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Chiusa la vertenza

Aumento tariffe Cra. Accordo Regione-sindacati per sostegno a famiglie

In foto: repertorio
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di
Andrea Polazzi
   
Tempo di lettura 7 min
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Lo scorso 18 dicembre una delibera della Regione Emilia Romagna aveva fissato un aumento di 4,10 euro al giorno per le rette a carico di anziani e disabili ricoverati nelle Case protette per le persone non autosufficienti accreditate. Un aumento, arrivato dopo oltre dieci anni di tariffe bloccate, che si tradurrà in 123 euro al mese e 1.500 in un anno in più per le famiglie. In tutta la Regione le strutture ospitano circa 18mila persone. In provincia di Rimini le famiglie coinvolte sono 1.200. Contro questa decisione erano intervenuti i sindacati che il 13 febbraio avevano anche manifestato in maniera unitaria davanti alla sede della Regione. Le trattative si sono così riaperte fino ad arrivare ad un accordo tra parti sociali ed Emilia Romagna: introduzione dell’Isee a partire dal primo gennaio 2025, da applicare in maniera lineare nel calcolo delle rette a carico degli utenti dei servizi sociosanitari residenziali. E ulteriori 10 milioni di euro sul Fondo sociale regionale, risorse aggiuntive che la Regione stanzierà in assestamento di Bilancio 2024 e che trasferirà ai Comuni per sostenere le famiglie con redditi medio bassi e bassi nel pagamento delle rette stesse, a valere per tutto quest’anno. Queste le novità contenute nel verbale di accordo sottoscritto con Cgil, Cisl, Uil e le relative sigle dei pensionati – Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil.

Un’intesa importante– sottolineano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale al Welfare, Igor Taruffiche giunge al termine di un confronto proficuo con le organizzazioni sindacali, con le quali abbiamo condiviso il bisogno di sostenere persone e famiglie in difficoltà, con redditi medio-bassi, di fronte alla necessità di garantire assistenza e cura a persone anziane o con disabilità e ai propri cari. Oltre all’introduzione dell’Isee dal prossimo anno, unitamente all’applicazione delle nuove regole sul sistema di accreditamento dei servizi sociosanitari, con le quali vogliamo anche migliorare la qualità dei servizi e del lavoro– proseguono- aumenteremo di 10 milioni di euro il Fondo sociale regionale, fondi che si aggiungono agli oltre 30 milioni di euro in più che nell’ultimo anno e mezzo avevamo messo sul Fondo regionale per la non autosufficienza. Continuiamo quindi a supplire all’assenza del Governo, che taglia sulle risorse per la sanità e i servizi socio-assistenziali, facendo fino in fondo la nostra parte, investendo sui servizi e assicurando alle strutture le condizioni per poter continuare e non dover chiudere. Tutto questo- chiudono Bonaccini e Taruffi- grazie al confronto coi sindacati e alla condivisione di ciò che serve per non lasciare indietro nessuno, come siamo abituati a fare in Emilia-Romagna”.

Le Segreterie regionali di CGIL CISL UIL Emilia-Romagna e dei rispettivi sindacati dei pensionati SPI FNP UILP esprimono soddisfazione per l’esito degli incontri con la Giunta regionale volti a cercare una soluzione al problema determinato dagli aumenti delle rette a carico degli utenti dei servizi socio sanitari residenziali accreditati, decisi unilateralmente dalla delibera della Regione.

L’intesa raggiunta

E’ stato raggiunto un obiettivo fondamentale di equità sociale, da sempre rivendicato dalle organizzazioni sindacali, per una retta regionale graduata tramite l’applicazione dell’ISEE. Ciò avverrà a partire da gennaio 2025, grazie all’introduzione dell’ISEE applicato in maniera lineare a livello regionale in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo sistema di accreditamento; sistema sul quale il confronto tra assessorato e organizzazioni sindacali sta proseguendo in modo proficuo, con orientamenti condivisi finalizzati al miglioramento della qualità dei servizi e del lavoro.

E’ stata accolta la richiesta di attutire l’impatto sociale delle nuove rette già a partire dal 2024,  con un intervento del Fondo sociale regionale che, in occasione del prossimo assestamento del bilancio  verrà incrementato di 10 milioni di euro destinati ai Comuni per  ridurre l’importo delle rette a carico degli utenti con condizioni economiche medio basse.

Le modalità tecniche saranno definite da un gruppo di lavoro che vedrà la partecipazione della Regione, dei Comuni  e delle Organizzazioni Sindacali regionali.

L’incremento del Fondo sociale, pari a circa il 40% del valore globale degli aumenti deliberati, garantisce che un’ampia platea di utenti possa beneficiare di uno sgravio significativo.

Con la decisione di adottare per il futuro l’ISEE applicato in maniera lineare per la definizione delle rette regionali, si fa un altro passo in avanti nel contrasto alle disuguaglianze territoriali nell’accesso ai diritti sociali universali.

Si tratta di risultati importanti, frutto della mobilitazione sindacale avviata nei territori e della pressione esercitata sull’opinione pubblica, sulle forze politiche e sui livelli istituzionali comunali e distrettuali, facendo maturare consenso attorno alle proposte delle Organizzazioni Sindacali. Questi risultati, uniti alla ribadita volontà di concludere positivamente il confronto sull’accreditamento,  permettono alle Organizzazioni Sindacali di revocare le iniziative di mobilitazione che erano state programmate, compresa la manifestazione già convocata davanti alla Regione per il 13 febbraio.

Resta condivisa la preoccupazione per  la grave carenza di finanziamenti nazionali a sostegno delle politiche sociali, per la non autosufficienza e per la sanità pubblica, che ha condizionato anche questa vicenda e che continua a rappresentare una pesante ipoteca per il futuro del sistema sociosanitario della Regione Emilia-Romagna, nello sforzo di innovazione che salvaguardi quelle caratteristiche che l’hanno reso un punto di riferimento nel panorama nazionale per quantità e qualità dei servizi pubblici erogati.

La situazione per la provincia di Rimini

CGIL Rimini, CISL Romagna, UIL Rimini congiuntamente ai rispettivi sindacati pensionati evidenziano, come già denunciato pubblicamente, che l’aumento delle rette deciso unilateralmente dalla Regione, pari a circa 1.500 € all’anno, avrebbe comportato un aggravio per i redditi delle oltre 1.200 famiglie riminesi coinvolte.

A questo proposito CGIL Rimini, CISL Romagna, UIL Rimini si sono subito mobilitate anche a livello territoriale, scrivendo ai Sindaci, ai Capo Gruppo dei Consigli Comunali e chiedendo incontri urgenti con il Distretto Sanitario Rimini e il Distretto Sanitario di Riccione; incontri che si sono già tenuti e dove si è condiviso l’impegno a proseguire il confronto per la gestione dell’intesa raggiunta in Regione; l’accordo prevede infatti che, con il trasferimento delle risorse dal Fondo sociale regionale ai Comuni, avverrà la riduzione del costo della retta giornaliera a partire da gennaio 2024.

L’obiettivo è quello, pertanto, di ridurre ulteriormente l’impatto dell’aumento giornaliero delle rette per tutto l’anno, in particolare per le famiglie meno abbienti e per un miglioramento della qualità dei servizi per le persone anziane o con disabilità.

Il verbale di accordo

Nel dettaglio, sono due i punti previsti nell’intesa.

Il primo: a partire dal prossimo anno (1.01.2025), unitamente all’applicazione delle nuove regole sul sistema di accreditamento dei servizi sociosanitari, finalizzate anche al miglioramento della qualità dei servizi e del lavoro, si provveda all’introduzione dell’Isee, da applicarsi in maniera lineare nel calcolo delle rette a carico degli utenti dei servizi socio-sanitari residenziali.

Il secondo: in sede di approvazione della legge di assestamento del bilancio 2024, siano aumentate di ulteriori 10 milioni di euro le risorse che, attraverso il Fondo sociale regionale, vengono trasferite ai Comuni al fine di sostenere le famiglie con redditi medio bassi e bassi per far fronte al pagamento delle rette dei servizi socio-sanitari residenziali accreditati, a valere per l’intero anno 2024.

Per arrivare alla più equa applicazione delle due misure, si istituisce un tavolo ad hoc composto da Regione, Comuni e Organizzazioni sindacali, anche per determinare i criteri e le modalità per la destinazione delle risorse previste, e cioè i 10 milioni di euro in più nel Fondo sociale regionale.

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