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indagini serrate della mobile

Omicidio in stazione: "Abbiamo sentito un urlo e visto un'ombra fuggire"

In foto: i rilievi della polizia @Newsrimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 22 nov 2021 15:05 ~ ultimo agg. 23 nov 10:40
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Un fendente secco al collo, da dietro, dall’alto verso il basso, rivelatosi fatale. E’ morto così, dissanguato, con la carotide perforata il 74enne filippino, residente a Verucchio, accoltellato ieri sera (domenica) pochi minuti dopo le 19.30 alla pensilina dell’autobus di piazzale Cesare Battisti, di fronte alla stazione ferroviaria di Rimini.

Gli uomini della Squadra Mobile, diretta dal vice questore aggiunto Mattia Falso, stanno lavorando senza sosta per dare un volto all’assassino, del quale al momento si sa poco o nulla. Un ragazzo e una ragazza, che al momento dell’accoltellamento si trovavano sotto la pensilina dei bus, hanno sentito un urlo e visto la vittima crollare a terra in una pozza di sangue. Non si sono resi conto in quegli attimi concitati cosa fosse successo realmente, hanno solo notato un’ombra allontanarsi velocemente, forse a piedi, qualcun altro sostiene in bicicletta, verso la chiesa di San Nicolò: “Era vestito tutto di nero, ma non sappiamo dire altro, avrebbero raccontato i due testimoni agli investigatori.

Di scarso aiuto anche quelle poche telecamere di videosorveglianza presenti in zona stazione. Dai filmati si vede la vittima che nel tardo pomeriggio scende da un’auto (che si scoprirà poi essere quella di un’amica) e percorre a piedi viale Dante in direzione stazione. Il 74enne sarebbe rimasto in zona per un po’, in attesa dell’autobus che lo avrebbe dovuto riportare a casa, a Villa Verucchio. Nell’attesa avrebbe consumato due birre in un bar vicino e fatto quattro passi. Una volta raggiunta la pensilina, si sarebbe appoggiato con la schiena ad un palo, poi l’improvvisa coltellata al collo e la morte, praticamente sul colpo.

Gli investigatori della Mobile, coordinati dal pm Luigi Sgambati, non escludono alcuna pista, nemmeno quella che porterebbe al gesto di un folle. Respinta solo l’ipotesi della rapina finita male dal momento che a fianco del cadavere è stato recuperato il borsello del filippino ancora intonso, con all’interno soldi, documenti e cellulare. Dall’ultima volta che le telecamere hanno ripreso la vittima al momento dell’omicidio, c’è un buco di un quarto d’ora. Ricostruire cosa sia accaduto in quel lasso temporale resta molto complicato.