Ad Herat bomba su alpini: nessun ferito. Commozione a funerale Miotto


L’attentato, secondo quanto si e’ appreso, e’ avvenuto poco dopo le 15 (ora locale), a circa tre chilometri da Camp Arena, il quartier generale italiano. Un Ied, cioe’ un ordigno improvvisato, e’ esploso al passaggio di un convoglio composto da tre mezzi blindati Lince del Prt (il team di ricostruzione provinciale) italiano di Herat. Due mezzi hanno riportato lievi danni. Nessuna conseguenza per le persone a bordo. C’era anche un Vtlm Lince in versione ambulanza nel convoglio militare italiano, composto da tre mezzi, oggetto oggi di un attentato esplosivo ad Herat. Lo si apprende da fonti militari. Il Prt e’ la struttura del contingente che si occupa della cooperazione civile-militare, vale a dire dei progetti di ricostruzione in favore della popolazione locale.
NEL MIRINO ALPINI TOLMEZZO – Sono alpini del 3/o reggimento artiglieria da montagna di Tolmezzo (Udine) i militari italiani che si trovavano a bordo dei tre Lince contro cui e’ esploso oggi un ordigno, vicino ad Herat. E’ quanto spiegano al comando del contingente italiano, secondo cui l’esplosione e’ avvenuta alle 18.45 (ora locale). Illesi, viene confermato, tutti i soldati, che stavano rientrando da un’attivita’ fuori dalla citta’ di Herat. ”Il convoglio, grazie al ‘jammer’ in dotazione (un particolare dispositivo elettronico anti-mine, ndr) e’ stato investito dall’esplosione solo dopo il passaggio dell’ultimo veicolo”, affermano al comando del contingente. ”Lievissimi i danni riportati dai mezzi coinvolti che sono autonomamente rientrati alla base”. Il convoglio faceva parte del Provincial ceconstruction team, composto dal personale della Julia del 3/o reggimento artiglieria da montagna di Tolmezzo. Il Prt ha sede nella citta’ di Herat ed opera in tutta la provincia con ”il delicato compito – viene sottolineato – di supportare il Governo afgano ad estendere la propria presenza e capacita’ nelle aree remote e di isolare i fattori d’instabilita’ al fine di contribuire a creare un ambiente stabile e sicuro”.
FOLLA E COMMOZIONE A FUNERALI DI MATTEO MIOTTO – Si sono conclusi, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, i funerali del primo caporal maggiore degli alpini Matteo Miotto, ucciso da un cecchino in Afghanistan la mattina dell’ultimo dell’anno.
Il rito e’ stato celebrato dall’ordinario militare, mons. Vincenzo Pelvi. La bara, avvolta nel tricolore, ha lasciato la basilica portata a spalla da sei alpini del 7/o reggimento di Belluno, il reparto di Matteo. In precedenza mons. Pelvi aveva benedetto il feretro e salutato i genitori dell’alpino, affranti.
Un applauso ha accolto l’uscita della bara dalla chiesa, in piazza. Al primo caporal maggiore sono stati resi gli onori, ancora una volta. Poi la bara e’ stata sistemata nel carro funebre, alla volta del Veneto, la sua regione. Grande commozione da parte dei commilitoni del giovane alpino. Un dolore composto, poi, quello dei genitori di Matteo Miotto che, appena usciti dalla chiesa, sono subito andati via.
Durante la celebrazione, al momento del segno della pace, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si e’ avvicinato ai parenti di Miotto per salutarli e stringere loro la mano. All’uscita, il premier ha parlato a lungo, prima di andare via, con l’arcivescovo militare, monsignor Vincenzo Pelvi.
Poche parole da parte del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ai cronisti ha sottolineato ancora una volta ”la dignita’ della famiglia e il grande affetto da parte della citta’ di Roma”. ”Andro’ a Thiene – ha detto La Russa – ma non in chiesa per rispettare la natura privata della funzione”. Infatti la citta’ natale del caporal maggiore salutera’ per l’ultima volta il giovane con una celebrazione in forma privata. Presenti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il presidente del Copasir, Massimo D’Alema. Impossibilitato a partecipare, a causa dell’influenza, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
OMELIA, LETTERA MIOTTO PROFETICO TESTAMENTO – Miotto per il giorno della Festa delle forze armate, il 4 novembre, “aveva scritto una lettera al sindaco di Thiene sulla sua esperienza in Afghanistan. Un messaggio che inaspettatamente è diventato profeticamente testamento, capace di condensare la ricchezza umana che egli lascia a tutti noi”. E’ uno dei passaggi dell’omelia dell’arcivescovo militare Vincenzo Pelvi durante la celebrazione dei funerali del giovane alpino. Di Matteo, Pelvi ha ricordato “l’amore alla vita, l’amore per ogni vita, quella dilatazione del cuore ordinata e virile, che si riversava su coloro che avvicinava, anche nelle inevitabili angustie e tra gli spettacoli più angosciosi dell’Afghanistan”.
Si tratta, ha aggiunto Pelvi, “di una realtà interiore, di una felice dimensione della sua personalità”, e dei sentimenti e “della fede schietta dell’alpino, sempre pronto a spezzare il suo corpo come fosse pane e distribuirlo ai piccoli abbandonati”. L’ordinario militare ha ricordato l’esperienza di Miotto “alla scuola di don Gnocchi”, dove “Matteo aveva imparato che non possiamo dare vita ad altri senza dare la nostra vita”. Matteo, ha aggiunto, “ha sempre creduto nella giustizia, nella verità e nella forza interiore della compassione, nella fiducia e nell’amore fino a dare la vita”. Da questo giovane, ha concluso Pelvi, arriva un invito “a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione”. (ANSA)