Indietro
menu
I 12 fattori di rischio

Giornata mondiale Alzheimer: in Regione oltre 62mila pazienti in carico

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 21 set 2022 18:50
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

L’Organizzazione mondiale della sanità le indica come una priorità di salute pubblica visto che rappresentano la settima causa di morte nel mondo. Si tratta delle malattie neurodegenerative, tra le quali l’Alzheimer ha il peso maggiore, con 40 milioni di persone colpite nel mondo e 150mila nuovi casi l’anno solo in Italia. Oggi, 21 settembre, proprio in occasione della Giornata Mondiale sull’Alzheimer arriva però una nuova speranza grazie ad alcune molecole in sperimentazione sui cui effetti promettenti stanno puntando i ricercatori a livello mondiale. Intanto purtroppo il fenomeno delle demenze non risparmia l’Emilia-Romagna, dove il 22% della popolazione ha più di 65 anni. Al 31 dicembre 2021 i pazienti con demenza in carico al Servizio sanitario regionale erano 62.741, di cui il 50% circa affetto da forme medio-gravi. L’incidenza rispetto alla popolazione residente (4.458.006) è dell’1,4% mentre quella rispetto agli ultra65enni (1.073.202) è del 5,8%.

Sul totale, la percentuale di malati di Alzheimer è del 60%. Le persone affette da forme di gravità maggiore (non autosufficienti) che fanno ricorso all’Assistenza domiciliare sono 12.588, quelle assistite in CRA sono 16.424  e quelle in hospice sono 697. Nel 2021, nonostante l’emergenza legata alla pandemia, sono state valutate dal sistema sanitario regionale come prima visita 28.843 persone ed eseguite 53.140 visite di controllo, con 16.038 nuove diagnosi di demenza .

Inoltre lo scorso anno in Emilia-Romagna sono state effettuate 7.084 diagnosi di “Mild Cognitive Impairment” (Disturbo Neurocognitivo Minore), una condizione di rischio che deve essere attentamente monitorata per la sua possibile evoluzione in demenza. Ogni anno, i 63 Centri per i disturbi cognitivi e le demenze presenti sul territorio regionale registrano mediamente contatti con oltre 80mila persone tra prime visite e controlli con una marcata tendenza di ripresa nel 2021, dopo la flessione dei contatti dovuta alle limitazioni imposte dalla pandemia.

Il ruolo della prevenzione

Attualmente la Regione è impegnata nella realizzazione degli obiettivi del Fondo Alzheimer previsto dal ministero della Salute, che per l’Emilia-Romagna ha individuato un primo stralcio di finanziamento nel triennio 2021-2023 pari a 927mila euro per sostenere la rete di diagnosi, cura ed assistenza dedicata alle demenze. Le Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna lavoreranno, anche con l’utilizzo di questo fondo, sull’implementazione della diagnosi precoce del disturbo neurocognitivo minore, sullo sviluppo della continuità assistenziale attraverso la telemedicina specialmente nelle aree più disagiate del territorio regionale, sulla realizzazione di interventi psicosociali come la stimolazione cognitiva o interventi di supporto al caregiver.

L’ultimo rapporto dell’Alzheimer’s Disease International conferma  che esistono 12 fattori di rischio per l’insorgenza di questa patologia, e precisamente l’inattività fisica, il fumo, l’abuso di alcol, l’inquinamento ambientale, i traumi cerebrali, l’isolamento sociale, il basso livello di istruzione, l’obesità, l’ipertensione, il diabete, la depressione e la perdita dell’udito. Questi fattori, se adeguatamente controllati, possono ridurre di circa il 40 % i casi di demenza e vanno contrastati attraverso una forte azione sugli stili di vita e il monitoraggio sulle patologie croniche: ambiti, questi, su cui la Regione intende rafforzare ulteriormente il proprio impegno.

La Regione ha infatti approvato un progetto per la cura dei casi, ad esordio atipico e più aggressivo, che si verificano prima dei 65 anni: la cosiddetta demenza giovanile, che il miglioramento della capacità diagnostica e tecnologica del sistema sanitario permette di far emergere sempre più tempestivamente (già intercettati, alla fine del 2021, 1.421 casi di demenza giovanile). Inoltre si sta lavorando per fornire ai professionisti sanitari e sociosanitari e ai caregiver indicazioni precise per gestire queste persone a livello ambulatoriale, domiciliare e in contesti semiresidenziali e residenziali.