Segregata, massacrata e violentata in hotel, compagno aguzzino condannato
Una relazione tossica, con un uomo violento che spesso abusa di alcol e droghe. Così, quando il 18 gennaio del 2025 ha trovato la forza di dire basta e si è diretta nella stanza d'hotel a Bellaria Igea Marina dove alloggiava il compagno per comunicargli che intendeva lasciarlo, lui l'ha segregata per quattro giorni, picchiata selvaggiamente e violentata. Dopo avergli promesso che non avrebbe raccontato nulla a nessuno, la donna, una 38enne, è ritornata libera e si è diretta in questura, accompagnata da un'amica, per sporgere denuncia.
Al termine di un'indagine lampo, condotta dalla Squadra Mobile di Rimini e coordinata dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi, il compagno della donna, un 43enne albanese, con alle spalle una condanna per rissa e lesioni, era stato arrestato e condotto in carcere su ordine del gip di Rimini, Raffaele Deflorio, per violenza sessuale aggravata, lesioni personali pluriaggravate, stalking, sequestro di persona ed estorsione continuata. A distanza di un anno dai fatti, l'albanese, difeso dagli avvocati Piero Venturi e Matteo Miniutti, è stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, dal gup di Rimini, Raffaella Ceccarelli, a 7 anni, un mese e 10 giorni di reclusione, e ad un risarcimento danni di 60mila euro a favore della parte civile, a fronte di una richiesta di condanna a 12 anni.
Ai poliziotti la donna, assistita dall'avvocata Aidi Pini, aveva raccontato di essere stata presa a pugni e calci, di essersi difesa dal tentativo del compagno di accoltellarla, ma di non essere riuscita a fermarlo quando lui l'ha violentata. In seguito alle brutali percosse, la 38enne ha riportato la frattura dell'arcata dentaria, con conseguente indebolimento permanente della masticazione, e svariati traumi contusivi, per una prognosi che superava i 40 giorni. L'ex compagno, inoltre, l'avrebbe costretta anche a realizzare dei video sessuali poi venduti a persone anziane in cambio di denaro. Denaro che sarebbe finito nelle tasche dell'imputato. In totale, nel corso della loro relazione, lui le avrebbe estorto 20mila euro. Attualmente il 43enne si trova agli arresti domiciliari con il permesso di uscire esclusivamente per recarsi a lavoro e con il divieto di avvicinare e comunicare con la persona offesa. I suoi legali hanno preannunciato ricorso in Appello, ritenendo insussistenti i reati di sequestro di persona ed estorsione.












