Aeroporto, strategie di crescita: sinergie col territorio e base low cost
Un piano industriale da 200 milioni di euro per trasformare l’aeroporto di Rimini in un distretto capace di attrarre milioni di passeggeri. Il documento, che sarà presentato entro giugno ad Enac, punta a dare i suoi primi frutti, in termini infrastrutturali e non solo, già dal 2033. Intanto lo scalo, che in questo mese sta salutando l'arrivo di numerose nuove destinazioni (da Colonia a Manchester passando per i potenziamenti Wizzair su Katowice e Budapest), punta a chiudere l’anno superando quota 600 mila passeggeri con un +40% che risulterebbe la crescita più consistente per gli aeroporti italiani. Numeri in salita ma ancora non abbastanza per uno scalo dalle forti potenzialità e che punta nell'arco di un paio d'anni a tagliare il simbolico traguardo del milione. Ne ha parlato Leonardo Corbucci, amministratore delegato di Airiminum società di gestione del Fellini), nella trasmissione Fuori dall'Aula in onda su Icaro TV alle 21.
"È un momento fortunato - ha detto -, i numeri ci stanno dando ragione, abbiamo avuto un ottimo maggio, ma è tutto il 2026 che probabilmente darà un punto di svolta alla nostra progettualità. Una progettualità che non è solo voli, ma è anche un piano di sviluppo molto ambizioso che è stato presentato non più tardi di qualche settimana fa e che sta gettando le basi per una crescita non solo a livello di passeggeri, ma anche infrastrutturale. Sì, qui non vogliamo fare solamente un aeroporto più grande, dobbiamo accompagnare la crescita che riteniamo nei prossimi anni sarà importante e che quindi necessita di predisporre degli spazi e dei servizi adeguati alla nuova clientela. Ecco, il piano di sviluppo serve proprio questo, a rafforzare la qualità dei servizi da fornire alle compagnie e ai passeggeri".
Nelle ultime settimane c'è stato anche l'importante appuntamento con la Routes Europe a Rimini, quali indicazioni sono arrivate? "L'obiettivo, quando abbiamo deciso di proporre Rimini per la Routes, era quello di mettere la destinazione sui radar delle compagnie internazionali e credo ci siamo riusciti perché più di 120 compagnie sono venute sul territorio e hanno visto che Rimini, e la destinazione nel complesso, non è solamente una destinazione stagionale o da turismo balneare, è molto di più. Era questo l'obiettivo che ci prefiggevamo. Mentre l'organizzazione è stata veramente eccellente quindi, questo mi preme dirlo, l'APT ha fatto un lavoro impressionante, che è stato apprezzato da tutti. Quello di Rimini è stato giudicato come uno degli eventi Routes più belli di tutti i tempi".
Quanto sta aiutando anche la volontà della Regione, messa nero su bianco anche in una apposita legge, di aiutare gli scali minori col taglio della council tax e di cercare di mettere a sistema una strategia chiara per gli aeroporti dell'Emilia Romagna? "La Regione, fin dall'inizio con questa nuova giunta, ha inviato dei messaggi molto importanti e strategici verso il riassetto del sistema aeroportuale che, in questo momento, è monocentrico e basato sull'hub principale di Bologna che prende più del 94% del traffico. Secondo me era necessario e non più procrastinabile un intervento in questo senso. Ora la Regione sta definendo la cornice ed è il momento in cui noi dobbiamo però fare il quadro".
Il sistema aeroportuale regionale avrebbe bisogno di essere un po' regolato quindi, per evitare che gli scali si pestino i piedi a vicenda? "Più che regolato, secondo me va proprio ristrutturato. Nel senso che in questo momento l'Emilia-Romagna ha un gap rispetto a Regioni come la Lombardia o il Veneto. I passeggeri, turisti o residenti, hanno avuto finora praticamente l'obbligo di atterrare o di partire da Bologna, perché gli altri aeroporti ancora non stanno dando le giuste soluzioni e le giuste opportunità. Ora, la Regione può dare gli indirizzi, però è evidente che è il mercato che stabilisce come questo traffico si deve sviluppare. Dai nostri studi emerge che Rimini ha un grosso mercato e quindi riteniamo che nei prossimi anni questo mercato vada riportato nel punto in cui si origina. Questo significa un riequilibrio e un riassetto del sistema aeroportuale, intanto partendo da Rimini".
Guardando il cartellone, anche in queste giornate, si vede che qualcosa di importante si è già mosso in questo 2026 e si guarda anche con speranza al 2027 quando per il Fellini arriverà l'operatività H24. Sarà l'anno della svolta definitiva? "In realtà stiamo guardando già al 2033 perché quando prima parlavamo del nuovo distretto aeroportuale pensiamo che sia quella la data in cui il nuovo distretto sarà ultimato. Il 2027 è un primo tassello di un percorso di crescita che, come ho detto già in passato, probabilmente ci abituerà non più alle centinaia di migliaia di passeggeri ma dovremo prendere confidenza con il milione e poi con i milioni di passeggeri".
Parlando di destinazioni, dove guarda lo scalo di Rimini e dove guarda il mercato? "Ancora è tutto da costruire, nel senso che Rimini è un libro bianco. Se arrivano delle low cost che mettono base, qui c'è tutta l'Europa, il Nord Europa, il mercato domestico. Oggi parlare di una singola destinazione è forse limitativo. Però diciamo che negli ultimi anni abbiamo aggredito la Polonia, oggi abbiamo 4 destinazioni, ed è un mercato di quasi 50 milioni di abitanti, quindi abbiamo fatto un buon lavoro. Stiamo aggredendo il Regno Unito. Credo che ancora ci sia da lavorare sulla Germania, sulla Francia, sulla Spagna, in attesa che si riapra poi il mercato russo, che è il nostro mercato per definizione".
L'obiettivo è quindi quello di avere a breve la base di una compagnia low cost? "Puntiamo addirittura a due, pensi un po', quindi abbiamo obiettivi molto ambiziosi".
Obiettivi ambiziosi e una crescita evidente già ora nel periodo estivo ma resta la necessità di far capire che Rimini non è una località viva tutto l'anno capace di reggere anche voli annuali? "Sì, questo è l'obiettivo di tutta la destinazione. Oggi noi dobbiamo ringraziare la fiera di Rimini che si sta lavorando con noi sulla definizione di strategie pluriennali e che evidentemente sarà per noi un grande attrattore da mostrare alle compagnie. IEG ha una programmazione invernale molto importante e bisogna trasferire questi tipi di messaggi alle compagnie aeree che, probabilmente, non sono ancora consapevoli dell'importanza della destinazione anche nel periodo invernale. Poi dovremo coinvolgere gli imprenditori, perché le compagnie sono molto interessate anche a un certo tipo di traffico business che esiste, ma che oggi utilizza altri scali. E poi ci sono gli eventi sportivi che hanno, anche nel periodo invernale tutta una serie di flussi da intercettare, a partire dal circuito di Misano, ma anche altri tipi di eventi. Senza considerare circa un milione e mezzo di residenti a cui si aggiungono tutte le comunità straniere che esistono sul territorio. Quindi c'è una grande possibilità di convincere le compagnie ad investire per l'inverno, ma è un obiettivo di tutta la destinazione".
C'è anche da abituare chi vive sul territorio a partire da Rimini? "Più che abitudine, dobbiamo fornire la giusta soluzione perché le esigenze dei singoli residenti derivano dalla capacità e dalla possibilità di soddisfargliele. Io dico sempre che a Roma il derby è tra Roma e Lazio e non tra aeroporti, nel senso che se Ciampino offre un'opportunità più adeguata o efficiente rispetto a Fiumicino, il romano sceglie Fiumicino o Ciampino a seconda delle disponibilità. Quando sono arrivato a Rimini invece ho trovato le tifoserie per gli aeroporti. Invece io, Leonardo Corbucci, sono almeno 20 passeggeri di Bologna tutti gli anni ma se domani Forlì mi offre delle soluzioni più adeguate probabilmente sarò 10 passeggeri di Forlì e 10 passeggeri di Bologna. Il mio obiettivo è arrivare a fare 20 passeggeri a Rimini perché vorrebbe dire che lo scalo risponde a tutte le mie esigenze e a quel punto risparmio anche di fare 60 chilometri per arrivare a Forlì o 120 per arrivare a Bologna."










