Anche anziane riminesi truffate da organizzazione che vendeva porta a porta
Ci sono anche 15 riminesi tra le 1200 persone prese di mira da una organizzazione criminale, specializzata in truffe agli anziani, con base nel padovano. All'alba di mercoledì oltre 70 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Padova hanno eseguito 5 misure cautelari, di cui una in carcere e due degli arresti domiciliari e il sequestro preventivo del profitto dei reati di 2,5 milioni di euro. E' l'esito di una complessa attività di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica patavina. In particolare, i Finanzieri del Gruppo Padova hanno disarticolato una strutturata associazione a delinquere finalizzata a commettere estorsioni e truffe a donne anziane. I profitti illeciti venivano poi riciclati in beni di lusso.
Dieci persone, tutte di nazionalità italiana, sono state denunciate , cinque delle quali, domiciliate nel padovano, destinatarie di misure cautelari. Per il capo dell’associazione a delinquere, è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per i due più stretti collaboratori gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e per altri due principali indagati l’obbligo di dimora. Sono in corso perquisizioni nei confronti di tutti i componenti dell’organizzazione criminale e all'interno della società attiva nel settore delle vendite “porta a porta”, con sede legale nel veneziano e sede operativa nell’hinterland padovano. Si sta procedendo, inoltre, a cautelare immobili, autovetture, cassette di sicurezza, conti correnti, disponibilità finanziarie, denaro contante, beni di lusso, quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento.
Le indagini sono partite dai controlli di alcuni soggetti padovani che frequentavano abitualmente locali esclusivi a bordo di auto di lusso. Sono emerse evidenti incongruenze tra i redditi dichiarati e il tenore di vita, ma anche anomalie nella clientela della società da loro amministrata, composta integralmente da donne ultrasessantenni.
Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, hanno delineato il modo d’agire degli indagati che, sulla scorta di elenchi nominativi comprati da altre società operanti nel medesimo settore, quasi quotidianamente, avvalendosi di una rete di agenti di vendita, battevano, in modalità “porta a porta” specifiche aree territoriali, già consapevoli di trovare, in alcune abitazioni, anziani, casalinghe, pensionati e persone “sole”.
Con grande abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni private e, qui, spiegavano alle vittime che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di
scarso valore. L’acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie
società di credito al consumo.
In alcuni casi, i venditori porta a porta, diversi di loro già gravati da precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole ad ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento. Eclatante il caso di una vittima del padovano che in soli tre anni ha ricevuto quattro visite degli accaniti venditori ed è stata obbligata ad acquistare prodotti per 22.000 euro, oltre a 3.000 euro di interessi del finanziamento prolungato fino al 2030.
In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l’obbligo di ulteriori acquisti: da qui la contestata condotta di estorsione.
Molte casalinghe, alla luce della pervicacia e insistenza degli indagati, che dinanzi a loro inscenavano anche finte telefonate con sedicenti responsabili delle aziende con cui erano stati stipulati i pregressi contratti, sono cadute nella rete del gruppo delinquenziale, sottoscrivendo, loro malgrado, nuovi ordini di acquisto. interessate dalla truffa praticamente tutte le province del Nord Italia, con oltre 1200 casi accertati.
I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti consentivano ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso: vacanze, ristoranti, abbigliamento ed accessori delle più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.












