Analisi Confindustria: l’economia romagnola in ripresa ma col freno tirato
È quanto emerge dalla rilevazione tra le aziende associate sulle tre province romagnole, effettuata a gennaio dal Centro Studi di Confindustria Romagna, che ha raccolto i dati sulle variazioni nel secondo semestre 2023 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, oltre a sondare le aspettative sulla prima metà del 2024. Il campione delle aziende rispondenti rappresenta i comparti di manifattura e servizi, e non comprende il settore edile.
L’analisi integrale: .congiuntura II semestre 23 e previsioni I semestre 24_
La sintesi dell’indagine:
“L’anno da poco concluso è stato segnato dall’alluvione che ha colpito gran parte della Romagna, con impatti diretti e indiretti su numerose imprese associate e sulle loro filiere di riferimento, ma nell’ultimo trimestre ha visto anche segnali positivi, soprattutto nei servizi, grazie al calo dell’inflazione e del costo delle materie prime – spiega il presidente degli industriali romagnoli, Roberto Bozzi – Il 2024 si è aperto però con nuove incognite per i flussi commerciali, dovuti alla forte riduzione dei transiti nel canale di Suez. I prezzi di gas e petrolio non ne hanno risentito finora, ma restano alti e il quadro è in continuo divenire: al momento non registriamo impatti particolari a livello locale ma teniamo monitorati potenziali rischi perché, se la situazione dovesse perdurare, sarebbero inevitabili ricadute sul territorio”.
I DATI IN ROMAGNA AL 31.12.2023
La produzione nel secondo semestre 2023 rispetto allo stesso semestre 2022 registra un +1,9%, il fatturato un + 4,5% (fatturato interno +4,6% e fatturato estero +3,7%) l’occupazione +4,1%.
Gli ordini sono aumentati per il 46,8% dei rispondenti, stazionari per il 24,8% e in diminuzione per il 28,4%. Meno dinamico l’andamento degli ordini esteri, stazionari per il 60,6%, in aumento per il 25,7% e in diminuzione per il 13,7%.
Migliorano i dati sul costo delle materie prime, rilevato stazionario per il 45% del campione, in aumento per il 33,9% e in diminuzione per il 21,1%.
Le giacenze sono in aumento per 15,6% del campione, stazionarie per il 68,8% e in diminuzione per il 15,6%.
Inoltre, il 76,9% dei rispondenti esclude di ricorrere ad ammortizzatori sociali nei prossimi mesi. Le difficoltà di reperimento del personale rimangono elevate e molto elevate per il 44,4% delle imprese, e solo un’azienda su dieci dichiara di non avere nessuna difficoltà.
PREVISIONI PRIMO SEMESTRE 2024
Le aspettative sulla prima metà dell’anno in corso sono di prudenza, e nella maggior parte del campione interpellato prevale un sentiment di stazionarietà in tutti gli indici economici.
L’andamento della produzione viene previsto in aumento dal 33,9% delle imprese, stazionario dal 45% mentre il 21,1% degli imprenditori prevede una diminuzione.
Il 55% delle aziende si aspetta una stazionarietà negli ordini, il 33,9% un aumento e l’11,1% una diminuzione. Analoghe attese per gli ordini esteri: per il 49,5% saranno stazionari, per il 35,8% in aumento e per il 14,7% in diminuzione.
Per quel che riguarda le giacenze, il 59,6% delle imprese le stima invariate, il 37,6% in aumento ed il 2,8% in diminuzione.
Le previsioni sull’occupazione sono stazionarie per il 68,8% del campione, in crescita per il 22% ed in calo per il 9,2%.
FOCUS INVESTIMENTI E ICT
L’indagine ha approfondito la dinamica degli investimenti effettuati nel 2023: si conferma positiva sia la percentuale degli investimenti sul fatturato (5,2%), sia la variazione percentuale delle spese per investimenti rispetto al 2022 (+18,4%).
Gli ambiti di investimento più ricorrenti risultano essere la formazione (24,1%), ICT (23,1%), ricerca e sviluppo (16,7%) e tutela ambientale (12%). Tra i fattori ostativi, le difficoltà amministrative e burocratiche sono le più segnalate (25,9%).
A specifica domanda sulla digitalizzazione, il 73% del campione ha risposto di aver investito in ICT negli ultimi due anni: di questi, il 38% in beni materiali, il 49% in beni immateriali e il 12% in capitale umano. In questo segmento, gli investimenti si sono concentrati in cyber security, cloud e software di gestione e pianificazione delle risorse d’impresa.
Il 59% del campione ritiene di avere già le competenze specifiche fra le risorse umane presenti in azienda, il 23% non ha competenze e intende in parte formare il personale interno in parte procedere con nuove assunzioni, mentre il 16% non ha le competenze interne, ma intende formarle.










