La spalla degli sport overhead
Negli sport overhead – come pallavolo, tennis, nuoto, baseball e discipline di lancio – la spalla è chiamata a compiere migliaia di movimenti sopra la testa, spesso ad alta velocità e con carichi importanti. In questo delicato equilibrio biomeccanico, un ruolo centrale è svolto dalla cuffia dei rotatori, un complesso muscolo-tendineo formato da sovraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare.
La funzione della cuffia non è semplicemente quella di produrre movimento: il suo compito fondamentale è stabilizzare dinamicamente l'articolazione gleno-omerale, mantenendo la testa dell'omero centrata rispetto alla glena durante i movimenti del braccio. È proprio questo equilibrio tra mobilità e stabilità a rendere la spalla una delle articolazioni più sofisticate, ma anche più vulnerabili, del corpo umano.
Il sovraspinoso: molto più di un muscolo che solleva il braccio
Tra i quattro muscoli della cuffia, il sovraspinoso riveste un'importanza particolare. Tradizionalmente conosciuto per il suo contributo all'inizio dell'abduzione del braccio, il suo ruolo biomeccanico più interessante è quello di contribuire alla compressione e centratura della testa omerale nella glena.
Durante l'elevazione del braccio, infatti, non basta che l'omero salga: è necessario che le forze prodotte dai diversi muscoli siano coordinate. Il deltoide tende a generare una componente di elevazione ma anche una traslazione superiore della testa dell'omero. La cuffia dei rotatori, e in particolare il sovraspinoso insieme agli altri muscoli stabilizzatori, contribuisce a controllare questa tendenza, favorendo un movimento armonico della testa omerale.
Negli sport overhead questo sistema viene sottoposto a sollecitazioni ripetitive. Lancio, battuta, servizio e schiacciata richiedono infatti elevati livelli di forza, velocità e controllo neuromuscolare. Se il carico supera la capacità di adattamento del tendine e del sistema muscolare, il sovraspinoso può andare incontro a tendinopatia, dolore o, in alcuni casi, a lesioni parziali.
Il problema non è soltanto il sovraccarico, ma l'equilibrio delle forze
Nella spalla dello sportivo overhead è riduttivo pensare che il problema sia semplicemente un “sovraspinoso debole”. Più frequentemente è presente un'alterazione della capacità complessiva del sistema di gestire e distribuire le forze.
La riabilitazione moderna si concentra quindi sul recupero della coordinazione tra cuffia dei rotatori, deltoide, muscolatura scapolare e tronco. Un obiettivo importante è migliorare il controllo degli abbassatori e stabilizzatori della testa omerale, rappresentati soprattutto dall'azione coordinata di sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare, in sinergia con il sovraspinoso.
L'obiettivo non è isolare il sovraspinoso, ma reinserirlo in un sistema efficiente: la testa dell'omero deve muoversi in modo controllato, mentre la scapola deve fornire una base stabile e dinamica per il movimento del braccio.
L'esercizio terapeutico al centro della riabilitazione
Le più recenti linee guida scientifiche indicano l'esercizio terapeutico attivo come uno degli elementi centrali del trattamento conservativo delle tendinopatie della cuffia dei rotatori e delle lesioni parziali non chirurgiche.
Il programma dovrebbe essere individualizzato e progressivo e può comprendere:
- recupero del controllo motorio gleno-omerale;
- rinforzo progressivo della cuffia dei rotatori;
- esercizi per la coordinazione tra deltoide e cuffia;
- lavoro sulla muscolatura scapolare e sul ritmo scapolo-omerale;
- incremento della forza e della resistenza dei muscoli che contribuiscono alla stabilizzazione e al controllo della testa omerale;
- progressiva esposizione ai carichi specifici dello sport overhead.
Un aspetto fondamentale è il riequilibrio delle capacità di forza e controllo, evitando che il sovraspinoso debba compensare inefficienze provenienti da altri distretti. Attraverso esercizi di controllo motorio e di resistenza progressiva è possibile migliorare la coordinazione gleno-omerale, la tolleranza del tendine al carico e la capacità della spalla di assorbire e trasmettere le forze durante il gesto atletico.
La letteratura più recente sottolinea inoltre che non esiste necessariamente un unico esercizio “migliore”: quello che conta è un programma attivo, progressivo e costruito sulla capacità individuale di tollerare il carico. L'esercizio-terapia rappresenta quindi non solo un mezzo per recuperare forza, ma soprattutto uno strumento per rieducare il movimento e la distribuzione delle forze all'interno dell'intero complesso della spalla.
E nelle lesioni parziali? Il ruolo delle infiltrazioni ecoguidate
Nelle tendinopatie persistenti e nelle lesioni parziali o moderate della cuffia dei rotatori che non presentano indicazione chirurgica, il trattamento infiltrativo può essere considerato come possibile complemento alla riabilitazione, ma non come sostituto dell'esercizio terapeutico.
Tra le opzioni più discusse vi è il PRP (Platelet-Rich Plasma), una preparazione autologa ottenuta dal sangue del paziente e caratterizzata da una maggiore concentrazione di piastrine e di molecole biologicamente attive. L'infiltrazione, preferibilmente eseguita sotto guida ecografica quando indicato, consente di indirizzare con maggiore precisione il trattamento verso la struttura interessata.
Il razionale biologico è quello di modulare l'ambiente tissutale e favorire i processi di riparazione. Tuttavia, è importante mantenere una visione scientificamente equilibrata: le evidenze disponibili sul PRP nelle patologie della cuffia dei rotatori sono ancora eterogenee. Alcuni studi riportano miglioramenti del dolore e della funzione, mentre revisioni e linee guida recenti sottolineano che il PRP non ha dimostrato una superiorità costante rispetto ai trattamenti consolidati.
La linea guida internazionale JOSPT del 2025 considera il PRP una possibile opzione in casi selezionati, ma non come trattamento di prima scelta; l'esercizio terapeutico rimane il cardine iniziale della gestione conservativa. Anche le linee guida AAOS del 2025 non supportano l'utilizzo routinario del PRP nelle tendinopatie e nelle lesioni parziali della cuffia, proprio per l'eterogeneità dei risultati disponibili.
Per questo motivo, quando si parla di PRP e più in generale di cosiddetta medicina rigenerativa, è corretto considerare queste tecniche come possibili strumenti complementari all'interno di un percorso clinico personalizzato. La loro eventuale indicazione dovrebbe dipendere dal tipo di lesione, dalla sede, dalla durata dei sintomi, dalle caratteristiche del paziente e dalla risposta a un adeguato programma riabilitativo.
La vera sfida: tornare a tollerare il gesto sportivo
Nello sportivo overhead l'obiettivo finale non è semplicemente eliminare il dolore. Una spalla può essere poco dolorosa nella vita quotidiana e non essere ancora pronta a sopportare una battuta, un lancio o una schiacciata ad alta intensità.
Il ritorno allo sport dovrebbe quindi essere progressivo e basato sul recupero della capacità di carico, della forza, della coordinazione e della qualità del gesto specifico. In altre parole, il sovraspinoso non deve soltanto “guarire”: deve tornare a lavorare in equilibrio con il resto della cuffia, con il deltoide, con la scapola e con l'intera catena cinetica.
È proprio in questo equilibrio che risiede il concetto moderno di riabilitazione della spalla overhead: non curare un singolo tendine, ma ricostruire la capacità dell'intero sistema di muoversi, stabilizzare e tollerare il carico.
Dott. Jacopo Gamberini
Medico Chirurgo
Specialista in Riabilitazione ortopedica e sportiva
Isokinetic Rimini
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