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Associazioni lanciano documento per una città ‘solidale e antirazzista’

di Redazione   
Tempo di lettura 12 min
Ven 5 Dic 2008 19:09 ~ ultimo agg. 12 Mag 19:00
Tempo di lettura 12 min

Lo scopo, spiegano i promotori, é “non lasciare che l’indifferenza quotidiana cali su quella che è stata una ferita per Rimini, ovvero l’aggressione del clochard Andrea Severi”; “riflettere insieme sulle ragioni profonde e sul clima diffuso da cui alcuni episodi di violenza traggono orgine”; “avviare una discussione che possa, non solo sensibilizzare, ma avere anche delle valenze costruttive, vi chiediamo di prendere visione del comunicato e di renderlo pubblico”.

A tutti i cittadini che non hanno smesso di pensare criticamente,

alle associazioni, ai sindacati, alle realtà che considerano

che solidarietà e antirazzismo debbano essere valori fondanti della nostra società.

“NO, NON E’ UNA SU UN MILIONE!
É UNA DELLE TANTE CHE CI FERISCONO IL CUORE E LA COSCIENZA IN QUESTA CITTÁ ”

da un biglietto lasciato sul luogo dell’omicidio di Nicola Tommasoli, Verona, maggio 2008

LA CITTA’ INVISIBILE

Noi l’ abbiamo vista.

Abbiamo visto pattuglie di vigili in borghese, denominati con un eufemismo floreale “Nucleo Ambientale”, setacciare minacciosi il centro cittadino alla ricerca di indigenti, operare come un corpo franco ed estraneo alla città che agisce contro i cittadini, con torbide licenze. Abbiamo visto le strade riempirsi di telecamere e le coscienze dei cittadini riempirsi di diffidenza. Abbiamo visto politici della giunta comunale che decidono in merito allo svolgersi della vita in piazze, parchi e vie di questa città, come se si trattasse del salotto di casa propria, dove una ristretta élite decide che non si può mangiare, bere, sedersi o riposarsi all’aperto, perché si lede alla sicurezza del guadagno dei luoghi privati; abbiamo visto fiorire queste ordinanze “antidegrado” e “antibivacco” senza contraddittorio alcuno. Abbiamo visto, parimenti, la spiaggia di questa città ridotta alla messa in scena del proprio personale (e lobbistico) “far west”, dove “guardie e ladri” è divenuto un gioco ipocrita (perché la “legalità”, figlia di interessi di parte, viene applicata, brutalmente, solo alle vittime dell’ingiustizia sociale, anziché a chi quell’ingiustizia la crea con il lavoro nero, ad esempio) e dalle conseguenze tragiche: pestaggi, arresti, espulsioni.

Abbiamo visto anche alcuni giovani neofascisti, prontamente assolti da “certa stampa”, cercare di assaltare e incendiare un luogo di socialità gratuita dove aveva trovato rifugio uno di quegli indigenti per i quali adesso tutti provano pietà, e forse piangono lacrime di coccodrillo, e dei quali neofascisti, forse ora il Comune – ci chiediamo- ne ha completato il progetto, seppur con mezzi differenti, sgomberandolo due volte.

In questa situazione, in una città che cerca di vendere se stessa come culla di un’ospitale accoglienza di felliniana memoria, perché questa è l’immagine da cartolina artificiosa che si vuole di Rimini mentre si praticano politiche di barbara esclusione, un uomo senza fissa dimora, Andrea Severi, viene cosparso di benzina e incendiato in una notte qualsiasi, tra le nostre case, suscitando scalpore e sconcerto nell’animo di tanti riminesi scioccati perché non si erano ancora resi conto di vivere all’interno di uno scenario da film dell’orrore.

Sarebbe comodo pensare, come hanno detto in tanti, che si tratti di un’ odio cieco e di una violenza indiscriminata, ma l’odio nei confronti dei “marginali” non è mai cieco: purtroppo ci vede benissimo ed agisce scientemente.

Secondo i dati ufficiali del Governo Italiano, ogni giorno in questo paese si verifica almeno un caso di esplicita discriminazione razziale1. Se si tiene conto del fatto che, sicuramente, solo una minima parte di questi episodi viene denunciato alle autorità competenti (per ragioni che vanno dalla paura individuale alle lacune comunicative tra il singolo e le istituzioni; dalla mancata presa di coscienza e conoscenza dei propri diritti al timore, o addirittura la minaccia di ritorsioni), possiamo affermare senza reticenze che ci troviamo di fronte ad un’emergenza che non ha precedenti dal dopoguerra ad oggi.

Come ha denunciato più volte anche l’Unione Europea, ciò che si è andato profilando negli ultimi mesi in Italia è un clima preoccupante di intolleranza nei confronti dell’alterità, del diverso, del più “debole”, clima reso palese dai sempre più frequenti e numerosi episodi di violenza la cui gravità è inaudita e lampante.

Non bisogna andare molto indietro nel tempo e nella cronaca per trovare episodi il cui risalto mediatico è stato forte e che risultano emblematici di tale tendenza: basti pensare all’omicidio di Nicola a Verona, aggredito perché “diverso”, così come è successo solo pochi giorni fa ad altri ragazzi “alternativi” pestati a sangue da un gruppo di neonazisti in pieno centro a Bologna; basti ricordare l’omicidio di Abba a Milano, ragazzo di nazionalità italiana per il cui colore della pelle è stato stigmatizzato come “sporco negro” dai suoi assassini; oppure il pestaggio a sfondo razziale di Emmanuel, studente ghanese che nella ricca ed elegante Parma è stato aggredito e arrestato perchè i vigili del Comando di Polizia Municipale hanno ritenuto che il colore della sua pelle fosse più riconducibile a quello di un pusher da picchiare preventivamente, che a quello di una persona che gode degli stessi diritti di tutte le altre, tant’è che la busta del suo procedimento è stata siglata con la scritta “Emmanuel negro”, come ad evidenziare una naturale e inaccettabile colpa; o ancora, dopo l’accusa rivelatasi poi falsa di un tentato rapimento, l’incendio, con bottiglie molotov, di cinque campi rom a Ponticelli (NA), che ha costretto 700 nomadi a fuggire per settimane, con immagini che riportavano alla memoria le deportazioni e i pogrom ai tempi del Ventennio.

Ci viene in mente, per tornare solo ai casi raggiunti dall’onore delle cronache nella nostra città, anche Ousmane Ndiae, venditore ambulante senegalese, che durante l’ultima stagione estiva riminese è rimasto vittima della caccia all’uomo scatenata sull’arenile per ordine dei commercianti ed eseguita dall’Assessorato alla Sicurezza del Comune, con tanto di pestaggio anche quando era già ammanettato, così come Djly Nlang, altro ambulante senegalese che nella spensierata riviera del divertimento (?!) ha subìto la perdita di due denti, dopo un incontro con i vigili della Polizia Municipale di Rimini, che, abbandonati i più pacifici fischietto e paletta agli incroci più trafficati, si sono spostati sulla spiaggia ma non certo per trasformarsi in un comitato di benvenuto turistico, dichiarando, riguardo al fatto in questione, che il migrante era dotato di “incisivi estraibili”…

Per tornare agli accadimenti che hanno coinvolto persone senzatetto, sarà una coincidenza temporale, ma non un caso, se proprio il giorno successivo al vile attacco verso Andrea il Parlamento italiano si apprestava a votare un emendamento della Lega Nord per un censimento poliziesco degli homeless, come fossero la causa della mancanza di sicurezza sociale, anziché le vittime. Nel frattempo infatti, circa un mese fa, a Bologna, vigili urbani multavano un clochard (che in passato era stato oggetto di aggressioni non differenti da quelle già subìte anche da Andrea) di 742 euro per “occupazione di suolo pubblico”, comminandogli anche un foglio di via dalla città, una vera e propria punizione contro lo stato di povertà.

Se è la stessa “società legittima”, i Comuni, il Governo, lo Stato in genere, a trattare come rifiuti, come vite di scarto, da sanzionare solo per il fatto che esistono e riflettono la precarietà della società in cui viviamo, le categorie più deboli, i gesti di singoli avvelenati da questa propaganda d’intolleranza verso i ceti sociali subalterni non sono più gesti alieni alla vita sociale, ma ne divengono direttamente consequenziali. Tant’è che sempre più spesso non è distinguibile, dalla sostanza e dal significato dell’atto discriminatorio, chi agisce per conto della Legge, e chi al di fuori di essa: in entrambi i casi i soggetti muovono sospinti (e talvolta coperti) dal medesimo substrato di odio e intolleranza, un clima che fomenta gli istinti più beceri ed arma le mani di troppi, che colpiscono in maniera intercambiabile: dove non può arrivare quella dell’uno, completa il lavoro quella dell’altro.

Come è ben visibile, vi è un chiaro rapporto di causa ed effetto tra il clima parossistico nelle nostre città, dove ognuno si sente libero di vessare le persone socialmente più deboli, e questo vortice di paranoie cosiddette securitarie, alimentato dal Governo anche attraverso il decreto che dà più potere ai Sindaci, e declinato nei singoli territori dai Comuni stessi, attraverso, ad esempio, l’accordo della “Carta di Parma”, vero e proprio atto di guerra ideologica (ma anche ben concreta) per l’ imposizione di una legalità a senso unico, dall’alto verso il basso, che attacca i più poveri e ricattabili, inducendo in maniera ricercata e sistematica la paura nei loro confronti.

Non è un caso, ribadiamo, che i clamorosi casi sopracitati siano avvenuti in città dove i sindaci (o gli assessori alla sicurezza), si sono distinti per una gestione particolarmente poliziesca della politica cittadina.

Una guerra verso i poveri, ma anche tra poveri, quella convogliata verso chi non consuma secondo gli standard che vorrebbe Confindustria e non è conforme ai canoni estetici privilegiati della società “perbene”, come legittimazione delle diseguaglianze sociali e della ricchezza della “casta” politico-economica, particolarmente evidenti, e stridenti, in questo periodo di crisi del sistema capitalista che si preannuncia lungo e problematico. Far sì che l’attenzione e i timori popolari si concentrino su fittizie cause di pericolo, altro non è che uno “specchio per allodole” per distogliere l’attenzione dai reali problemi che questo paese sta attraversando, all’interno di un sistema globale in crescente difficoltà.
É una strategia pluriabusata nel corso della storia umana, quella di creare tensioni e conflitti nei “piani bassi”, per distrarre dalle nefandezze che si compiono nei “piani alti”.
Scrive recentemente, a proposito della fase di recessione economica attuale, il prof. Sergio Bologna 2, che si tratta di un sistema generato da ‘un pensiero economico bipartisan che non ha mai saputo né voluto mettere vincoli o imporre regole a una gestione del sistema finanziario dove nulla ormai assomiglia a un mercato ma tutto assomiglia a un gioco d’azzardo con i soldi dei lavoratori della middle class che vive del proprio lavoro. Un sistema che è stato capace di creare ricchezza fittizia e di distruggere ricchezza reale in misura mai vista nella storia recente.[…]Un sistema che ha riprodotto nella società le abissali differenze di reddito esistenti nelle grandi aziende e che quindi ha ridotto l’Italia in un paese con i maggiori squilibri tra la parte più ricca e quella meno ricca della popolazione, come ben testimonia l’indagine Bankitalia sulle famiglie italiane.’
Per concludere, gli episodi di aberrante violenza verso l’alterità, cui assistiamo ormai quotidianamente, altro non sono che l’esplicitazione, il portato finale, la conclusione logica, ahinoi tragica, della cosiddetta “politica securitaria”, che oggi è stata assunta, per affinità strategiche, trasversalmente da destra a sinistra, ed altro non è che erosione continua dei diritti e delle libertà personali e collettive.
La lucida follia delle ordinanze di “sindaci sceriffi” ed “assessori da saloon” non ha nessun altro scopo che sancire la fine di una socialità pubblica, libera e gratuita, in cui i luoghi della collettività, come le piazze, diventano semplicemente l’anticamera dei commercianti e non più un luogo d’interazione cittadina.
L’ agorà che viene ridotta a piazza affari, una metamorfosi dello spazio metropolitano come unico grande centro commerciale dove la vita sociale è guardata con sospetto o resa illegale se non è legata a vincoli di profitto.
Le sanzioni che vanno a colpire “senzatetto”, “nomadi”, “mendicanti”, “prostitute”, “lavavetri”, “venditori ambulanti”, sono le squallide conseguenze di uno stratagemma meschino e inaccettabile per negare diritto perfino alla sopravvivenza, alla nuda vita, di chi non può, o non vuole, entrare nel circolo della produzione economica, ennesima modalità per propagandare la povertà come vergogna, le difficoltà ad arrivare a fine mese come fallimento personale, la sicurezza della città-teleschermo, una vetrina nella quale si può anche morire di fame, l’importante è che non vada in onda.
Siamo sdegnati di fronte ai Ponzio Pilato nostrani che utilizzano il momento della tragedia per lavarsi pubblicamente la coscienza, ed auto-assolversi da ogni responsabilità politica: i mostri, anche a Rimini, non vengono dal nulla, ma sono il lineare risultato bestiale di una campagna d’odio e intolleranza che i nostri governanti portano avanti ogni giorno, creando ad arte le condizioni per alimentare gli istinti più beceri della popolazione, e legittimando, più o meno direttamente, il loro truce epilogo.

“Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”.

Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città.

Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare.

Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. […]

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci,”La Città futura”, 1917

MAI PIU’ INDIFFERENTI
MAI PIU’ COMPLICI

Rimini Solidale e Antirazzista

l’elenco delle realtà associative e dei singoli cittadini che hanno già espresso la loro adesione:

Collettivo Krìsis
Ass. Jacquerie

Laboratorio P.A.Z.
Ass. No Border
Ass. Sur del Mondo
Libertad F.A.I. Fed. Anarchica Italiana Rimini
Usi-ait – Unione Sindacale Italiana – Rimini
Ass. Voce In Capitolo

Sara Battazza, studentessa
Laura Berardi, ragioniera
Ivan Paolo Bolognesi, consulente amministrativo pmi
Viola Castellano, studentessa
Marcello Ceccarelli, Pres. cooperativa sociale Harissa
Davide Chiodi, ingegnere
Matteo Digrazia, studente

Silvia Fabbri, studentessa
Alfio Fiori, Direttore cooperativa sociale Cento Fiori
Roberta Giovagnoli, impiegata
Fabrizio Loffredo, studente
Lisa Lombardini, operatrice sociale
Daniele Maggioli, oste e cantastorie
Angela Massari, cercatrice di sogni
Claudia Matteini, studentessa
Michele Marziani, scrittore
Paola Mele, studentessa
Fabio Mina, musicista
Leonardo Montecchi, psichiatra psicoterapeuta – Direttore della scuola di prevenzione Josè Bleger
Sauro Pari, Direttore Fondazione Cetacea onlus
Alice Pari, studentessa
Linda Pellizzoli, volontaria SNC
Giacomo Piccioni, studente
Ottavio Raimondo, responsabile EMI
Stefano Rossini, giornalista
Manila Ricci, operatrice sociale
Massimo Spaggiari, Pres. Arci-Rimini
Paola Urbinati, avvocato
Gianluca Zamagni, libero professionista

Per adesioni: riminisolidale@gmail.com

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