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il dolore dei familiari

Alpinisti morti sul Gran Sasso. Il Gip di Teramo dispone l'archiviazione

In foto: Gli alpinisti Perazzini e Gualdi
Gli alpinisti Perazzini e Gualdi
di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Ven 15 Mag 2026 12:07 ~ ultimo agg. 12:42
Tempo di lettura 4 min

Una decisione che lascia dolore e amarezza nei famigliari e nelle persone che volevano bene a Marco e Christian. Il Gip di Teramo ha deciso l'archiviazione del procedimento che doveva valutare eventuali responsabilità per la morte dei due alpinisti santarcangiolesi Marco Perazzini e Cristian Gualdi morti sul Gran Sasso, decidendo di non dare seguito alla richiesta di opposizione presentata dai legali dei familiari Francesca Giovanetti e Luca Greco del Foro di Rimini, convinti che i due amici potevano essere salvati se il delegato di zona del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico della Regione Abruzzo, che era stato indagato per omicidio colposo, avesse  richiesto l'attivazione del protocollo S.A.R. e l'intervento dell'Aeronautica Militare. Il giudice Lorenzo Prudenzano scrive nella sentenza che per le evidenze emerse  "l'azione penale non può essere esercitata poiché non vi sono profili di responsabilità colposa omissiva o commissiva a carico di alcuno per il decesso delle due persone offese, né dei soggetti che hanno partecipato a vario titolo alle operazioni di soccorso, né a carico dell'indagato, che ha ritenuto di non richiedere l'intervento dell'elicottero dell' Aereonautica militare, prevedendone l'impossibilità ad operare e - comunque  - in un eventuale sviluppo dibattimentale non si può formulare una ragionevole prognosi di condanna a carico dell'indagato o di terzi". Per il giudice l'indagato avrebbe dovuto attivare il coordinamento NASOC, che prevede il levarsi in volo di elicotteri di soccorso, ma non è possibile definire un nesso causale tra la sua decisione e la morte di Perazzini e Gualdi. Nel dettaglio si legge: "era compito, rectius dovere dell'indagato attivare il coordinamento con il NASOC. Sussiste dunque una violazione di una regola cautelare di diligenza, cristallizzata nella convenzione, con conseguente sussistenza di colpa in capo all'indagato rimasto inerte. Ma ciò non è affatto sufficiente a radicare un giudizio di responsabilità a carico dell'indagato". Gli elementi di prova sono quindi inidonei "a fondare una ragionevole previsione di condanna con particolare riguardo al nesso di causalità fra condotta colposa ed eventi" anche se il giudice "conviene con la Difesa degli opponenti circa il carattere colposo della condotta inerte tenuta dall'indagato nell'ambito della vicenda emergenziale che ci occupa".

C'era un'altra questione su cui gli avvocati delle famiglie avevano puntato, che riguardava la non corretta trasformazione dei dati della geolocalizzazione che Gualdi aveva inviato nelle prime ore della tormenta e che aveva portato a posizionarli in luogo diverso da quello dove erano realmente. 

Il commento degli avvocati Giovanetti e Greco alla sentenza: “L’archiviazione del procedimento è motivata esclusivamente dall’assenza di nesso causale fra la condotta dell’indagato e la morte dei due ragazzi. Tuttavia la stessa ordinanza di archiviazione è chiara nell’affermare che l’indagato avrebbe violato una regola cautelare di diligenza con conseguente sussistenza di colpa in capo all’indagato medesimo, rimasto inerte in violazione dei suoi doveri. 
Per quanto riguarda gli errori commessi nella geolocalizzazione, l’ordinanza di archiviazione correttamente affronta solo marginalmente la questione non essendo condotte attribuibili all’odierno indagato. In proposito valuteremo con i nostri clienti se e che tipo di iniziative assumere”.

Un dolore che si rinnova per i familiari. "Apprendo con dispiacere l'esito negativo al nostro ricorso - afferma il papà di Luca, Giancarlo Perazzini . Avrei desiderato che questa cosa fosse presa con un po' più di considerazione, di buon senso e di responsabilità da parte dei piloti dell'aeronautica. Noi cercavamo solo di capire e speravamo di trovare un po' più di sensibilità nei nostri riguardi e di questi ragazzi, pensando che i soccorsi avrebbero potuto fare qualcosa di più per salvarli"

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