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Accordo con i sindacati

Sanità. Dalla Regione 50milioni per valorizzare personale e ridurre liste attesa

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 6 lug 2021 14:45
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Valorizzare il personale sanitario, messo a dura prova dall’emergenza covid, aumentare le prestazioni e ridurre le liste d’attesa. Questi gli obiettivi dell’accordo sottoscritto dalla Regione Emilia Romagna con le principali sigle sindacali confederali e della sanità pubblica. A livello economico, saranno messi sul piatto 50 milioni di euro. Le basi dell’intesa poggiano sul nuovo Patto per il lavoro e per il clima, sottoscritto a dicembre 2020. L’accordo si inserisce nel percorso di rafforzamento della sanità pubblica in Emilia-Romagna che dal 2018 ha visto la stabilizzazione di 7.200 professionisti, di cui 1.700 medici e 2.500 infermieri. A oggi, inoltre, gli assunti per la pandemia ancora in servizio sono 8.192, di cui 1.366 medici e 4.053 infermieri.

Vogliamo valorizzare e qualificare il sistema sanitario regionale anche oltre la gestione emergenziale della pandemia – ha spiegato l’assessore alla sanità Raffaele Donini, perché le donne e gli uomini che lavorano negli ospedali e negli altri luoghi di cura dell’Emilia-Romagna in questi mesi hanno dimostrato ancora una volta e ancora di più la qualità della nostra sanità, pubblica e universalistica. Il loro impegno è andato oltre i semplici doveri di lavoratori, in un’ottica di vero e proprio senso di responsabilità e servizio nei confronti di tutta la comunità– ha aggiunto-. Il nostro è un investimento per il futuro: non può esistere una ripartenza senza alle spalle la solidità di una sanità pubblica sempre più efficiente e capace di rispondere, in termini di strutture, tecnologie e personale, alle nuove esigenze”.

Con questo accordo interveniamo per far sì che il personale sanitario abbia ciò che gli spetta, superando i vincoli attualmente imposti dalle leggi nazionali– ha concluso Donini- e poniamo le basi per una sanità ancora più all’avanguardia e inclusiva, valorizzando ogni professionalità nei suoi diversi aspetti e competenze”.

I dettagli dell’accordo

Nell’ambito di una strategia generale di valorizzazione del personale della sanità emiliano-romagnola, il primo obiettivo dell’accordo è mantenere almeno costante il valore pro-capite del trattamento economico accessorio dei lavoratori.
Nonostante, infatti, sia le condizioni di lavoro significativamente mutate a causa della pandemia che le politiche di assunzione del personale che hanno aumentato il numero complessivo dei dipendenti, una legge nazionale del 2017 impone dei vincoli sulla consistenza complessiva dei fondi contrattuali, finendo quindi per abbassarne l’importo per persona.
Oltre ad avviare un dialogo con il Governo in fase di Conferenza Stato-Regioni per superare questi vincoli, la Regione rispetto al 2020 è riuscita, anche grazie ad un’azione sul Governo, ad aumentare di 36 milioni di euro circa i fondi contrattuali del personale del sistema sanitario: un incremento che fornisce una prima risposta, anche dal punto di vista economico, alle richieste di riconoscimento dell’impegno delle donne e degli uomini della sanità durante la pandemia.
Inoltre, la programmazione regionale, nell’ambito dei finanziamenti statali, prevederà la copertura dell’intera spesa di personale, compresa anche della retribuzione accessoria, per tutto il personale che sarà assunto in aggiunta alla dotazione organica grazie alle norme collegate all’emergenza sanitaria e con specifici finanziamenti statali.
L’impegno di Regione e sindacati va in ogni caso oltre il semplice mantenimento dei trattamenti economici, ma punta allo sviluppo di iniziative e strumenti utili a riconoscere tutte le professionalità presenti nel sistema sanitario regionale.
Per quanto riguarda la campagna vaccinale, per il personale medico, infermieristico e assistente sanitario la scelta è quella di ricorrere alle prestazioni aggiuntive rese al di fuori dell’impegno di servizio, con una integrazione rispetto a quanto ordinariamente applicato dalle aziende sanitarie. Anche per il diverso personale di supporto alla campagna si procede nella direzione di un riconoscimento attraverso gli strumenti previsti dai contratti collettivi nazionali e dalla contrattazione integrativa.
Sempre le prestazioni aggiuntive tornano anche, all’interno dell’accordo, come mezzo per ridurre le liste di attesa: per recuperare le prestazioni sanitarie non erogate a causa del Covid, tutti gli enti del Ssr potranno utilizzare questo strumento per coprire le necessità organizzative qualora non sia possibile procedere con i reclutamenti ordinari.
Un’attenzione particolare, all’interno dell’accordo, è dedicata al processo di professionalizzazione delle figure sanitarie infermieristiche, ostetriche e tecniche della riabilitazione e della prevenzione. Da una parte si conferma la volontà di intervenire in maniera legislativa per istituire all’interno delle aziende sanitarie una “direzione assistenziale” che ne valorizzi le competenze, dall’altra si andranno a istituire percorsi di formazione complementare regionale per accrescerne gli ambiti di intervento.
Tra gli altri provvedimenti specifici, spazio alla definizione di modalità omogenee di riconoscimento del diritto alla mensa per il personale dipendente, in particolare quello turnista, e al riconoscimento delle attività di formazione all’interno dell’orario di lavoro anche se svolte da remoto.

 

 

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