12enne morto per incidente in vasca. Meloni alla madre: impegno per legge quadro
La premier Giorgia Meloni risponde all'appello di Nicoletta Sprecacè, la madre del 12enne Matteo Brandimarti deceduto a seguito di un incidente avvenuto nella vasca idromassaggio in un albergo di Pennabilli la domenica di Pasqua. All'appello a promuovere una legge che garantisca sicurezza in questo tipo di strutture, la Meloni risponde "Oggi questa normativa non c’è e il quadro di riferimento risulta insufficiente" e promette impegno per "una legge quadro che fissi standard di protezione uniformi". Da Nicoletta Sprecacè un ringraziamento "in fiduciosa attesa di vedere i primi sviluppi concreti di questo percorso legislativo" e con la disponibilità "a qualsiasi confronto".
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La lettera della mamma di Matteo:
Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni
Oggetto: Richiesta urgente di intervento legislativo per la sicurezza delle strutture acquatiche e a tutela della vita dei nostri figli.
Gentile Presidente Meloni,
Le scrivo questa lettera aperta non come esponente politico, né come persona esperta di palazzi o di leggi. Sono una semplice cittadina, ma le scrivo soprattutto come madre. Mi chiamo Nicoletta Sprecace' e oggi ho deciso di metterci la faccia, di far sentire la mia voce a nome di tutti quei genitori che, come me, stanno vivendo l'inferno più grande che possa esistere: la perdita di un figlio.
Mio figlio, Matteo Brandimarti, è morto in una piscina. La sua vita è stata spezzata per colpa di una grata mancante, una tragica e inaccettabile negligenza.
In un solo mese, tre bambini sono morti in circostanze simili nelle piscine del nostro Paese. Il primo è stato mio figlio Matteo. Ma sappiamo bene che questi tre piccoli sono solo gli ultimi di una lista lunghissima: negli anni passati ci sono stati tantissimi altri casi identici, una scia di sangue che non si ferma mai.
Spesso, di fronte a queste tragedie, la gente punta il dito. La gente giudica i genitori, parla senza sapere. Ma io mi chiedo: quale genitore sano di mente vorrebbe mai portare il proprio figlio a morire? Noi li portiamo in questi posti per farli felici, per vederli giocare. Mio figlio è entrato in una piscina dove non c’era alcun divieto, nessun cartello di pericolo, nessun limite di età. Era un luogo pubblico, accessibile, che doveva essere sicuro. Noi genitori ci fidiamo delle strutture, andiamo sul sicuro, non possiamo certo immaginare che sotto il pelo dell'acqua si nascondano trappole mortali dovute alla superficialità di chi dovrebbe gestire questi impianti.
Lei è madre di una bimba che ha più o meno la stessa età che aveva il mio Matteo. Sono certa che, se prova a chiudere gli occhi anche solo per un secondo, può percepire il vuoto d'aria, l'abisso e il dolore devastante di fronte all'idea che la propria creatura esca di casa per andare a divertirsi e non vi faccia mai più ritorno.
Non è forse giunto il momento di fare una legge seria, stringente e nazionale che controlli capillarmente l’agibilità, la manutenzione e la regolarità di tutte le strutture con piscine, parchi acquatici, terme o simili?
Io lo so bene, Presidente. Sono dolorosamente consapevole che tutto questo non mi ridarà indietro il mio Matteo. Niente e nessuno potrà mai colmare il vuoto che ha lasciato o cancellare il mio dolore. Ma se oggi trovo la forza di parlare, di metterci la faccia e di scriverle, è perché questa legge potrà salvare altri bambini.
La politica non può essere solo burocrazia, scadenze fiscali o incasso di soldi. La politica, quella vera, deve essere prima di tutto protezione del cittadino. Deve essere lo scudo che difende i più deboli, a partire dai nostri figli.
Non cerco vendetta, cerco giustizia. E la vera giustizia, oggi, significa fare in modo che nessun altro genitore debba mai più subire il dolore della perdita e l'umiliazione del giudizio altrui. Significa pretendere che chi gestisce una struttura risponda a standard di sicurezza severissimi, con controlli reali e periodici, non solo sulla carta.
Le chiedo di ascoltare questo grido di dolore che viene dal cuore di una madre e di tutti i genitori d'Italia. Ci aiuti a fare in modo che il sacrificio di Matteo e di tutti gli altri bambini prima di lui non sia stato invano. Diventi la promotrice di una legge che porti sicurezza e responsabilità laddove oggi, troppo spesso, c'è una criminale superficialità.
Fiduciosa in un Suo riscontro e, soprattutto, in un Suo intervento concreto.
Con rispetto,
Nicoletta Sprecace'
Madre di Matteo Brandimarti, a nome di tutti i genitori che chiedono sicurezza per i propri figli.
La risposta di Giorgia Meloni:
Carissima Nicoletta, grazie della tua lettera e della forza che hai avuto a scriverla. Cercherò di risponderti come posso, consapevole di quanto ogni parola possa sembrare inutile. Oggi questa normativa non c’è e il quadro di riferimento risulta insufficiente. È necessaria una legge quadro che fissi standard di protezione uniformi
Perdere un figlio è un dolore talmente grande che non esiste al mondo un modo per descriverlo. Non c’è nel nostro vocabolario un termine capace di codificare e descrivere questa sofferenza, perché è qualcosa di impensabile, innaturale, inconcepibile. Ecco perché vorrei prima di tutto esprimere a te, a tuo marito Maurizio e ai tuoi cari la mia vicinanza e il mio affetto. State vivendo momenti che nessuno vorrebbe vivere, e la prova che state sostenendo supera ogni immaginazione. Ho visto alcune immagini del funerale del piccolo Matteo. La lettera che gli avete dedicato e che è stata letta durante la celebrazione dal suo catechista mi ha commosso profondamente perché esprimeva pienamente l’amore che provavate e provate per vostro figlio. Un amore che vi ha spinto anche a compiere un altro gesto meraviglioso: donare gli organi di Matteo per regalare ad altri bambini la possibilità e l’opportunità di avere un futuro. Nel momento più buio avete testimoniato, con la vostra vita, che la morte non ha l’ultima parola e che l’amore è più forte dell’abisso. Siete un esempio per tutti. Arrivo ora al punto della tua lettera e non userò mezzi termini.
Hai ragione: serve una legge nazionale che riduca al minimo il rischio che si possa morire in una piscina, com’è purtroppo accaduto a Matteo e ad altri bambini e ragazzi in questi mesi. Oggi questa normativa non c’è e il quadro di riferimento risulta insufficiente. È necessaria una legge quadro che fissi standard di protezione uniformi su tutto il territorio nazionale e che assicuri requisiti chiari a tutela della salute e della sicurezza delle persone nelle piscine. È una questione che il Governo ha attenzionato da tempo e a cui ha dato risposta con il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 30 luglio 2025. Parliamo di un provvedimento di sistema che individua i requisiti di sicurezza, impiantistici, igienico-sanitari e gestionali, disciplina le figure professionali che intervengono nella gestione della piscina e prescrive controlli e sanzioni in caso di infrazioni. Al momento, però, il provvedimento non ha ancora concluso il suo esame parlamentare. Ecco perché ci tengo a dirti che scriverò al Presidente del Senato La Russa e al Presidente della Camera Fontana affinché si possano trovare le condizioni per accelerare l’iter di questo disegno di legge e arrivare nel più breve tempo possibile alla sua approvazione definitiva perché, te lo assicuro, il nostro obiettivo coincide con il tuo e con quello di tutte le mamme e di tutti i papà che si stanno battendo per la medesima causa. Faremo la nostra parte. Contate su di me".
Il ringraziamento di Nicoletta Sprecacè:
Oggetto: Riscontro e ringraziamento in merito alla richiesta di intervento legislativo per la sicurezza delle strutture acquatiche.
Gentile Presidente Meloni,
Desidero ringraziarla sentitamente per aver accolto il mio appello e per aver risposto al grido di dolore di una madre che ha visto la vita del proprio figlio, Matteo, spezzarsi in modo così ingiusto e inaccettabile. Sapere che la mia voce è arrivata a Lei è un primo, importante passo.
Accetto le Sue parole con fiducia, ma soprattutto con la speranza che agli impegni e alle promesse espresse seguano, in tempi rapidi, fatti concreti. Una legge nazionale, stringente e capillare sulla sicurezza delle piscine e delle strutture acquatiche è un atto di civiltà non più rimandabile.
La strada intrapresa è dolorosa, ma Le assicuro che non mi fermerò. Non mollerò di un solo centimetro, né oggi né mai, per onorare la memoria di Matteo e per proteggere la vita di tutti i bambini che oggi sono in vita. Lo devo a mio figlio, lo devo a tutte le famiglie che hanno vissuto il mio stesso inferno e a quelle che abbiamo il dovere di salvare da questo destino.
Resto in fiduciosa attesa di vedere i primi sviluppi concreti di questo percorso legislativo e rimango a disposizione per qualsiasi confronto che possa aiutare a raggiungere questo obiettivo vitale.
Con rispetto e determinazione,
Nicoletta Sprecace'










