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Il rapporto 2020

Economia in crisi: calo dell'export e della produzione, commercio in ginocchio

In foto: un negozio chiuso in zona rossa
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
lun 22 mar 2021 17:12 ~ ultimo agg. 23 mar 13:30
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La camera di commercio della Romagna ha presentato oggi il rapporto sull’economia e il 2020 di quella riminese, affossata dalla pandemia e dai vari lockdown, si può sintetizzare in pochi dati. Da una parte i segni meno: una contrazione delle presenze turistiche del 44,4%, della produzione industriale e dell’export intorno al 15% e della produzione artigiana del 14%. Dall’altra gli aumenti, spesso vere e proprie impennate: +1320% di ore di cassa integrazione, + 1,8% il tasso di disoccupazione (che arriva a sfiorare il 10%) con quella giovanile che schizza addirittura al + 20,6% e i prestiti alle imprese che crescono dell’8,2%. Da sottolineare la crisi del commercio al dettaglio che vede nel 2020 in provincia un calo di vendite quasi dell’11% con le piccole attività in ginocchio, mentre regge la grande distribuzione e cresce il commercio elettronico. Tiene invece in termini numerici il settore delle costruzioni, aiutato dai vari bonus e dal ricorso alla cassa integrazione. Anche se il comparto riminese soffre una crisi strutturale da anni con imprese piccole che faticano ad avere margini e ad accedere al credito.

Complessivamente la provincia di Rimini ha fatto rilevare nel 2020 un calo del valore aggiunto stimato al 9,8% rispetto al
9,2% regionale e al 9,1% dell’Italia. Al netto delle incognite del piano vaccinale, le prospettive di ripresa per il 2021 indicano
un aumento del valore aggiunto stimato al 5,1% rispetto al 5,4% regionale e al 4,9% nazionale.

. I dettagli del Rapporto 

In sintesi (provincia di Rimini)

Nel 2020 le problematiche legate al covid-19 hanno influito negativamente sul sistema economico provinciale; in tale contesto, i principali indicatori settoriali rilevano:

• Diminuzione delle sedi di impresa e delle localizzazioni attive, pur in un contesto di diffusa imprenditorialità
• Moderata diminuzione della PLV agricola
• Fase congiunturale manifatturiera recessiva
• Contrazione del volume d’affari nelle costruzioni
• Diminuzione delle vendite del commercio al dettaglio alimentare e non alimentare
• Sensibile decremento delle esportazioni
• Decisa flessione degli arrivi, delle presenze e del fatturato del turismo
• Incremento delle ore autorizzate di CIG per le disposizioni e le esigenze dovute alla crisi pandemica
• Elevato tasso di disoccupazione
• Artigianato in sofferenza per la congiuntura economica e per le disposizioni Covid-19 che ne hanno fortemente limitato e ridimensionato l’attività
• Cooperazione altrettanto in sofferenza, soprattutto nei servizi alla persona
• Valore aggiunto in decisa diminuzione nel 2020, ma prospettive di ripresa per il 2021: +5,1% annuo, secondo le stime di Prometeia (gennaio 2021)

I commenti

Troppo spesso, oggigiorno, la grande assente dal dibattito pubblico, dai titoli dei giornali e anche da molte scelte politiche e istituzionali è la realtà. Dominano umori ed emozioni, e così viene meno quel confronto leale della ragione con i dati di realtà che fa dell’uomo, per dirla con Aristotele, un “animale razionale” ha dichiarato Roberto Albonetti, Segretario Generale della Camera di commercio della Romagna. Ripartire dai dati è quindi il più grande contributo che possiamo dare alla società. Non dobbiamo avere l’illusione di poter prevedere e controllare tutto, ma dobbiamo essere consapevoli che il continuo confronto con il grande patrimonio di informazioni e conoscenze oggi disponibili consente di orientare scelte e strategie. Più è incerto e imprevedibile il contesto, quindi, più è necessario disporre di dati affidabili e continuamente aggiornati. La analisi dell’Osservatorio Economico della Camera di commercio e il Rapporto sull’Economia presentato oggi vogliono essere un contributo in questa direzione, messo a disposizione gratuitamente di tutto l’ecosistema economico e produttivo del nostro territorio”.

Quali considerazioni possiamo dedurre dai dati presentati? – ha commentato Albonetti dopo l’esposizione dei dati – La straordinaria gravità della crisi e il suo prolungarsi hanno messo in discussione tutte le dimensioni operative e strategiche delle imprese. Ci troviamo quindi ad affrontare un contesto profondamente mutato, probabilmente in maniera irreversibile. Come ha ricordato Draghi nel suo discorso di insediamento al Senato “uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce”. La crisi ha colpito in modo asimmetrico territori, settori, tipologie di imprese e di lavoratori penalizzando: i mix produttivi caratterizzati da comparti ad alta interazione personale (come il turismo e i servizi alla persona) e le imprese meno strutturate (a partire da quelle artigiane), i giovani, le donne e i soggetti meno qualificati. Per questo sono urgenti investimenti in formazione / riqualificazione / innovazione. Interventi che non sono favoriti dal calo del fatturato, dai problemi di liquidità e dall’incertezza delle prospettive (che hanno ovviamente messo in discussione molti progetti imprenditoriali), ma proprio per questo quanto mai necessari. Le misure “tampone” in termini di ammortizzatori sociali e il sostegno al credito (principalmente attraverso le operazioni con il Fondo di garanzia) sono ancora necessarie, ma non bastano più. Inoltre, la vera ripresa economica dipenderà anche dal successo del piano vaccinale. Il nostro territorio può contare, anche sulla forte reattività e la capacità di risposta del nostro sistema produttivo, che ha tempestivamente ripreso livelli produzione efficaci appena le misure di contenimento sono state allentate”.

Ci chiediamo tutti quale sarà la direzione verso la quale si svilupperà la “nuova economia” post pandemica – ha proseguito Albonetti –. Senza dubbio una direzione è quella della competenza e dell’innovazione. Il ricorso allo smart working e al digitale ha comportato un upgrade forzato del nostro sistema economico e sociale, che rappresenta un punto di non ritorno. Altre due dimensioni cruciali sono tempo e velocità di risposta, che determinano in gran parte la capacità di successo per tutti gli attori (imprese, istituzioni, persone). Allo stesso modo, l’emergenza è diventata una dimensione organizzativa sulla quale investire stabilmente, bisogna essere pronti al cambiamento e rapidi nell’implementarlo. Infine, occorre comprendere in che direzione e con che forme si svilupperà la relazione delle imprese con l’estero e con i mercati globali. Le esportazioni giocano un ruolo importante e più ancora le catene del valore internazionali, a differenza di quanto accaduto nel 2008, ma esportazioni e filiere devono cambiare direzione e trovare nuove strade. Siamo davanti a fenomeni di de-globalizzazione: è continuato il movimento delle merci, ma diminuito quello delle persone; si è confermata cruciale l’internazionalizzazione di alcuni settori ritenuti strategici ma con un accorciamento delle filiere e fenomeni di reshoring”.

Siamo immersi in un contesto ancora largamente imprevedibile. Per questo è urgente che tutte le nostre forze – economiche, sociali e politiche – si uniscono in uno sforzo comune, finalizzato, da un lato a valorizzare i nostri punti di forza, dall’altro, ad affrontare un mondo che è cambiato, e che quindi chiede idee e forme, anche di impresa, diverse dal passato – ha dichiarato in conclusione Roberto Albonetti – Tra i principali punti di forza che le Camere di commercio possono mettere a disposizione della crescita del territorio ci sono i dati, un asset strategico che deve e può essere valorizzato sfruttando tecnologie innovative, quali l’intelligenza artificiale e la blockchain, nel costante rispetto delle normative vigenti in ambito privacy, e dalla collaborazione con tutti gli attori del territorio. È grazie a una forte sinergia tra dati, tecnologie e conoscenza del territorio che le Camere di commercio potranno supportare i policy maker nel basarsi su evidenze oggettive ottenute dall’elaborazione e analisi di dati per prendere decisioni aderenti ai bisogni e alle potenzialità del territorio. In parallelo, gli sforzi messi in piedi dal network nazionale delle Camere di commercio per creare un fascicolo elettronico d’impresa saranno di grande facilitazione alle imprese per l’accesso a ristori e ai sostegni del Next Generation EU in quanto potranno ottenere le certificazioni necessarie a dare evidenza della soddisfazione dei criteri di ammissibilità a una misura, senza dover farsi carico di recuperare la documentazione, minimizzando tempi, costi e rischi di possibili ricorsi”.

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