e la Procura della Repubblica di Rimini, relativo alla “crisi d’impresa”, che permette di intervenire con rapidità e di collaborare in modo efficiente tra gli organi della procedura fallimentare e l’Autorità.










