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la sentenza d'appello

Nessuno sconto per l'assassino di Vera, confermati i 23 anni di carcere

In foto: Vera Mudra e Giovanni Laguardia
Vera Mudra e Giovanni Laguardia
di Lamberto Abbati   
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mer 22 feb 2023 19:01 ~ ultimo agg. 23 feb 12:38
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La Corte d’Assise di Rimini, lo scorso marzo, gli aveva inflitto una condanna a 23 anni di reclusione escludendo la premeditazione e riconoscendo le attenuanti generiche. Oggi la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la sentenza di primo grado. Giovanni Laguardia, idraulico riminese di 72 anni, dovrà scontare la pena nel carcere di Parma, dov’è tuttora recluso, per l’omicidio della moglie Vera Mudra, ucraina di 61 anni, avvenuto tre le mura della loro abitazione di via Pola il 26 ottobre del 2020.

Respinta la richiesta dei difensori di Laguardia, gli avvocati Andrea Mandolesi e Linda Andreani, di sottoporre il loro assistito a nuova perizia psichiatrica, così come quella di ridurre la pena a 21 anni. Presente in aula, direttamente dall’Ucraina, la figlia della vittima, costituitasi parte civile, insieme al fratello, attraverso l’avvocato Cristiano Basile.

I rapporti con la moglie, soprattutto da quando Laguardia era andato in pensione, erano diventati sempre più tesi. I litigi erano all’ordine del giorno, provocati, secondo il 72enne, dalle continue richieste di denaro da parte di Vera, che voleva soldi da spedire in Ucraina per aiutare i suoi figli. La donna avrebbe preteso che il marito continuasse a lavorare, mentre lui, una volta ottenuta la meritata pensione, non aveva alcuna intenzione di ricominciare. Vera, oltretutto, era convinta che il marito l’avesse tradita (circostanza, questa, sempre negata da Laguardia) e pertanto aveva minacciato di chiedere la separazione. “Avevo paura mi portasse via tutto”, fu l’ammissione dell’ex idraulico, che quella notte impugnò un martello e, mentre la moglie dormiva in camera da letto, si accanì su di lei infliggendole 18 colpi.

I legali di Laguardia attendono di conoscere le motivazioni della sentenza dei giudici bolognesi, che dovrebbero essere rese note entro 45 giorni, prima di decidere se presentare un eventuale ricorso in Cassazione.