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omicidio di dato

Massacrato di botte in hotel, per due dei quattro imputati chiesto l'ergastolo

In foto: tre dei quattro autori del pestaggio ripresi dalle telecamere
tre dei quattro autori del pestaggio ripresi dalle telecamere
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 30 giu 2023 19:47 ~ ultimo agg. 1 lug 15:56
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Devono rispondere di omicidio pluriaggravato in concorso. Un’accusa pesantissima per la quale il pubblico ministero Paolo Gengarelli ha chiesto condanne esemplari: l’ergastolo con isolamento diurno per 8 mesi per il latitante Asim Samardzic, 47enne bosniaco, additato da alcuni testimoni come il picchiatore più accanto, difeso dall’avvocato Stefano Caroli, e per Ivan Dumbovic, croato di 44 anni, difeso dall’avvocato Antonio Pelusi; 12 anni di reclusione invece per il 37enne siciliano Costantino Lomonaco, assistito dagli avvocati Francesco Pisciotti e Roberto Brancaleoni, e 10 anni per il 54enne pugliese Bruno Francesco Cacchiullo, assistito dagli avvocati Anna Salvatore e Luca Donelli.

Gli italiani avrebbero avuto un ruolo marginale nella cosiddetta spedizione punitiva nei confronti di Antonino Di Dato, il 45enne campano legato in passato alla camorra, morto il 12 novembre del 2021, dopo nove giorni di agonia, all’ospedale Bufalini di Cesena, a causa del brutale pestaggio avvenuto all’interno dell’hotel Emanuela di Bellariva, per un presunto debito – stando alla ricostruzione della Squadra Mobile di Rimini – di 7.500 euro.

Dumbovic, secondo quanto emerso nel corso del processo, avrebbe colpito alla testa Di Dato con un bastone da trekking metallico sottratto a uno degli ospiti dell’albergo, mentre Samardzic lo avrebbe riempito di calci e pugni. Un massacro durato una ventina di minuti sotto gli occhi increduli di alcuni clienti e dello stesso titolare dell’albergo. Dopodiché il quartetto s’impossessò del portafoglio di Di Dato, minacciando di tornare per riprendersi il resto dei soldi. Il 45enne campano, recatosi all’ospedale Infermi sulle sue gambe, morirà 9 giorni più tardi. I familiari di Di Dato si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Vincenzo Gallo.

Le difese dei due slavi, in particolare, hanno puntato sulla possibile riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale, evidenziando come l’intento dei loro assistiti non fosse quello di uccidere, ma “dare una lezione” al campano. La Corte d’Assise di Rimini, presieduta dalla giudice Fiorella Casadei, emetterà il proprio verdetto il prossimo 10 luglio.