Indietro
menu
l'appello degli operatori

Casa Gallo. Accolte 38 persone ma il comune ci chiede soldi per utenze eccedenti

In foto: la protesta di questa mattina
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 31 mar 2021 17:49 ~ ultimo agg. 8 apr 09:42
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Nel giorno in cui in tutta Italia chiudono i progetti di emergenza freddo torna a farsi sentire la voce dei volontari di Casa don Gallo.  “A Rimini questo significa che le persone accolte in questi tre mesi nel piano freddo – afferma Moriba Traore, operatore – torneranno in strada, aumentando le fila delle 466 persone senzatetto incontrate nel 2020 dalla rete delle Unità di strada. a questo a breve potrebbero sommarsi tante persone in precarietà abitativa che, durante i mesi invernali, sono stati in residence e alberghi dai quali verranno sfrattati con l’arrivo della stagione estiva (il 45% degli accessi al Guardaroba solidale è rappresentato da persone in questa condizione abitativa)”.

A fine giugno scadrà anche il blocco dell’esecuzione degli sfratti per morosità incolpevole. Nell’ultimo anno la situazione è peggiorata, è cresciuto il numero di persone scese sotto la soglia di povertà assoluta (+ 1 milione solo in Italia). I volontari guardano in modo anche critico i blitz delle forze dell’ordine che hanno allontanato persone dai rifugi di fortuna, come alberghi e colonie in disuso.

La nostra esperienza di condivisione tra operatori e persone accolte – prosegue Manila Ricci, operatrice di Casa Gallo – è capace di mostrarci l’inadeguatezza di servizi e interventi improntati sui soli standard quantitativi, su logiche uniformanti che spesso escludono il punto di vista di chi, come noi, opera sul campo o vive in prima persona il problema, imponendo una legalità, che ha mostrato tutta la sua inefficacia nel momento in cui si è trattato di proteggere la salute degli abitanti”.

A questo si aggiunge il tema dei finanziamenti. “Non si può pensare di attivare percorsi di autonomia ed indipendenza efficaci finché si chiede che sia attraverso il lavoro volontario o gratuito o sottopagato che si sostengano e mandino avanti questi progetti, lasciando operatori ed operatrici sociali in una condizione lavorativa di precarietà e povertà”.

Necessario rivedere anche la struttura di accoglienza di casa Gallo. Mentre sono in corso incontro con i tecnici comunali per trasformare il grande salone dormitorio in camere per gli ospiti è scoppiato quello che gli operatori definiscono un paradosso: “durante il lockdown dello scorso anno abbiamo dovuto gestire 38 persone obbligate a condividere un unico spazio di 300mq, reperire autonomamente i DPI, redigere Protocolli sanitari, trovandoci a gestire una struttura sovraffollata e nociva, senza stanze per l’isolamento in caso di persone covid positive, con la presenza di abitanti con quadri sanitari a rischio di complicanze (per un abitante come temevamo si è reso necessario ricovero in terapia intensiva). Ora ci viene richiesto da parte del Comune il pagamento delle utenze eccedenti la somma stabilita nella convenzione”.

Una richiesta che per noi è inaccettabile, perché nasconde l’eccezionalità di un’emergenza sanitaria globale non ancora conclusasi; perché non riconosce i grandissimi sforzi messi in campo da un anno a questa parte dall’equipe tecnica del progetto. Il tetto delle utenze inserito in convenzione era del tutto inadeguato rispetto a quelli che sono i normali consumi della casa”.

Vogliamo vedere riconosciuti i costi delle utenze all’interno delle spese eccezionali da noi sostenute per l’emergenza covid; riformulazione e intervento immediato sulla funzione di alcune stanze, riconoscimento del lavoro sociale attraverso istruttorie e avvisi pubblici che rispettino nella loro deliberazione il CCNL del settore in riferimento alle tabelle salariali in riferimento ai contributi economici erogati per il funzionamento del servizio. Basta istruttorie al ribasso che lasciano nell’indigenza senza tetto e operatori sociali”.