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di Carlo Alberto Pari

Prendiamoli agli anziani: molta resa, pochi rischi. Riflessione sulle pensioni previdenziali

di
Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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Per comprendere ciò che accade ad una fascia molto consistente di cittadini, è doverosa e necessaria una chiarificazione sulle pensioni, successivamente, l’analisi dei fatti per favorire la riflessione. L’Italia irreversibilmente invecchia, su circa 59 milioni di cittadini, quasi un terzo sono pensionati, approssimativamente 18 milioni, tra questi, 14 di natura previdenziale. Questa prima suddivisione è assolutamente sostanziale, è infatti palese, che l’assistenza è materia completamente avulsa dalla previdenza, le finalità sono diverse, diversi dovrebbero essere i capitoli di spesa, mentre spesso, si tende ad un denominatore comune, scorretto e fuorviante. In questo contesto, prendiamo in considerazione le pensioni di natura previdenziale, ergo, quelle derivanti, salvo casi particolari, da contributi obbligatori, versati in decenni di lavoro. In questi casi, a differenza di ciò che spesso si racconta con molta superficialità, ciò che è stato versato, soprattutto se nel calcolo si tiene conto della corretta rivalutazione del capitale, non di rado, non viene neppure recuperato dal pensionato negli anni di vita che gli rimangono. Inoltre, se sfortunatamente non arriverà vivo alla pensione, tutti gli anni di contributi versati, saranno un gentile omaggio, una specie delle medioevali “regalie”. Tutto questo, per spiegare che una pensione previdenziale, salvo particolari situazioni, non è un sussidio che lo Stato elargisce, ma un rimborso di quanto dovuto. Infine, è bene prendere atto, che gli importi versati nei decenni di contributi, non vengono accumulati a favore di colui che versa per il proprio futuro, ma vengono utilizzati per altre spese, questo sistema, assolutamente legale, si chiama “a ripartizione”. Ciò detto, affermare che lo Stato spende ogni anno per i pensionati oltre 300 miliardi, è quanto meno fuorviante. E certamente vero che li spende, ma semplicemente perché quelli che il pensionato ha versato nei decenni, li ha già utilizzati per altro. Inoltre, nella spesa globale che viene sempre indicata, sono comprese le pensioni di natura assistenziale. Questo articolo è la necessaria premessa, per comprendere l’ingiustizia che si palesa con il blocco o la riduzione della perequazione, che umilia e devasta il potere d’acquisto dei pensionati. Nel prossimo articolo (in uscita il 22 ottobre), un dettagliato resoconto della situazione.
Carlo Alberto Pari

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