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Agricoltura Nazionale

Siccità. Barboni (FI): si rischia disastro produttivo, economico e ambientale

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 10 lug 2021 16:48
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Bisogna intervenire subito per scongiurare il rischio di un disastro produttivo, economico e ambientale causato dalla siccità e che sta provocando ingenti danni ai nostri agricoltori“. Lo dichiara il senatore di Forza Italia, Antonio Barboni, che interroga i ministri Patuanelli e Cingolani chiedendo soluzioni adeguate alle conseguenze provocate dalla particolare condizione climatica. La lunga assenza di precipitazioni ha inevitabilmente ridotto la portata del fiume Po, principale fornitore della risorsa idrica trasportata a destinazione dal Canale Emiliano Romagnolo, e che si estende per circa 135 km fino a Rimini. Identica criticità che si registra anche per i fiumi emiliano – romagnoli, tutti abbondantemente sotto la soglia della media mensile. Già si stimano, a causa della lunga siccità, perdite intorno al 65% per le coltivazioni orticole e fino al 40% per le colture frutticole. “Non possiamo neanche immaginare – continua il senatore – di ricorrere solo alle irrigazioni di soccorso, come sta avvenendo in questi giorni; il governo si attivi immediatamente sia per calcolare subito i ristori agli operatori del settore che hanno subito perdite, ma allo stesso tempo predisponga un intervento strutturale e di sistema. Non ci troviamo più di fronte ad eventi climatici eccezionali ma il cambiamento ormai è consolidato e dobbiamo necessariamente adeguare i nostri territori per favorire la crescita produttiva e non vederla al collasso”.

L’interrogazione di Antonio Barboni (FI)

Premesso che:
a causa del cambiamento climatico assistiamo, per il secondo anno consecutivo, ad eventi climatici estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense e rapidi passaggi dal maltempo alla siccità. La lunga assenza di precipitazioni ha inevitabilmente ridotto il livello idrometrico del fiume Po a -2,66 metri, già registrato anche in agosto 2020, con la portata del fiume scesa sotto la soglia dei 1000 metri cubi al secondo, ovvero -24% rispetto alla media del periodo. La stessa difficile situazione idrica si registra anche per i fiumi dell’Emilia Romagna, Enza, Secchia, Reno e Trebbia, tutti abbondantemente sotto la media mensile;
la carenza di acqua ed il conseguente stato di siccità, stanno provocando ingenti danni all’agricoltura emiliano – romagnola, cosi come in molte altre regioni italiane. Sin dallo scorso marzo, gli operatori del settore avevano lanciato l’allarme prevedendo un’altra crisi idrica a danno delle colture, visto che dall’inizio dell’anno solo in Romagna il totale delle piogge è stato di circa 170 millimetri, ovvero la metà della media del periodo;
la riduzione precoce del livello del fiume Po preoccupa soprattutto perché rischia di mettere a repentaglio la risorsa idrica trasportata dal Canale Emiliano Romagnolo (C.E.R.), cosiddetta Autostrada dell’Acqua di 135 km dal grande fiume a Rimini, con il sistema di approvvigionamento idrico regionale a rischio di tenuta;
dai dati emersi in questo periodo, per ovviare alla scarsità di precipitazioni, il Canale sta trasportando oltre 150 milioni di metri cubi d’acqua dal Po, a beneficio delle colture e dell’ambiente del comprensorio, con impianti idrovori di prelievo accesi per oltre 55 mila litri al secondo;
a seguito dell’emergenza siccità e per cercare di salvare le colture, in Emilia Romagna sono scattate le irrigazioni di soccorso, necessarie per tentare di mitigare i grossi danni che molte imprese agricole stanno subendo. Non tutte le aziende del territorio hanno risorsa idrica sufficiente e tecnologia irrigua, in grado di soddisfare le loro necessità con relative perdite produttive superiori al 40%;
l’Emilia Romagna ha la necessità di rafforzare la sua capacità di raccogliere e trattenere acqua nel periodo invernale e disporne così nei periodi di aridità, non vi sono invasi di stoccaggio e in diverse aree l’approvvigionamento principale proviene da acque piovane e torrenti appenninici;
il Consorzio di Bonifica di secondo grado per il C.E.R. ha comunicato che le precipitazioni cadute negli ultimi giorni non hanno interessato affatto la maggior parte delle zone servite dalla risorsa idrica, trasportata dallo stesso Canale ai terreni coltivati. Secondo l’ultima stima le condizioni più critiche sono per le coltivazioni orticole con perdite previste del 65%, come nel caso delle cipolle e del 50% per le patate, tra il 40% e il 50% per i raccolti di mais e soia, mentre per le colture frutticole si stimano perdite dal 20% al 35%. In base quindi all’ultimo studio effettuato, se non vi fosse l’acqua del C.E.R., la mancanza di irrigazione avrebbe già causato perdite dirette per oltre 500 milioni di euro, con conseguenti danni per occupazione e indotto;
per sapere:
quali azioni intendono assumere tempestivamente i ministri indirizzo, atti a scongiurare il rischio di un disastro economico, produttivo ed ambientale ormai annunciato. La fase di pre-emergenza in cui versa soprattutto l’area romagnola obbliga ognuno per la propria competenza ad assumere opportune iniziative in tempi stretti. Considerando dunque il perdurare della condizione climatica particolarmente siccitosa, si preveda un immediato calcolo e ristoro dei danni per consentire cosi alle aziende interessate di sopravvivere e al contempo predisporre delle soluzioni di sistema adeguate alle differenze fra aree geografiche.